L’amore. La fuga. Il ritorno. Il capolavoro “Casablanca” torna restaurato e bellissimo al cinema.

Un bacio è solo un bacio, un sospiro è solo un sospiro, le cose fondamentali si applicano con il passare del tempo“.
E’ la musica la colonna portante di uno dei più bei film della storia del cinema.

Casablanca, il capolavoro inarrivabile diretto da Michael Curtiz e interpretato da Humphrey Bogart, Ingrid Bergman e Paul Henreid, torna, per un brevissimo periodo di tempo, al cinema.
Restaurato e bellissimo, ormai storia e mito.

Derivato da un lavoro teatrale, Everybody Comes to Rick’s di Murray Burnett e Joan Alison, non particolarmente conosciuto, racchiude in sé molti temi che sono stati sviluppati in altri film. Dall’amore alla fuga. Dal cinismo deluso al riscatto. Dall’affarismo becero agli ideali. Lo sviluppo dei temi ma soprattutto il disegno dei personaggi, centrali in ogni momento, data l’assenza assoluta di effetti speciali (quelli che ci sono fanno sorridere per la loro ingenuità – tipo l‘aereo che decolla senza alzare il muso), ci permettono ancora oggi di consideralo un film fuori dal tempo o meglio dal suo tempo.

L’opera è stata girata nel 1942 ed è uscita per la prima volta nel Regno Unito a gennaio del 1943 – l’epoca veramente d’oro della produzione dei film di Hollywood. E’ anche un film di propaganda, presente in ogni fotogramma ma, a dispetto del tempo in cui è uscito, riesce a mantenere uno spazio narrativo che, pur immergendosi negli scenari di guerra (il Marocco francese di Vichy), racconta storie umane evidenziate ma mai caricaturali. Gli standard sono formalmente quelli dell’epoca. Eppure, riescono a cogliere caratterizzazioni di base universali.

Il cattivo ragazzo che conquista il cuore della brava ragazza. Il cinico sbirro (perché di questo e non di polizotto al servizio della comunità si tratta). Il bravo marito, innamorato certo ma in realtà totalmente dedito alla sua missione e poco attento al cuore di sua moglie. Il tedesco, o meglio il cattivo crudele ma poco efficiente. Stereotipi evidenti e ingenui. Talmente evidentemente ingenui da apparire, nel film, veri.

I nostri si muovono nel palcoscenico fittizio, tutto ricreato negli Studios (riutilizzando tra l’altro scenografie già presenti per altri film “esotici”) senza cedere un solo momento alla gigioneria. Nemmeno il capitano Renault (cui si contrappone l’italiano Ferrari pensa un po’) vestito come Maurice Chevalier, con l’atteggiamento spavaldo e ultra cinico che si addice allo stereotipo del francese cattivo, supera il limite del buon gusto (almeno non lo fanno vedere)

Per assurdo, malgrado il luogo e il tempo, sono tutti eleganti. Rick è in rigoroso smoking bianco, le divise degli ufficiali sono sempre perfette e gli avventori non peccano mai di sciatteria. La Bergman, poi, è semplicemente perfetta. Gli abiti (almeno due al giorno) sono di tessuti non sgualcibili. I gioielli evidenti ma non sovrabbondanti. I cappelli, un sogno.

Non si sprecano nemmeno i riferimenti ideologici (siamo in piena Seconda guerra mondiale); l’avventuriero e contrabbandiere Rick alla fine coinvolgerà il cinico Renault nella lotta antifascista e simbolicamente il capitano getterà nella pattumiera la bottiglia con l’acqua di Vichy.

I generi, insomma, ci sono tutti, l’avventura, l’amore romantico, la fuga, il riscatto e la lotta. Il tono non scende mai al di sotto del limite dell’educato. Anche quando ci sono scene drammatiche ed intense, i dialoghi sono sempre nell’ambito del compito.

I doppiatori sono anch’essi storici e non sfigurano, come gli attori. Bruno Persa, doppiatore storico di Bogart, dalla voce profonda e vellutata. Giovanna Scotto, che dà la voce alla Bergman, ha (aveva) un retroterra di attrice di livello elevato e certamente non riduce la bravura della attrice svedese. Infine, solo per brevità, Amilcare Pettinelli, il capitano Renault, una carriera infinita nel doppiaggio. Se vi capita di rivedere questo film, attenzione al doppiaggio del borseggiatore (Curt Bois) vi farà sorridere solo sentirne la voce.

Due piccole curiosità. Nella versione italiana intervenne la censura. I traffici di armi di Rick, nell’originale a favore degli abissini attaccati dagli italiani, diventano contrabbando a favore dei cinesi. La seconda riguarda il cantante ArthurDooley” Wilson, era un batterista e non sapeva suonare il piano. Per interpretare il film prese 350 dollari alla settimana; Sidney Greenstreet, certo più noto, ma solo per ruoli di comprimario, ne prendeva 3.750 a settimana.

Del film si è detto tutto, anche quel poco che ho scritto, però c’è una cosa che, oggi, mi ha colpito, ovvero quanto siamo stati limitativi del ruolo, stereotipo, femminile. Non si capisce se non si cerca di confrontarlo con l’oggi. Il film, nella rappresentazione della vita, non sembra solo un altro secolo, sembra veramente un altro mondo.

Marco Preverin

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