“Davidson” del Balletto Civile, in scena al Teatro Kursaal Santalucia per il BiG – Bari International Gender Festival 2025, ci interroga sulla nostra civiltà incompiuta

Esportazione della democrazia. È solo uno dei travestimenti della stessa, superba violenza occidentale.

Più lontane nella memoria, vi sono le cosiddette glorie dell’Impero Romano, un posto in cui il pluralismo delle personalità di spicco era sottoposto al cerchiaggio delle intense campagne coloniali che l’Impero ha condotto per tutta la sua vita cesarea. E poi, per le Crociate si è inaugurata una stagione di diaspore e guerre sante che non è ancora davvero finita. L’esportazione delle malattie e della matrice genocida insegnata nelle nostre scuole come conquista, ha funestato tutti i continenti nell’età moderna, e dato la stura all’imperialismo, una sopraffazione che è sfociata nella versione domestica che altro non è che il capitalismo. Viene da sé, la sequenza di totalitarismi che arriva fino ai giorni nostri. Una storia perpetrata, raccontata, insanguinata da maschi bianchi, abbienti, ammantati dal mito della ricchezza e del possesso fisico delle persone e delle terre.

Per questo, fa sorridere quando si parla di civilizzazione, parlando di Africa, una terra violentata, barbarizzata, saccheggiata, le cui civiltà, che sono le forze nutrici dell’intera specie umana, vengono trattate da inferiori, salvo poi intestarsi indegne appropriazioni culturali.

Il BiG intercetta queste menzogne con un portato intellettuale che è difficile trovare altrove, dalle nostre parti. Il BiG – Bari International Gender Festival è il festival transfemminista di cinema e arti performative co-diretto da Tita Tummillo e Miki Gorizia, alla sua undicesima edizione, che già, nel corso di questa edizione, ha proposto una seria riflessione sul colonialismo e sulla vergogna che, in nome dell’occidente, rade al suolo qualsiasi stimolazione che provi a raccontare una storia diversa, con la performance di Habibitch all’Abeliano.

E ribadisce questa visione con Davidson, uno spettacolo di danza e teatro di Balletto Civile, prodotto in collaborazione con Emilia Romagna Teatro, Teatro Nazionale, focus Carne, con il sostegno di ICK Dans Amsterdam e del Ministero della Cultura. Sul palco, Maurizio Camilli e Osayi Osawaru.

La performance Davidson è liberamente tratta da “Il Padre Selvaggio”, sceneggiatura per il cinema a firma di Pier Paolo Pasolini, rimasta incompiuta e mai realizzata, tra gli altri motivi, per i significati profondamente eversivi del capitalismo occidentale. Non una novità, per un Pasolini abituato alla querela come modalità di comunicazione con le istituzioni, ma in quel preciso frangente ingaggiato in una denuncia per vilipendio alla religione conseguente al film La Ricotta. Un fermo, che la morte violenta di Pasolini, dodici anni dopo, avrebbe reso tombale.

Sul palco, un ragazzo liberiano confronta la sua visione con un insegnante bianco, alter ego dello stesso Pasolini. Le incomprensioni mostrano una profondità abissale, che affonda le sue radici nelle generazioni di bianchi che hanno deportato schiavi, depredato risorse, provato a deprivare popoli interi della loro dignità, in nome di una cultura occidentale rappresentata da una croce, la quale riporta a tutta la cristologia pasoliniana.

Il dialogo, estremamente difficile se l’altro viene osservato con i propri parametri, si complica quando le prove dell’usurpazione e dell’indebita appropriazione culturali si fanno lampanti: il rap, musica radicata nella cultura black, viene cantato anche dai bianchi, la poesia raccontata con la voce dei bianchi. Una situazione difficile da sanare. E così, i banchi, oggetti scenici della scolarizzazione, vengono rovesciati, e seduti su di essi, i protagonisti provano a decostruire la narrazione, e ricostruire un nuovo ponte tra le culture.

Lo fanno con una danza fisica e muscolare, e con una prosa multiforme e scanzonata.

Mano a mano che il confronto abbandona i pregiudizi, la lotta diventa abbraccio, rispetto, umanità.

Dopo millenni di conferme, sappiamo che il paternalismo occidentale causa solo dolori, morte, sofferenze. Assecondare le sue piccole e grandi manifestazioni è l’inciviltà più subdola e pericolosa.

Beatrice Zippo
Foto di Fabiano Lauciello

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