Il racconto visionario della complessità di un’anima in cui convivono luci e ombre, bellezza e angoscia: “I sogni di Leonardo. L’uomo che intuì il volo”, il nuovo spettacolo della ResExtensa Dance Company di Elisa Barucchieri ha debuttato al Teatro Piccinni di Bari

Una volta che abbiate conosciuto il volo, camminerete sulla terra guardando il cielo, perché là siete stati e là desidererete tornare.” (Leonardo da Vinci)

Onore a Elisa Barucchieri, al suo coraggio, al sogno, alla temerarietà che l’hanno spinta alla titanica impresa di entrare nella mente di un genio, sedersi in un angolo, leggerne le pagine più chiare e sfolgoranti, ma anche quelle contorte ed incomprensibili.
Non un artista qualunque, ma Leonardo da Vinci, che ancora oggi ci stupisce per le sue intuizioni; che ci incanta, ci meraviglia, ci afferra col racconto della bellezza e dell’armonia, e nello stesso tempo ci trascina nel travaglio e nell’affanno della sua mente sempre al galoppo, in cui angeli e demoni abitano insieme, si scontrano, si sfidano in una guerra senza fine.
Un uomo animato da una curiosità eccezionale e da una genialità che lo porta ad essere pittore, ingegnere, scienziato, costruttore di macchine belliche, poeta, anatomista. Tutto a livelli altissimi e tutto contemporaneamente, come se fosse impossibile vestire un abito alla volta, come se la poliedricità fosse necessaria e propedeutica alla creatività.

I sogni di Leonardo. L’uomo che intuì il volo” è il racconto della complessità di un’anima in cui convivono luci e ombre, bellezza e angoscia. Le prime immagini dello spettacolo narrano il genio di Leonardo nella sequenza delle sue straordinarie opere pittoriche, proiettate sul velo che nasconde il palcoscenico, ma quando il velo si squarcia entriamo nel lavorio di una mente che non si arresta mai, che non riesce a trovare pace se non nell’attimo in cui sfiora la perfezione. Sentimenti contrastanti che si accavallano e si spingono in cerca di spazio; racconti che non si succedono ordinatamente ma si accalcano, si insinuano silenziosamente uno nell’altro per emergere, scomparire, scoppiare, violenti o sussurrati.

In scena in prima nazionale al Teatro Piccinni per la Stagione di prosa del Comune di Bari e del Teatro Pubblico Pugliese, lo spettacolo ha in sé la firma e l’anima visionaria della Barucchieri che racconta il tormento e l’estasi, il buio e la luce, con l’audacia di chi osa, scavando nelle pieghe oscure di un’anima inquieta, perennemente in cerca di bellezza e di armonia.
Una ricerca, quella di Leonardo, a tratti finanche disperata e dolorosa, ma necessaria e ineludibile, l’unico modo per nutrire il suo desiderio di infinito. Da questa intuizione fugace nasce una nostalgia che diventa spinta alla conoscenza, alla ricerca, al superamento del limite: “Là siete stati e là desidererete tornare”.

E ci sembra molto bello che l’ideatrice, regista e direttrice del progetto conceda ad ognuno di coloro che ha condiviso il suo spirito e la sua passione di ritagliarsi lo spazio necessario per narrare il proprio viaggio all’interno di uno spettacolo che, per noi, è potente emozione.
Tutto è necessario, tutto è figura di una visione condivisa eppure personale.
La fame feroce di conoscenza di Leonardo emerge con forza nella coreografia felicemente firmata dalla Barucchieri insieme a Giordano Orchi.
Doppio binario per le musiche di Gianvincenzo Cresta che seguono da un lato il barocco e il tardo rinascimento, e dall’altro i suoni contemporanei che sottendono ai momenti di passaggio e cambiamento della mente di Leonardo, e sono spesso ruvidi, interrogativi, innestandosi nella fase ulteriore e successiva di un pensiero che è energia, se non ossessione.
Stefano Limone e Leandro Summo ci regalano luci, ombre, giochi di colore e immagini digitali che si fanno corpo, guidandoci nei cambi di prospettiva e nella narrazione del testo.
Ci accompagnano le scenografie scarne e oniriche di Deni Bianco e i costumi essenziali ma non convenzionali di Barbara Petrecca.
E infine coloro che hanno visivamente incarnato la mente di Leonardo, gli intensi danzatori della ResExtensa Dance Company, tesi e sospesi fra aria e terra, e i juggler che ci hanno incantato come si fa con i bambini, ancora capaci di stupore e meraviglia.

Ci sembra che la magia sia riuscita, perché la malìa ci avvolge sin dal primo istante di questo spettacolo, da quella inconfondibile scrittura di Leonardo proiettata sul sipario chiuso fino all’ultimo gesto, all’ultima nota, all’ultimo respiro dei danzatori.
Restano il sogno, la luce, il buio. Resta il racconto di una mente che è laboratorio preciso e disordinato, equilibrato e passionale.
Resta un’anima profondamente inquieta che vive per la nostalgia di un infinito che ha intuito, e permea se stessa di questa sete.
Può essere artista solo colui che ha un’intuizione dell’infinito.” (Karl Wilhelm Friedrich von Schlegel)

Imma Covino

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