Sulle Vie dei Sapori, Capri e i suoi Ravioli

Per il ritorno al “viaggio” su “Le Vie dei Sapori”, forzatamente interrotto dalla pandemia, ho scelto Capri, l’isola mediterranea che ha visto nel tempo transitare intellettuali, artisti e scrittori, tutti rapiti dalla sua magica bellezza.
Un mix di storia, natura, mondanità, cultura, eventi, che qui si incontrano tutti i giorni e che hanno dato vita al Mito di Capri, un mito senza eguali nel mondo.
Sì, perché è facile rendersi conto che Capri, pur trovandosi in Campania, è nello stesso tempo sia il frutto della “napolitanità” sia il risultato di influenze poliedriche che la rendono profondamente altra da quelle caratteristiche.
Di più! Capri pur situata in Italia, fa pensare che appartenga legittimamente al mondo per quella cultura cosmopolita che le è propria primariamente alimentata da tanti personaggi internazionali ivi giunti per trarre spunto dalla bellezza dei luoghi ma che nel contempo, vivendoci, hanno intriso la cultura caprese della loro internazionalità.
Personaggi moderni ma anche personaggi che vengono da molto lontano, così tanto da affondare le loro esistenze in un mondo raccontato tra mito e storia, allorquando il noto e temerario viaggiatore Ulisse si spinse fino all’Isola delle Sirene.

… Alle Sirene giungerai da prima, che affascìnan chiunque i lidi loro con la sua prora veleggiando tocca. Chiunque i lidi incautamente afferra delle Sirene, e n’ode il canto, a lui né la sposa fedel, né i cari figli verranno incontro su le soglie in festa…Le Sirene sedendo in un bel prato, mandano un canto dalle argute labbra, che alletta il passeggier: ma non lontano. D’ossa d’umani putrefatti corpi e di pelli marcite, un monte s’alza”.

Omero racconta che Ulisse, dopo l’incontro con la maga Circe, riparta per raggiungere la sua Itaca. Nella rotta si imbatte nello scoglio dove vivono le Sirene. Ulisse è ben conscio del potere del richiamo del loro canto, al quale nessun uomo riesce a resistere. Il loro vocalizzo melodioso è un fascino mortale, tanto che si narra che le imbarcazioni attraccano per ammirare da vicino la loro indiscutibile bellezza e non fanno più ritorno. Ulisse, che vuole bearsi dei loro canti e dei loro corpi, decide di avvicinarsi il più possibile con la propria nave. Per non correre il rischio di non tornare, si fa legare all’albero maestro imponendo ai suoi marinai di tapparsi le orecchie per non essere sedotti dal canto. La leggenda delle Sirene è una delle tante storie che i naviganti del tempo si raccontavano l’un l’altro, storie tramandate ma anche mitizzate. Si racconta che il teatro di tale scena sia lo Scoglio delle Sirene di Marina Piccola, sul litorale sud di Capri.

Mi seduce l’idea che da allora, l’isola abbia costituito l’indiscusso palcoscenico di storie di vita e di amori, dai ricchi romani che trovano serenità e riposo nelle loro ville, all’amore tra Axel Munthe e la regina Vittoria di Svezia che sbocciò nello scenario di Villa San Michele.

Al di là del mito, quello che è certa è la presenza delle rovine di antiche mura nell’abitato di Capri e la Scala Fenicia, che collega Marina Grande con Anacapri, sicura attestazione di una colonia greca sull’isola. Questa colonia, insieme a Neapolis e ad altri insediamenti sulla penisola sorrentina, appartiene al versante sud della Magna Grecia in Campania dove è comune il culto delle Sirene.
Dopo i greci furono i romani a subire il fascino dell’isola. Molti imperatori, infatti, non tardarono a farsi costruire dimore maestose nei posti più incantevoli di Capri. Villa Jovis, Villa a Mare e Villa Damecuta, sono le dimostrazioni che restano di ben 12 ville romane presenti sull’isola. L’imperatore Cesare Ottaviano Augusto scoprì l’isola durante il suo viaggio di ritorno dall’Egitto, dove sconfisse Antonio e Cleopatra, annettendo l’Egitto all’impero. Dopo le fatiche della guerra, elesse l’isola a sede dei suoi “otia”, dei suoi periodi di riposo. Tiberio, figlio adottivo e successore di Augusto, abitò sull’isola per oltre un decennio, preferendo le bellezze di Capri alla Roma imperiale.
Con la decadenza dell’impero e con le invasioni barbariche iniziò il periodo più buio della storia di Capri che ebbe fine senz’altro dopo gli inizi del 1900 e soprattutto dopo le grandi Guerre. Durante il medioevo, infatti, l’isola diventò teatro di continue scorrerie da parte di pirati che approfittarono delle limitate capacità difensive dei pochi abitanti dell’isola.
All’inizio del 900, l’isola è meta privilegiata di intellettuali e letterati. Lo scrittore socialista russo Maxmin Gor’kij vi soggiorna per diversi anni ospitando numerosi umanisti e politici, tra i quali Sibilla Aleramo, Arturo Labriola, Napoleone Colajanni. Anche Lenin è per due volte ospite dello scrittore a Villa Blaesus e a Villa Ercolano.
Il transito di militari inglesi e americani sull’isola di Capri contribuisce alla sua notorietà internazionale. Dopo la guerra l’isola diventa la meta turistica più gettonata nel mondo anglosassone. In questo piccolo lembo di terra si incrocia il turismo di una élite internazionale, ospitata nei migliori alberghi dell’isola, che vive le notti capresi in ritrovi e locali, e il turismo di massa che, sbarcando da piroscafi e aliscafi, affolla le strade dell’isola fino al tramonto, quando si reimbarca per tornare sulla terraferma.

