“La cena perfetta”: una commedia romantica e “saporita” come pasta e patate alla partenopea

La meccanica quantistica è la teoria fisica che descrive il comportamento della materia, della radiazione e le reciproche interazioni.
Tra i vari studiosi che hanno contribuito a generare la teoria della interazione fra i tre elementi citati c’è Heinrich Hertz che, nel 1887, scoprì come le scariche elettriche fra due corpi conduttori carichi erano molto più intense se i corpi venivano esposti a radiazione ultravioletta.

Così, come tutti noi sappiamo, se prendiamo due esseri umani apparentemente molto diversi, carichiamo di elettricità le situazioni ed esponiamo corpi e anime ad una radiazione ultravioletta, otterremo degli effetti insperati, ma desiderati: è quello che accade in questo “La cena perfetta“, film che va ad annoverarsi nel classico filone della romantic comedy.

Prendi un finto/vero camorrista ed una cuoca frustrata che, fosse per loro, non si dovrebbero mai incontrare, ma che la luce ultravioletta del destino decide di illuminare.
Ora i casi sono due: o si bruciano (l’eccesso di raggi UV ha questa conseguenza) oppure si abbronzano e stanno molto meglio con tra loro e con gli altri.

Un camorrista che sa fare “il suo mestiere”, ma dal cuore troppo tenero, come certamente non si addice ad un vero delinquente, si trova a gestire innanzi tutto se stesso, inseguendo il desiderio di essere apprezzato dal boss, figura paterna che, come nelle migliori famiglie, ama ma non stima il proprio figlio, il quale, invece, anela la considerazione paterna.
Una ragazza disadattata che ha trovato nella cucina la sua speranza di vita, ma non riesce a fare i conti con se stessa, il suo passato e la sua famiglia.

Come in una ricetta moderna, spesso ardita, gli ingredienti non si mescolano ma si sommano, potendosene distinguere i singoli sapori nel rispetto dell’insieme, un po’ come i colori in un quadro.
Il piatto è pronto e non resta che servirlo, guardarlo, annusarlo e solo dopo si mangia.

Davide Minella, pur lavorando su meccanismi collaudati, traduce la più classica delle commedie romantiche in un film che non scade in romanticherie a buon mercato o in false esplosioni drammatiche finalizzate esclusivamente al lieto fine.
La storia è moderata. Anche quando potrebbe fare rotta verso l’esplosione drammatica mantiene un livello di non pericolosità emotiva per lo spettatore. Tutto converge, come si conviene in queste storie, perché il diavolo incontri i nostri angeli sporchi ma, se vuoi ingannare il diavolo, lo devi saziare con la migliore delle tue cene e lui non avrà più la forza di farti del male.

Salvatore Esposito e Greta Scarano disegnano due personaggi che sembrano scritti per loro.
Lui con la sua faccia di un’espressività naturale coinvolgente perché, se si potesse scrivere, è una tira coccole di quelle che “come fai a fargli del male”.
Lei scostante e isterica al punto giusto con un broncetto perenne che in certi momenti è particolarmente sexy.

Tra i protagonisti, un simpatico e abbastanza sorprendente Gianluca Fru, un po’ meno stralunato di come abbiamo imparato a conoscerlo con i mitici “The Jackal” e decisamente sul pezzo.
Bravi gli altri.
Carina anche l’idea del cuoco pazzo norvegese, che vale la pena scoprire, senza anticipazioni.
Un insieme gradevole e “sereno”, riconoscibile come il classico film per famiglie.
Peccato, come sempre, la sostanziale assenza dalle sale, che quasi non ha sfiorato; lo si può comunque recuperare sulla piattaforma Sky.

Marco Preverin

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