
Un concerto di rara intensità ha animato la Chiesa di San Domenico a Mola di Bari, gremita in ogni ordine di posto, e ben oltre. Lungo le navate, in piedi, un pubblico attentissimo ha seguito in silenzio assoluto l’ennesimo e prezioso appuntamento della XVI edizione della Rassegna Organistica Internazionale di Santa Maria del Passo, diretta da Margherita Sciddurlo. Un successo pieno, suggellato da lunghi applausi e da un bis finale della travolgente Farandole dall’Arlésienne di Bizet, che ha coronato una serata memorabile.
Il concerto, costruito su un originale impianto timbrico che intrecciava organo, percussioni e fanfara militare, ha dimostrato come tradizione e contemporaneità possano dialogare con naturalezza. L’apertura è stata affidata alla Suite n. 2 dall’Arlésienne di Georges Bizet, proposta nel centocinquantesimo anniversario della morte del compositore francese. La Fanfara del Comando Scuole Aeronautica Militare Terza Regione Aerea di Bari, diretta con gesto saldo ed elegante dal Maestro Nicola Cotugno, ha restituito con brillantezza la freschezza melodica, il vigore ritmico e il colore orchestrale della partitura, offrendo un avvio radioso e impeccabile. L’ensemble, solido e compatto, ha rivelato una qualità sonora sorprendente, capace di coniugare potenza e finezza espressiva.

È seguito “Of Blue and Sand” di Mattia Vlad Morleo, brano per organo e banda che ha introdotto un clima completamente diverso: sospeso, poetico, quasi contemplativo. La scrittura giovane e già estremamente matura del compositore pugliese ha trovato in Margherita Sciddurlo un’interprete raffinata, in grado di far emergere con naturalezza le delicate stratificazioni timbriche dell’organo, fuse con le ampie distese sonore dell’ensemble a fiati. Ne è scaturito un paesaggio musicale evocativo, in bilico tra minimalismo e linguaggio cinematografico, capace di catturare immediatamente l’ascolto.
Il programma è poi entrato nel vivo con “For Shegué 4” di Luigi Morleo, per percussioni e banda. Qui il concerto ha cambiato volto: la percussione solistica ha assunto un ruolo teatrale, quasi narrativo. Morleo – musicista di straordinaria intensità – ha dato vita a un affresco sonoro di grande carica emotiva, ispirato alla condizione dei “shegué”, i bambini di strada della Repubblica Democratica del Congo. Tribalismi, pulsazioni ipnotiche, colpi secchi e vibrazioni profonde si sono intrecciati con l’energia della banda in un linguaggio diretto, moderno, capace di tenere il pubblico sospeso in un ascolto concentratissimo.
Il culmine è giunto con “Climate Expression 10”, ancora di Luigi Morleo, un’imponente costruzione per organo, percussioni e banda. Una sorta di oratorio laico dedicato ai cambiamenti climatici, articolato tra tensioni poliritmiche, paesaggi sonori inquieti e momenti di intensa spiritualità. Sciddurlo e Morleo hanno offerto un’interpretazione magistrale: lei rigorosa e luminosa all’organo, lui incisivo e magnetico alle percussioni. La Fanfara, sotto la direzione di Cotugno, ha completato il quadro con una compattezza e una sensibilità dinamica che hanno dato all’opera un respiro collettivo potente e profondamente comunicativo.
Il pubblico, rimasto avvolto in un silenzio quasi rituale per tutta la durata del concerto, ha salutato gli artisti con un applauso lungo e caloroso, che ha portato alla ripetizione della “Farandole”, eseguita con rinnovato entusiasmo. Una chiusura festosa per una serata di altissima qualità, in cui stili diversi, generazioni diverse e strumenti lontani hanno trovato una sintesi perfetta, confermando il valore della rassegna e l’eccellenza dei suoi protagonisti.