Secondo la teoria del caos e l’effetto farfalla, un gesto minimo può trasformare un individuo, la realtà e le relazioni tra gli uomini. Al Teatro Abeliano di Bari è andata in scena in Prima nazionale “Segnali di Risonanza”, una creazione di Ezio Schiavulli in coproduzione con ResExtensa/Porta d’Oriente

E se ti avessero appoggiato immediatamente sul petto di tua madre, e non il giorno dopo, che ne sarebbe di tuo figlio oggi?
E se i tuoi genitori ti avessero dato un altro nome?
E se questo ritardo non ci fosse stato?
E se non li avessi ascoltati?
Saresti ancora tu?

Sediamo sui quattro lati del palcoscenico: le sedie sono perimetro abitato, in una disposizione che dona a ciascuno un punto di vista unico e libera i danzatori dal riferimento fisso del proscenio. L’azzeramento della distanza porta con sè un filo sottile di ansia e curiosità, mentre l’uomo nella penombra svelle cavi e sposta i punti di luce che guideranno come suggeritori discreti lo svolgersi del racconto. E parla, come pensando ad alta voce.

Dice a se stesso e a noi, ma lo fa guardandoci negli occhi, e non con lo sguardo fuggevole di chi si rivolge a una massa indistinta.

Quella frase è per me, quell’altra è per la donna che siede più in là. L’uomo stringe una mano, dà un benvenuto. E intanto si muove leggero, sinuoso, con una fluidità che tuttavia domina e riempie lo spazio. Si pone e ci pone domande che costringono a deporre il nostro ordine, il nostro ritmo, per adeguare il cuore e il respiro al suo, per rispondere con le mani aperte e tese al suo ineludibile invito: lasciarsi trasportare dal caos che governa e anima la vita, dall’eco di una risonanza, dalla consapevolezza di conseguenze impensabili scaturite da gesti minimi. Non un rapporto causa-effetto, non una casualità alla sliding doors, non l’eventuale verificarsi di coincidenze.

Lo sguardo, in questa nuova prospettiva, diventa esso stesso atto creativo, anche se sconosciuto è l’oggetto della creazione. Il sogno è seme di cambiamento del reale, anche se sconosciuta è la realtà riverberata.

Questo ci dice l’uomo, e comincia a danzare nella penombra di un movimento a tratti fluido ed elegante, a tratti contratto, in una evoluzione che lo rende continuamente nuovo e diverso.

Tra il sole di stamattina e la luna di stasera, non sono più lo stesso.

Il cambiamento non è un atto di volontà, ma una risposta al caso (al caos?), al riverbero di un’azione minima dalla quale possono scaturire effetti a cascata. È l’effetto farfalla, la teoria formulata da Edward Lorenz nel 1972, secondo la quale il battito d’ali di una farfalla in Brasile può provocare un terremoto in Texas. E anche se negli anni è stata confutata e smentita, conserva un fascino particolare.

In questa prospettiva, un piccolo gesto può modificare l’essenza delle cose, l’interazione tra gli uomini, le relazioni, la fiducia e la diffidenza, la distanza e l’incontro.

Nel duo e nel trio, successivi al solo, questo appare ancora più chiaro: i danzatori si muovono prima indipendenti, lontani, estranei gli uni agli altri, quasi asincroni pur percorrendo le stesse note. Poi si annusano guardinghi, cauti, oscillando fra attrazione e fuga. Un solo filo drammaturgico lega il trittico, e narra il modo in cui un gesto, una parola, un silenzio possono cambiare l’anima, le relazioni, la realtà.

Segnali di Risonanza è uno spettacolo immersivo, un viaggio che necessita di un preliminare abbandono, di un atto di fiducia, di occhi capaci di guardare lontano. Non restituisce una realtà definita, ma piuttosto la consapevolezza di infinite variabili possibili.

Ezio Schiavulli, artista di rilievo internazionale (tra le altre cose direttore artistico della Compagnia Ez3), è il creatore di questa preziosa esperienza, fatta anche di studio e profonda riflessione, coreografo e anche danzatore nel solo. In scena nel duo e nel trio Gabriele Montaruli, Alizée Leman, Davide Lafabiana: con profonda sintonia si ascoltano, si lasciano attraversare dalla musica, fanno parlare i corpi e gli sguardi, e accolgono in un rimando fluido e continuo le suggestioni e gli stimoli gli uni degli altri.

I testi originali sono di Rosalie Vaudaux, tradotti in italiano da Damiano Francesco Nirchio, mentre la musica porta la firma di Antonello Arciuli e le luci di Malou Hacques.

Elisa Barucchieri, anima pulsante del Centro Nazionale di Produzione della Danza ResExtensa-Porta d’Oriente, ha portato in Italia questo spettacolo che ha debuttato in Francia alla fine di Gennaio, in una felice coproduzione che ci ha permesso di vivere una serata suggestiva, affascinante ed estremamente emozionante.

È dunque una prima nazionale quella andata in scena al Teatro Abeliano, e il saluto che Elisa Barucchieri porta sul palco, sull’eco degli applausi entusiasti, è ancora una volta segno della sua instancabile ricerca di esperienze di bellezza, insieme al desiderio di rendere tutti partecipi di un’occasione, di un tesoro che ha scoperto e che con tutti noi vuole condividere.

Imma Covino
Foto della Compagnia

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