“Muse ovvero l’infinita sfuggevolezza dell’ispirazione” della Toi Toi Dance Company, la nuova creatura coreografica di Elisa Barucchieri, conduce il pubblico del Teatro Abeliano di Bari verso nuovi affascinanti orizzonti

Quando ci troviamo di fronte a qualcosa che non conosciamo, può capitare che il nostro atteggiamento sia influenzato da un pensiero già formato, da una disposizione d’animo che vive sulla scorta delle nostre esperienze passate e della nostra sensibilità. Il pregiudizio non ha necessariamente una accezione negativa, ma in parte ci condiziona.

Confesso che di fronte alla prospettiva di una serata (parzialmente) all’insegna dell’improvvisazione, ero preoccupata che il linguaggio fosse per me ostico e incomprensibile. E invece.

Invece Elisa Barucchieri, madre e anima di ResExtensa, come un raffinato maestro di cerimonie, ha accolto il pubblico del Teatro Abeliano di Bari accorso a questa particolarissima serata dal titolo “Muse, ovvero l’infinita sfuggevolezza dell’ispirazione“, per la sezione Danza del Festival multidisciplinare Maschere d’Olivo. Ha raccontato con la passione che sempre anima i suoi occhi, i gesti e le parole, la genesi e la preziosità dell’esperienza che avremmo vissuto. Un racconto semplice, ma pieno di bellezza, di amore, capace di incuriosire e predisporre all’ascolto, ad una visione libera da ogni pre-giudizio.

La sua presentazione è stata la narrazione di una esperienza che sarebbe stata unica e irripetibile, la condivisione di un progetto in divenire, di una sfida, di una sorta di jam session non solo tra musicisti, ma tra musica e danza (esperienza rara nel nostro Paese). Le sue parole ci hanno incuriosito, ci hanno invitato ad accogliere l’unicum. Ci hanno regalato occhi e cuore nuovi, capaci di guardare dentro e oltre. Come lei stessa ha detto, è stata una serata ispirata all’incontro delle arti, all’azione creatrice e ispiratrice delle Muse.

L’ensemble si è dato il nome di Toi Toi Dance Company, (espressione che nei paesi nordici precede ogni debutto; sì, corrisponde proprio a quella che state pensando).

Due quadri, e in entrambi i casi con musica live.

Il primo è pura improvvisazione: tre musicisti, Nanni Teot ai fiati, Michele Ciccimarra alle percussioni e Kyoto (Roberta Russo) synth e voce. Se i primi due hanno una consuetudine collaborativa, il loro incontro con Kyoto risale a qualche ora prima dello spettacolo. Eppure tutto scorre, quasi magicamente, e la musica veste la danza di Ahmed Khemis, mirabile danzatore algerino che di recente ha scelto la Puglia come nuova casa. Difficile spiegare a parole il dialogo tra il suo corpo e il fluire della musica. È lui che entra e si fa guidare, ma in altri momenti è lui che trascina e propone un linguaggio diverso. È un racconto, è un rimando continuo, senza momenti di incertezza, in un fluire armonioso.

Il secondo quadro nasce invece da un incontro. “Si sono trovate” dice la Barucchieri a proposito della creatura plasmata da Federica Priore, giovane danzatrice della Compagnia, e Kyoto, qui impegnata oltre che come musicista, anche come voce frenetica e dissacrante, entrambe capaci di suscitare emozioni ancestrali e sensazioni profonde.

Tornando a casa, ho pensato che certe volte il caso, la curiosità, l’apertura, la disponibilità degli occhi e del cuore permettono di scoprire piccoli gioielli, di vivere lo stupore e la meraviglia.

Dovremmo fidarci delle Muse: sussurrano al nostro animo e, se ci lasciamo portare, ci aprono orizzonti sconosciuti, ci regalano una bellezza nuova, diversa, che neanche sapevamo esistesse. Dovremmo fidarci di chi con le Muse sembra abitualmente dialogare, di chi lavora con la pazienza di un artigiano e la magia dell’illusionista. Il sogno viene sempre fuori da un baule pieno di impegno, fatica, lavoro, passione. Solo da lì si parte per volare alto. L’improvvisazione, in definitiva, è l’insieme di frammenti mille volte provati, giocati, abitati, che si uniscono alla fine in una combinazione nuova, unica, irripetibile.

Dovremmo fidarci di Elisa Barucchieri: anche quando non è presente sul palco, è anima e grembo per sperimentare nuovi linguaggi, per cercare nuovi percorsi, per offrire nuove occasioni.

Imma Covino

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