L’incredibile storia di Santa Scorese rivive nel mediometraggio di Mimmo Spataro

Quando si violentano, picchiano, storpiano, mutilano, bruciano, seppelliscono, terrorizzano le donne, si distrugge l’energia essenziale della vita su questo pianeta. Si forza quanto è nato per essere aperto, fiducioso, caloroso, creativo e vivo a essere piegato, sterile e domato.” (Eve Ensler)

 

Vi sono stanze nella memoria di ognuno di noi che preferiremmo restassero chiuse, serrate, irrintracciabili, celate ai nostri occhi, ai nostri cuori ed alle nostre coscienze, non di certo per nasconderne, disconoscerne o – peggio – negarne il contenuto, ma solo nell’estremo tentativo di soffrirne un po’ meno, di evitare che l’orrore delle atrocità che l’uomo continua periodicamente a perpetuare ai danni della donna possa sovrastare le nostre piccole esistenze; ci si costringe, allora, a vivere nel silenzio, nascondendosi dietro una parvenza di ostentata riservatezza, di delicato pudore, che mostra i propri effetti in modo tanto più forte quanto più ci sentiamo coinvolti, noi stessi personaggi – seppur marginalissimi – di una storia che ci appartiene personalmente, che ci ha profondamente toccati, segnati, mutati. Eppure, quando una di quelle stanze si spalanca davanti ai nostri occhi, riportando alla nostra memoria immagini, suoni, parole, frammenti di una vita in divenire, orrendamente estirpata nell’attimo esatto della sua fioritura, non appare più possibile non recepire, comprendere, decodificare e, per quanto possibile, trasmettere la grande lezione impartitaci, trasformandoci in strenui testimoni di questo nuovo olocausto, che conta una vittima ogni settantadue ore, facendo nostre le parole (e non sembri esagerato il confronto) che il Premio Nobel Elie Wiesel dedicò allo sterminio del popolo ebreo: “Ho giurato di non stare mai in silenzio, in qualunque luogo e in qualunque situazione in cui degli esseri umani siano costretti a subire sofferenze e umiliazioni. Dobbiamo sempre schierarci. La neutralità favorisce l’oppressore, mai la vittima. Il silenzio aiuta il carnefice, mai il torturato.

Quando, il maledetto 16 marzo dell’ormai lontano 1991, a soli 23 anni, la nostra Santa Scorese fu brutalmente uccisa con quattordici coltellate da uno psicopatico che si era invaghito di lei (e che oggi gira indisturbato per le nostre strade), il termine “femminicidio” era ancora in là dall’essere coniato e, forse, la sua tragica parabola sarebbe rimasta un isolato episodio presto dimenticato dall’opinione pubblica. Ma, come può affermare senza tema di smentita chiunque abbia avuto la fortuna di conoscerla personalmente, l’esistenza di Santa, così come la sua morte, non ne permettevano l’oblio, ed oggi la causa di beatificazione che la riguarda ha fatto sì che fosse nominata Serva di Dio; ma, comunque la si pensi riguardo alla fede cattolica, la figura di Santa appare, in questi tempi incerti che ci è dato in sorte di vivere, fondamentale quale vessillo nella quotidiana battaglia contro le violenze sulla donna, grazie anche e soprattutto all’instancabile tenacia della sua famiglia, in particolare della sorella Rosamaria, magnifica, inimitabile ed irrinunciabile presenza, sublime quanto potente voce che si leva tra le voci che si pongono a difesa dell’universo femminile. A lei oggi si aggiunge l’opera cinematografica del regista Mimmo SpataroL’incredibile storia di Santa Scorese”, mediometraggio sceneggiato da Assunta D’Elia ed interpretato da Clara Magazzino, nel ruolo di Santa, Giuseppe Calamunci Manitta, Alfredo Traversa, Angela De Bellis, Vanessa Caponio, Francesco Cassano, Mario Blasi e Rino Massafra, tutti presenti alla proiezione tenutasi alla Multisala Showville di Bari davanti ad una straripante platea che annoverava anche la partecipazione di Don Luigi Ciotti. Pur non nascondendo la propensione ad una narrazione didascalica, talvolta finanche documentaristica, partita dalla lettura, focalizzata soprattutto nel periodo successivo alla sua decisione di farsi suora, dei diari che Santa ci ha lasciato, il lavoro di Spataro, anche al montaggio ed alla direzione della fotografia e fonica, non può non dirsi ispirato, al servizio di quelle parole che contengono già in se stesse una rarissima intensità ed una estrema capacità di farsi largo tra le pieghe dell’anima, ancora una volta costringendoci a ripetere la nostra dichiarazione d’intenti, a ribadire la nostra scelta di campo, sempre e per sempre dalla parte di Santa, ben consapevoli che, come diceva Martin Luther King, “l’odio moltiplica l’odio, la violenza moltiplica la violenza, la durezza moltiplica la durezza, in una spirale discendente di distruzione. La tenebra non può scacciare la tenebra: solo la luce può farlo. L’odio non può scacciare l’odio: solo l’amore può farlo.

Pasquale Attolico

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