
“Un’opera d’arte è soprattutto un’avventura della mente”. (E. Ionesco)
Domenica pomeriggio, inizio novembre. Esiste un momento migliore per regalarsi una commedia teatrale in perfetta solitudine?
Deve essere quello che ho pensato mentre mi avviavo al Pacta Salone sotto una leggera pioggerellina in perfetto stile “Grigio Milano” per assistere alla Prima assoluta della versione femminile di “Tre sull’altalena“, pièce di Luigi Lunari per l’adattamento e la regia di Valentina Ferrari con Valentina Ferrari, Sarah Paoletti, Stefania Santececca e con Laura Carroccio e Luigi Guaineri, una produzione Teatro dell’Allodola distribuita da Creadiva Human Attitude Labi Lunari.
“Tre sull’altalena” è certamente la commedia più nota di Luigi Lunari. Scritta nel 1991, consacrata dal trionfo al Festival di Avignone del 1994, è stata tradotta in 26 lingue e, ancora oggi, mantiene la freschezza dei suoi esordi. La trama, pur passando nella versione femminile, mantiene la struttura e il senso profondo dell’originale maschile.
In effetti, ascoltando le risate del pubblico intorno a me, devo convenire che mantiene anche la sua carica comica. Siamo in un clima da commedia degli equivoci e il pensiero al miglior Ionesco è inevitabile. Eppure non è solo questo. La commedia, perfettamente interpretata da Valentina Ferrari, Sarah Paoletti e Stefania Santececca rivela una profonda intesa tra le attrici che si passano con garbo e sapienza il ruolo di protagoniste.
La regia della stessa Valentina Ferrari è lucida e precisa, le battute, le pause, le freddure lanciate con noncuranza, ma dall’effetto dirompente mantengono un ritmo ben scadenzato e serrato per tutta l’opera. Anche la scenografia rimanda alla mente un’improbabile stanza d’albergo pronta ad accogliere un incontro galante a cui si presenta l’imprenditrice, non si sa di cosa, ma certamente di se stessa; un ufficio “segreto” dell’esercito, luogo d’incontro dell’ufficiale Valentina Ferrari o, ancora, una casa editrice, luogo di “sogni e speranze” della professoressa – aspirante scrittrice.
Tre porte, tre sogni, tre vite, tre destini: un solo crocevia.
E la commedia si tinge di ansia e dubbio quando il “luogo assurdo” diventa anche “luogo assoluto”, cioè slegato da tutto il resto del mondo. Un ambiente di passaggio, un fermo immagine o, meglio, un fermo vita, un momento di riflessione e di resa dei conti.
Qui le personalità diverse emergono in tutta la loro forza e ci raccontano della poliedrica verità dell’essere umano; Piccoli universi in movimento, alla ricerca di un modo di sopravvivere e, se possibile, essere felici. Che siano arrivate all’anticamera dell’aldilà, in attesa di Giudizio o che siano in un loop temporale dell’assurdo poco importa. Il pretesto di questa lunga notte ci invita e ci consente di guardare in faccia le nostre ansie, le nostre paure, i nostri ferrei convincimenti che poi così ferrei non sono e ognuno si aggrappa a ciò che può per mantenere una parvenza di ragionevolezza o rassegnazione. I rimandi filosofici – esistenziali sono molti e offerti praticamente ad ogni frase. A volte declassati sotto una risata, altri sotto un motteggio ironico, ma la loro profonda saggezza brilla anche sotto la polvere di una fin troppo scoperta comicità.
Non si parla di equivoci, qui si parla di Vita, Morte, Predestinazione e Libero Arbitrio, Dio, Ateismo e Destino!
“Dalla vita nessuno esce vivo”.
Scusate se è poco!
Manuela Composti
Foto di Luigi Guaineri