Gli anni 50 sono stati per Capri l’età dell’oro. Si può ben dire che quel periodo da noi comunemente denominato “Dolce vita” in cui esplode la voglia di vivere e di godersi la bellezza, il clima e i divertimenti di una delle città più belle del mondo, sia nato nella piccola isola molto prima addirittura negli anni a ridosso tra le due Guerre Mondiali. Dopo la Seconda, mentre il mondo si rimarginava ancora le ferite, già alcuni iniziatori affollavano l’isola vogliosi di dimenticare le sofferenze e le privazioni della guerra e godersi la vita.

Più tardi vennero le vacanze capresi di Jackie Kennedy Onassis che, insieme al primo marito John Fitzgerald Kennedy e poi al secondo, l’armatore greco Aristotele Onassis, non perdeva occasione per fare visita alle botteghe artigiane e alle sartorie del luogo. La stilista Adriana Di Fiore Settanni realizzò per Jackie i conosciutissimi pantaloni bianchi a sigaretta con risvolto alle caviglie, perfetti da abbinare con maglie chiare e semplici. La mise sobria e rigorosamente in lino, veniva indossata nelle giornate di sole per passeggiare insieme al figlio John John e alla figlia Caroline, con gli amici che incontrava ogni anno, quali lo stilista Valentino o l’avvocato Gianni Agnelli. La first lady che nell’isola di Capri aveva trovato un luogo di tranquillità e riservatezza lontano dai riflettori, bastava infatti una passeggiata nel piccolo borgo, una tappa presso uno dei tanti bar e locali delle lastricate vie centrali o ancora una gita in barca per le bellissime spiagge e scogliere dell’isola. A questa mise, lei aggiungeva l’immancabile foulard intorno alla testa con i grandi occhiali da sole che, si dice, indossasse anche per mantenere un tocco misterioso in foto. Quando non passeggiava per le strade della cittadina a piedi scalzi, benché si dica che tale moda fu introdotta dalla celebre attrice francese Brigitte Bardot, Jackie amava poi indossare i famosi sandali capresi. Si racconta che questo tipo di sandalo, oggi rinvenibile in molte botteghe artigianali, fu introdotto dall’imperatore romano Tiberio che come prima detto fece di Capri la sua dimora. Proprio una di queste botteghe dedicò alla first lady un paio originale, chiamato in suo onore K.

Oggi visitare l’isola significa, di prima mattina, scendere i sentieri da cui godere panorami mozzafiato dalla parte alta fino a mare, godere della vista dei Faraglioni, fino a stabilimenti balneari esclusivi a cui si accedere facilmente solo con la barca, durante tutto il giorno, godersi le atmosfere dei ‘Bagni da Maria’ e della ‘Canzone del Mare’, La Fontelina, della Grotta Azzurra o, nel tardo pomeriggio, l’immancabile aperitivo della Piazzetta per poi proseguire al Bar Morgano, all’Albergo Quisisana e alla passeggiata in via Camerelle; dopo cena e fino a notte inoltrata ci si ritrova per sorseggiare qualche drink nei bar delle traverse di Via Le Botteghe oppure l’appuntamento è nelle taverne, piccoli locali dove nella maggior parte dei casi c’è musica dal vivo e si balla e si canta al ritmo di canzoni napoletane come alla Taverna Anema e Core, il locale-simbolo del divertimento caprese.

I ravioli capresi sono un simbolo di Capri. Un piatto della tradizione amato da tutti: dai contadini alle personalità illustri, habitué dell’isola: Mafalda di Savoia ne era ghiotta. Gli ingredienti che rendono questo primo piatto sono la caciotta secca e la maggiorana. Questa spezia è sempre presente nelle case dei capresi.

Ricetta

Ingredienti:
  250 gr di farina 00
  150 ml di acqua bollente
 1 cucchiaio di olio di oliva
 1 pizzico di sale
 250 gr di caciotta di Sorrento
 100 gr di parmigiano
  1 uovo
  maggiorana

Per il condimento:
 olio di oliva extravergine
 1 spicchio di aglio
 500 gr di pomodorini
 sale
  basilico

Procedimento:
In una pentola capiente portare a bollore l’acqua salata e l’olio.
Setacciare la farina.
Appena l’acqua bolle versare tutta la farina e mescolare immediatamente prima con una frusta e poi con un cucchiaio di legno.
Trasferire il tutto su un tagliere di legno infarinato e impastare per amalgamare bene fino ad ottenere un panetto liscio, elastico, con una giusta consistenza.
Far riposare la massa e nel contempo preparare il ripieno: grattugiare la caciotta e mescolare con i formaggi, le due uova battute a parte, la maggiorana tritata.
Preparare poi il pomodoro, far rosolare lo spicchio d’aglio in padella con l’olio, tagliare il pomodoro S. Marzano in 4 parti e aggiungerlo.
Far cuocere per pochi minuti quindi salare e mettere le foglie di basilico.
Togliere dal fuoco e schiacciare leggermente la salsa poi tenere da parte.
Dopo il riposo riprendere la massa e tornare a lavorarla qualche ancora un po’ per poi stenderla col matterello in una sfoglia sottile di forma rettangolare con uno spessore di 2 mm.

Mettere un cucchiaino di farcia abbondante, circa 30 g al centro e dare forma ai ravioli.
Far seccare qualche ora prima di cucinarli in abbondante acqua salata, per pochi minuti, il tempo che tornino a galla, raccoglierli con una schiumarola e adagiarli in padella con il sughetto al pomodoro.
Farli insaporire mescolandoli delicatamente nel sughetto (a fuoco spento) e aggiungere una spolverata di parmigiano per aiutare l’amalgama, impiattare e aggiungere del basilico fresco.

Angela de Mario

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