La resistenza silenziosa del ‘soldato’ Delia in “C’è ancora domani”, lo strabiliante film che segna il debutto alla regia di Paola Cortellesi

E senza scudi per proteggermi
né armi per difendermi
né caschi per nascondermi

o santi a cui rivolgermi
con solo questa lingua in bocca
e se mi tagli pure questa
io non mi fermo, scusa,
canto pure a bocca chiusa
.
Guarda quanta gente c’è
che sa rispondere dopo di me
a bocca chiusa.”

Finalmente ho visto il film “C’è ancora domani“, l’esordio registico di Paola Cortellesi.

Un film potente. Un film intenso. Un film ironico. Una ennesima celebrazione delle donne? No, o, meglio, non solo; semmai uno sguardo su due mondi, reduci da una guerra (ma quante altre continuiamo a subirne?) che ancora faticano ad incontrarsi, che ancora non riescono a riconoscere, in questa mia Italia cosi traballante, l’enorme coraggio delle donne che si immolarono, silenziosamente, per cercare un nuovo inizio.

Un film in bianco e nero, forse per creare immediatamente un’atmosfera o forse perché i ricordi sono spesso monocromatici, non si può percepirne il colore, ma solo l’emozione. O bianca come la speranza e nera come la fame che, in fondo, sono lo specchio dell’Italia del dopoguerra. O solo, molto semplicemente, per omaggiare il grande cinema del neorealismo.

Un film su un passato mai passato, anzi terribilmente presente, una storia che è conseguenza del patriarcato, come tante storie odierne che, di quei padri, sono figlie. E’ stato come entrare nei ricordi che la mia mamma mi raccontava – alcuni dei quali li avrei ritrovati scritti nei libri di storia – per salvarmi dalle brutte verità che avrei scoperto con il tempo, quello dedicato alla conoscenza dei fatti, quello degli altri racconti, adesso così attuali, che non leggi nei manuali di scuola.

Un film in cui specchiarsi, perché ognuna di noi si è sentita almeno una volta come Delia, vittime della violenza verbale e della prevaricazione maschile, sottile o evidente, ammorbate da quel male che ancora striscia tra di noi.

Un film sulla cura e la gentilezza delle donne, tra le donne e per le donne, e che, proprio per questo motivo, ogni uomo, se tale si considera, deve vedere.

Un film emozionante, perché le emozioni, anche quelle nascoste o quelle violente, la Cortellesi è riuscita a proporle in poesia, con la musica che tutto racconta senza farlo vedere, riuscendo a parlare anche a bocca chiusa, e dice tanto anzi troppo, perché il coraggio non è solo quello delle grandi azioni, ma anche quello dei piccoli gesti gentili e degli abbracci.

Un film sul rapporto tra madri e figlie, conflittuale ma unico, in cui il futuro si cerca di costruirlo in due, mai da sole. Perché le scelte sbagliate non devono essere tramandate. Mai.

Io oggi canto in mezzo all’altra gente
perché ce credo o forse per decenza
che partecipazione certo è libertà
ma è pure resistenza”

Un film iconico.

Un film sul futuro, sul domani che era ed ancora è pieno di aspettative e speranze, alcune purtroppo non realizzate.

Un film sulla libertà. Libertà negata nel quotidiano, ancora in molti angoli di questo mondo. Dove tutto si sa, ma – non so come – si riesce a continuare a vivere facendo finta di non vederle o saperle.

Ma si, dai, c’è ancora domani, quella speranza che si può realizzare facendo la scelta giusta. Anche se è difficile. Meno difficile se si è tutte insieme, come compresero tutte le donne del ’46, e per questo non mi stancherò mai di ringraziarle, a partire da mia mamma Clelia.

E le parole, sì lo so, so’ sempre quelle
ma è uscito il sole e a me me sembrano più belle
scuola e lavoro, che temi originali
se non per quella vecchia idea
de esse tutti uguali”

Gli straordinari sceneggiatori, Furio Andreotti e Giulia Calenda con la stessa Cortellesi, sono riusciti a conciliare due registri inconciliabili, commedia e dramma, di cui la singolare e interpretazione di Paola riesce ad essere delizioso collante. E non sorprenda la scelta del registro da commedia, quasi a raccogliere il diktat di Italo Calvino che, pur avendo vissuto in prima persona la tremenda esperienza della guerra avendo militato nella Resistenza, amava dire “prendete la vita con leggerezza, che leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore”; così gli sceneggiatori arrivano ad esorcizzare la paura e la violenza con sopraffina e geniale ironia.

Non da meno, c’è una attenzione particolare alle scelte della colonna sonora, spesso anch’esse spiazzanti, che passano da “Aprite le finestre“ di Fiorella Bini a capolavori come “La sera dei miracoli” del grande Lucio Dalla o “M’innamoro davvero” di Fabio Concato o ancora “Perdoniamoci” di Achille Togliani o “A bocca chiusa” di Daniele Silvestri, il cui testo ci ha accompagnato per tutto l’articolo, protagonisti nelle scene di muto, spesso le più intense, come a sottolinearne l’effetto.

Nel cast, tutti attori eccezionalmente bravi, a partire da Valerio Mastrandrea, nella parte dell’odioso e ottuso marito di Delia (penso che passerà molto tempo prima che possa riuscire a trovarlo ancora simpatico e piacevole, perché davvero è perfetto nello stereotipo del maschio medio ignorante, maschilista e violento) e l’altrettanto disgustoso suocero (come si dice? Tale padre, tale figlio!) Sor Ottorino interpretato dal grande Giorgio Colangeli, cui si contrappongono la dolcezza e la rabbia della giovanissima figlia di Delia, Marcella, interpretata da una strabiliante Romana Maggiora Vergano, e la complice amicizia di Marisa, magnificamente resa da Emanuela Fanelli. E, non per ultima ma su tutti, l’immensa Paola Cortellesi che, come ha detto lo stesso Mastrandrea, ormai è l’Uma Thurman italiana.

E qui mi taccio, altrimenti racconto tutto il film, lo spoilero, come si dice oggi, mentre il compito che mi ero imposta era quello di trasmettere le emozioni che mi hanno assalita per tutta la durata del film.
Io resisto a questo istinto, ma voi andate a vederlo, tutti, adulti e adolescenti, donne e uomini.

Maurizia Limongelli

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2 commenti su “La resistenza silenziosa del ‘soldato’ Delia in “C’è ancora domani”, lo strabiliante film che segna il debutto alla regia di Paola Cortellesi

  1. Nicola Raimondo Rispondi

    Gentmo Maurizia il film è notevole e mi ha coinvolto molto. La critica cd ufficiale lo ha travolto parlando in buona sostanza di un bieco femminismo e il ritorno ad un pseudo realismo. Per me, che sono del genn 1944, e’ un tragico salto indietro per ricordare anzi registrare cosa hanno fatto le donne, trattate da vere schiavr, nel vincere la prima battaglia quella del voto alle donne senza la quale non avremmo avuto la Repubblica. Afflui l’89% delle aventi diritto e furono determinanti nella vittoria. Il resto l’ho scritto su F. B. e ad esso rinvio per i limiti spaziali di cirano post. Grazie complimenti vivissimi. Nicola Raimondo

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