Con “Insight Lucrezia”, grazie ad un testo potente ed una regia impeccabile, la parola creatrice di Nunzia Antonino racconta, con corpo e voce, una Borgia vittima e carnefice, schiacciata e indomita, tra giochi di potere e di corte

Insight Lucrezia“, andato in scena al Teatro Piccinni per la Stagione di prosa del Comune di Bari per due repliche sold out, è uno spettacolo prezioso. È una prova d’attore che dice l’amore, la disciplina di un’anima appassionata che abita e incarna il suo personaggio, assorbendone lo spirito, assumendone fino in fondo i sentimenti e le emozioni. Ma tutto e tutti concorrono ad un risultato che è bellezza e sorriso per l’anima.

Insight Lucrezia è prima di tutto una pièce scritta in modo magistrale, e la scrittura potente di Antonella Cilento è una struttura solida ed efficace dalla prima all’ultima pagina. Dramma, ironia, spietato sarcasmo ma anche confessione, sussurro, disperazione. Un caleidoscopio di sentimenti e cambi di registro repentini, una grande maestria nel dipingere la società, i giochi di potere, le umane vicende e l’animo dei protagonisti.

Sulle parole scritte poggiano quelle suonate e cantate, nell’accompagnamento musicale dell’ensemble Orfeo Futuro. Diretto da Gioacchino de Padova, viola da gamba, insieme a Luciana Elizondo, viola e voce, con Giovanni Rota al violino e Pino Petrella alla tiorba, sono protagonisti discreti ma al tempo stesso imprescindibili per scandire, definire e sottolineare il racconto.

Nell’ombra, la presenza silenziosa di una servetta (Adriana Gallo) accompagna, sostiene e raccoglie il racconto di Lucrezia.
Bruno Soriato cura lo spazio scenico in cui la donna si muove e Luigi Spezzacatene la veste sontuosamente.
E infine l’opera di sintesi creativa di Carlo Bruni (con Antonella Ruggiero assistente alla regia), che cuce un abito perfetto, che fa di tutta questa ricchezza una sinfonia maestosa ma nello stesso tempo essenziale. Con la sua regia ogni gesto, ogni suono e ogni luce sono esattamente dove devono essere, logicamente e armoniosamente.

Su tutto questo, e anche grazie a tutto questo, un’attrice straordinaria che fa del suo corpo un fantastico strumento di comunicazione e che dal suo corpo fa scaturire la parola creatrice. È questo che colpisce in Nunzia Antonino. Ascoltarla con gli occhi chiusi è già un godimento del cuore, ma guardarla mentre si muove sul palcoscenico è un’esperienza davvero indimenticabile. Con tutta se stessa genera, anima e colora il racconto, incarna Lucrezia e la abita, assorbendone e assumendone lo spirito. Non c’è separazione, non c’è distinzione: Nunzia è Lucrezia Borgia, donna controversa, vituperata, manipolata e manipolatrice, pegno di guerre di potere e abile governatrice.

Sulla scena, che evoca la festa di nozze con Alfonso D’Este a Ferrara, Lucrezia indossa un pesante e sfarzoso abito, segno di ricchezza ma anche di costrizione, e comincia a raccontare la sua vita, dall’infanzia alla maturità, sussurrando e gridando di matrimoni, figli, violenze, lutti, gelosie. Siede su un trono, che in alcuni momenti è segno di potere, in altri rifugio e confessionale. Davanti a lei la ribalta del teatro, perché la sua è una vita esibita, venduta, mercanteggiata per la ragion di stato. Lucrezia è spietata nel raccontare la sua vita, e ben consapevole di essere merce di scambio. Considera la sua impotenza, di fronte agli uomini che decidono per lei, con la rabbia della preda che sa di non avere scampo, eppure ha una forza che supera il dolore, la violenza e lo strazio. È una donna indomita, vitale, che alla fine si spoglia per riappropriarsi di sé, per dire che dentro è ancora acceso un fuoco, un desiderio.

Insight Lucrezia ci racconta che il teatro è quella magia che permette il sogno, che rende reale l’illusione per il tempo che intercorre tra l’aprirsi e il chiudersi del sipario. Al termine dello spettacolo, nell’applauso finale, il pubblico ringrazia, abbraccia, riconosce il percorso che l’attrice ha fatto alla ricerca della bellezza, e poi torna a casa più ricco, perché la bellezza è ricchezza per l’anima. Ma non capita spesso che, calato il sipario, si resti immobili, improvvisamente pieni di un vuoto, rivestiti di una mancanza. Non capita spesso che il primo desiderio sia che tutto ricominci daccapo, subito, che le luci si spengano un’altra volta, che ancora quel corpo si muova sul palcoscenico, ripetendo la magia appena conclusa.

Nunzia Antonino riesce a creare la nostalgia di sé nell’istante in cui le luci si riaccendono e si smorza l’applauso, quando si capisce che è tutto finito e che bisogna proprio andare a casa.
La sua Lucrezia ci resta dentro, e le siamo infinitamente grati per tutta la grazia e la bellezza che ci ha regalato.

Imma Covino

Condividi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.