
Rispetto alla notissima Passione secondo Matteo, quella secondo Giovanni è una delle meno eseguite del grande Johann Sebastian Bach, la più antica delle tre composte e quella a cui ha lavorato rivedendola e migliorandola praticamente per tutta la sua vita. Della Passione secondo Marco si sa ben poco rispetto alla sua composizione originale, di quella secondo Giovanni restano le testimonianze non solo nei rimaneggiamenti, ma anche nei carteggi in cui ne parla, probabilmente la più amata, poiché segnò l’inizio della sua produzione oratoriale.
La Passione secondo Giovanni nacque verosimilmente tra il 1708 e il 1717 per essere eseguita in una delle sue versioni rivisitate successivamente nel 1721 a Lipsia nella Chiesa di San Nicola durante i vespri del venerdì santo.
L’ensemble Il Pomo d’oro, nel Mercoledì Santo di quest’anno, nella maestosa cornice del Teatro Petruzzelli di Bari ha riportato il magnifico oratorio bachiano al pubblico, in una serata da incorniciare per bellezza.
Una compagine raffinata di grandi musicisti quella dell’orchestra e coro “Il Pomo d’oro”, diretti da Maxim Emelyanichev, in composizione tardo barocca con violini, viole, violoncelli, contrabbassi, flauti, oboi, una viola da gamba, l’organo, un fagotto e un liuto, e che deve il suo nome all’opera di Antonio Cesti del 1666, una delle più spettacolari composizioni operistiche per l’epoca in cui venne composta.
Il coro e l’orchestra Il Pomo d’oro, nato nel 2012, calcano ormai i palchi mondiali più prestigiosi, portando il loro repertorio che copre un arco temporale compreso tra seicento e ottocento, dal barocco al romanticismo europei ospitando anche grandi nomi tra i suoi solisti, come la soprano Joyce Di Donato o il violoncellista Giovanni Sollima.

Nella Passione secondo Giovanni presentata al teatro Petruzzelli a incarnare vocalmente l’evangelista ha provveduto Sebastian Kohlhepp, mentre la figura di Cristo è stata affidata ad Alessandro Ravasio. La soprano Fiayu Jin, la contralto Luciana Mancini e il tenore Nicholas Scott hanno dato voce ai passi narrativi trasposti in partitura dal grande compositore.
Una fitta narrazione in musica, tra recitativi e in funzione didascalica rispetto all’alternarsi delle varie stazioni, gli imponenti inserti corali e le struggenti voci solistiche.
Un gioiello che raramente è possibile ascoltare , insieme alla ricca tradizione di composizioni per coro e orchestra dedicati al periodo quaresimale e che in realtà attirano fole di appassionati, affamati di poter assistere dal vivo alla loro rappresentazione, questo anche perché le composizioni oratoriali risultano essere piuttosto complesse per l’esecuzione, non solo per la difficoltà della congerie compositiva, ma anche per la specificità del genere. Tali opere contemplano nella loro composizioni non solo la suggestione dei racconti sulla vita di Cristo o le verità della fede, ma una specificità esecutiva che insieme alla voce degli strumenti, del coro e dei solisti, tiene conto di qualcosa che non può essere trascritto, ma che risulta fondamentale per la piena riuscita esecutiva: la maestosità delle cattedrali gotiche. Le volti altissime, le colonne svettanti, le anguste finestre di vetri colorati che riproducono le immagini dei racconti biblici o e vite dei santi, il sacro riverbero che si incunea nelle navate e si frange sugli altari.
Magistrale l’esecuzione del Pomo d’oro, premiato con grandi applausi di apprezzamento del pubblico, grato per questa Stagione concertistica che finalmente ha riportato la tradizione dell’oratorio quaresimale in cartellone, esecuzione che però richiederebbe, per risplendere in tutta la sua magnificenza, di quell’essenziale non in partitura.
Alma Tigre
Foto di Clarissa Lapolla