“La Stanza di Jacob” di Teatro delle Bambole schiude il proprio tour di eventi partendo dalla Sala Etrusca di Palazzo Pesce a Mola di Bari

Il mondo delle arti sta vivendo un momento Virginia Woolf tutto per sé. Saranno le guerre, saranno i flussi di coscienza che non si arrestano, anzi, si moltiplicano in mille rivoli. Il 28 marzo uscirà nelle sale il bellissimo “Orlando, ma biographie politique” di Paul B. Preciado, attivista per i diritti LGBTQIA+ di fama mondiale, di cui abbiamo scritto in occasione della proiezione in anteprima dello stesso nell’ambito del “BiG festival 2023”. Il film, basato sul celeberrimo romanzo di Virginia Woolf, mostra il percorso di transizione di 26 persone dagli 8 ai 70 anni, ciascun* identificat* nell’Orlando di Woolf.

Anche Jacob vive nel racconto, vero, presunto, quasi leggendario, di chi giura di averci avuto a che fare. “La Stanza di Jacob” rientra nelle celebrazioni del ventennale della Compagnia Teatro delle Bambole, realizzato con il sostegno di OTSE – Officine Theatrikés Salento Ellàda. La regia è di Andrea Cramarossa, l’adattamento del testo di Matteo Vietri, i costumi di Silvia Cramarossa. In scena, Federico Gobbi.

La pièce, in anteprima a Mola di Bari (BA), sarà rappresentata anche al Teatro Duse di Bari dal 18 al 21 aprile. Non solo: giovedì 4 aprile, presso Banca Generali Private in Via Calefati 50 a Bari, si terrà il vernissage della mostra “Jacob nella foresta” di Andrea Cramarossa, con l’introduzione di Francesco Notaro e la moderazione di Mariangela Agliata.

Il debutto a Mola di Bari è impressionante, quanto a immersività. Infatti, l’incantevole Sala Etrusca di “Palazzo Pesce” è di suo una scena perfetta, in cui il pubblico sembra far parte del mondo che evoca Jacob. Nel proscenio, ci sono giocattoli disseminati e un pianoforte che sono prove che Jacob è stato un bambino. Delle descrizioni che si fanno dei tramonti che ha visto, dei fiori che ha osservato, delle sue amicizie, sappiamo che Jacob è cresciuto, sappiamo anche che il mare di Cornovaglia ne ha bagnato le membra, assieme a quelle delle sue compagnie, possiamo quasi giurare di aver visto l’ombra di Jacob nuotare e evolversi nell’abisso che lo renderà giovane uomo (una scena bellissima, evocativa, di luci e capriole mimate da una bambola, che da sola potrebbe valere lo spettacolo). Jacob è stato visto viaggiare, giovane studente aitante. Sappiamo che in corso vi è la Grande Guerra, che Jacob è un soldato, e che presto, troppo presto, dietro di sé lascerà solo scarpe, e giocattoli, e musica, e i racconti di chi potrebbe averlo conosciuto. Sono scene di vita figurata, quasi proiettata su uno schermo, in quanto Jacob Flanders non potrà parlare di sé in prima persona.

Il marchio di fabbrica Teatro delle Bambole, una ricerca letteraria fatta di cesello e bulino nelle parole, nelle pause, nei gesti, supportata dalle luci e dalle musiche, non si smentisce, perché non vi è tecnologia avanzata abbastanza che possa battere la sapienza del tradurre le parole in emozione. Non solo, Virginia Woolf arride sempre al cuore di chi ne capisce la modernità, la sua stessa scrittura è affascinata dall’incedere dei fotogrammi sulla pellicola e cerca di farlo proprio. Quella modernità bussa prepotentemente alle porte dell’Europa, da Oriente, da più parti, spezza le vite di bambine, bambini e giovani che non possono difendersi né scappare. Il racconto di queste vite, propinato dalla TV spesso nel suo simulacro di verità, è un po’ come il racconto che apparenti conoscenti di Jacob fanno di lui, partendo da un mucchio di giocattoli, da una nuotata o da una valigia sul treno, con la differenza che quelli che credono di sapere siamo noi, ma in realtà vediamo queste vite scorrerci davanti senza farci nulla.

Beatrice Zippo
Photo credit profilo Facebook della compagnia

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