Con “Italian Graffiti” si rinnova il grido anarchico e ribelle del Gruppo Abeliano di Bari

Io paragono l’Italia con il resto dell’universo, come un magnifico quadro con un muro imbiancato a calce.” (Marija Konstantinovna Baškirceva)

Che luogo triste è l’Italia! Un paese piombato nel sonno e senza alcuna prospettiva di risvegliarsi.” (Charles Dickens)

Non capita tutti i giorni di vedere ben venticinque giovani attori impegnati in una nuova produzione teatrale: è stato il Gruppo Abeliano ad accettare questa sfida con il nuovo spettacolo “Italian Graffiti”, andato in scena per la prima volta nei giorni scorsi sul palco del Teatro Abeliano di Bari, coraggiosa operazione in cui le promesse della recitazione locale (e non) venivano sospinte, se non trainate, dall’incontenibile entusiasmo di Vito Signorile e del suo spirito instancabile, mai arrestatosi nemmeno a seguito del lungo stop dettato dal periodo pandemico.

E, contravvenendo ad ogni buona regola, è proprio da qui che occorre partire, da quel blocco unico degli interpreti della Prima, da quel meccanismo di precisione costruito dal regista e commediografo barese, come se si volesse riavvolgere il rullo dai ringraziamenti finali, che, peraltro, non vedevano alcuna concessione ad un personale riconoscimento.
Certo, non è possibile non lodare il lampionaio di Stefano Siciliano (vero trait d’union del progetto), la rivoluzionaria di Daniela Ladisi (altra figura centrale dello spettacolo), la bracciante di Maria Teresa Garofalo (con una voce che non sfigurerebbe nella Nuova Compagnia di Canto Popolare), la brigantessa Donna Filumena di Agata Paradiso (capace di emozionare il pubblico sino a rabbiose lacrime), le narratrici di Antonella Liso e Graziana Marchionna, la pazza di Paola Parmegiani, il brigante Crocco di Nicola Conversano, il Pulcinella di Luca Mastrolitti (meno convincente nei panni del macchiettistico Prefetto), il rivoluzionario Tommaso Citarella, la sarta di Francesca Giacchetti ed il più che convincente Giuseppe Di Vittorio di Antonio D’Andria, senza dimenticare Rosa Centola, Claudia De Palma, Luigi Biancoli, Stefano Camposeo, Edoardo Epifani nonchè Alejandro De Marzo, cui è stato affidato anche il ruolo di coordinatore dell’intero spettacolo, compito che non crediamo sia stato semplice dato che gran parte delle prove si sono tenute nel periodo di lockdown, con gli attori in streaming.
Non vi è dubbio che, con questi presupposti, quello che il laboratorio, fortemente voluto da Signorile, ha generato possa essere salutato come un vero miracolo di fervore e passione che, fosse solo per l’inedita gestazione, ci riconcilia con l’essenza stessa del Teatro, con quel desiderio di partecipazione ad un rito collettivo – sul palco come al di fuori – che non ha eguali nel mondo dell’Arte.

Ma Italian Graffiti ha ben altre frecce al suo arco, prima fra tutte la rilettura di parte del grande libro che contiene la storia del Gruppo Abeliano che, all’esame del tempo che passa, appare ancora attuale, vivo, addirittura pulsante, così da risultare impossibile, anche per lo spettatore più distratto, non apprezzare il percorso non solo artistico, ma anche – e, forse, soprattutto – sociale e politico della storica Compagnia barese; Signorile realizza una denuncia dell’oppressione di “certo” potere che attraversa la Storia d’Italia, con una innata particolare attenzione al nostro Sud, e ne mette nuovamente alla berlina episodi e personaggi più o meno noti, sino a giungere ai giorni nostri, sempre con quella inesausta e fanciullesca voglia di sottolineare che il re è nudo.
Ed è davvero bello che il testimone con il messaggio di questa pièce – cui, a nostro modesto parere, non farebbe male qualche piccolo taglio, in particolar modo nella sezione “in maschera” – sia affidato a giovani leve del nostro teatro, perpetuando quel lavoro di ricerca di nuovi talenti che non conosce soste e incertezze.

Se, come sentenziava Pier Paolo Pasolini – e questo Italian Graffiti crediamo voglia ribadire -, “in Italia il coraggio intellettuale della verità e la pratica politica sono due cose inconciliabili”, Signorile intende nuovamente accendere i riflettori del suo Teatro sull’ignobile rinnovarsi di una vessazione che pare non avere fine, ma anche sull’indomabile voglia di scagliarcisi contro, di lottare, di non piegarsi mai, di resistere, come novelli partigiani.

Ed ecco che il suo grido anarchico e ribelle, forte di uno sguardo perennemente illuminato e della forza propulsiva dei “suoi ragazzi”, torna a levarsi alto e chiaro, soprattutto se confrontato con il quotidiano silenzio assordante che ci circonda, di fatto realizzando ancora una volta la sua – e nostra – indomita rivoluzione.

Pasquale Attolico

1 commento su “Con “Italian Graffiti” si rinnova il grido anarchico e ribelle del Gruppo Abeliano di Bari

  1. Stefano Camposeo Rispondi

    Dopo tanti anni di teatro dilettantistico ho provato l’ebbrezza della professionalità grazie al maestro Vito Signorile e i suoi suggerimenti, all’allegria della compagnia che nonostante la mia età mi accolto e integrato in questa fantastica avventura. Grazie a tutti.

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