
Ci sono libri molto belli, che non vedi l’ora di terminare.
E poi ci sono libri che vorresti non finissero mai. Ti telefono stasera di Lorenzo Marone, per me, è stato uno di questi.
Avevo già letto dello stesso autore i bellissimi romanzi La tentazione di essere felici (Longanesi, 2015) e il suo sequel La vita a volte capita (Feltrinelli, 2024); perciò, con grande entusiasmo, ho acquistato il suo ultimo lavoro, edito da Feltrinelli nel novembre 2025.
Al centro della storia c’è Giobatta Coppola, per tutti Giò: un piacente cinquantenne separato, sempre alla ricerca di avventure sentimentali, che svolge un’insolita attività lavorativa: legge in televisione le previsioni del tempo, quasi mai rispondenti a quella che sarà la reale situazione meteorologica.
Nello scorrere apparentemente tranquillo delle sue giornate, Giò è ignaro dell’improvviso sconvolgimento che scombussolerà la sua vita: la sua ex moglie deve partire per lavoro e starà via un anno, periodo durante il quale sarà proprio lui a occuparsi a tempo pieno del figlio. Duccio è un bambino di nove anni, curioso e intelligente, dotato di una saggezza che non può lasciare indifferente il lettore.
È così che Giò, padre “a metà”, è chiamato a calarsi nel ruolo di padre a tempo pieno, facendosi carico di inedite incombenze, pensieri, difficoltà e responsabilità. Ogni momento della nuova quotidianità contribuirà inevitabilmente alla crescita del loro rapporto, dando vita a un’intesa sempre più profonda, consapevole e intima, mentre Giò cercherà di misurarsi con sé stesso in quel percorso in continua evoluzione che è la paternità.
L’abilità dell’autore sta proprio in questo: affrontare un tema così delicato, quello della paternità, appunto – e in generale della genitorialità – con delicatezza e umorismo, mentre è con l’ironia che ne evidenzia la fallibilità e l’imperfezione proprie del ruolo, spingendoci così a delle riflessioni sugli errori che, inevitabilmente, noi genitori siamo portati a commettere. Nasce così un gradevolissimo connubio tra tematiche profonde e un’accattivante leggerezza narrativa.
La scrittura di Lorenzo Marone è semplice solo in apparenza: grazie a un lessico limpido ed essenziale riesce a comunicare con grande efficacia e a indagare con sensibilità l’universo delle emozioni, donando al lettore un mondo intessuto di piccole e grandi meraviglie quotidiane.
Con pennellate sicure, l’autore realizza inoltre una caratterizzazione piena e coinvolgente dei personaggi che affiancano padre e figlio nel racconto: l’ex moglie, i genitori paterni e materni, Lulù – sorella di Giò – e l’amico di sempre, Paco Meraviglia. Ognuno di loro sembra contribuire alla definizione del rapporto tra Giò e Duccio, facendone emergere la bellezza dell’autenticità e della profondità, oltre a sottolineare l’importanza di quella rete di relazioni che spesso determina la qualità delle nostre vite.
Pagina dopo pagina, si riesce a cogliere appieno l’ evoluzione di questo padre e il vero senso del suo cammino interiore: un percorso reso possibile dal coraggio di mettersi in gioco e di lasciarsi cambiare, un po’ dal figlio e un po’ dagli eventi, fino a imparare ad amare incondizionatamente ed esserci sempre per il suo straordinario bambino.
«Io ci sarò. Sempre. Anche quando sarai grande, anche quando ti arrabbierai con me, anche quando non vorrai più darmi la mano. Anche lì, anche allora, ti amerò allo stesso modo. Perché l’amore per un figlio non è una catena, è un porto. E tu ci puoi tornare quando vuoi. Non chiude mai.»
Ornella Durante
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