Il cuore dei baresi batte all’unisono con Fiorella Mannoia: sold out del Teatroteam per la tappa locale de “La versione di Fiorella Tour 2022”

La voce di Fiorella Mannoia trafigge la memoria, evoca una sonorità antica, classica, regala le stesse sensazioni che davano i versi del Leopardi o del Carducci quando si cercava di capire la vita attraverso la poesia.” (Franco Battiato)

Un’antica – e mai risolta – diatriba divide da sempre il popolo – soprattutto italico – dei fruitori di musica; ci si arrovella sulla questione se sia l’abilità di un interprete a rendere immortalare una canzone oppure se siano taluni brani, baciati dalla folgorazione dell’Arte compositiva, ad esaltare le doti degli esecutori. Gli esempi si sprecano in una e nell’altra fazione e sono pochi, se non esiguissimi, i nomi che mettono d’accordo tutti: Fiorella Mannoia, ad esempio, è ai primi posti – se non al primo – di questa speciale classifica. Classe da vendere e gusto sopraffino, Fiorella è, da tanti anni ormai, l’incontrastata icona della musica italiana di altissima qualità, al punto da esserne divenuta l’Interprete per antonomasia, perché non vi è canzone che sia toccata dalla sua ugola e non diventi perfettamente sua, al punto da far dubitare della paternità quando l’autore tenta di riappropriarsene. Non occorrono arrangiamenti sconvolgenti o innovativi, super produzioni, effetti speciali o altre diavolerie: a rendere maestosa una canzone bastano la sua capacità di prendere per mano l’ascoltatore, conducendolo in mezzo alle emozioni che le parole e la musica vogliono trasmettere, e la sua innata personalità, che dona un’impronta assolutamente unica ad ogni interpretazione, senza accontentarsi mai di rifare il verso all’originale, anche quando affronta cover di brani già celeberrimi.

In concerto, poi, la sua carica emotiva è palpabile, ammaliante, avvolgente e travolgente, come ha potuto ancora una volta appurare il pubblico che affollava in ogni ordine di posto il Teatroteam nella tappa barese, organizzata da Vurro Concerti, di questo “La versione di Fiorella Tour 2022”, il primo dopo il lockdown pandemico, la pubblicazione dell’ultimo album “Padroni di niente” e la conduzione del fortunato programma andato in onda in seconda serata su Rai3, di cui il concerto riprende titolo ed ambientazione, anche scenografica.

A capo di una band di sei elementi, guidata dal percussionista Carlo Di Francesco, che si è occupato anche di tutti i nuovi arrangiamenti, e composta da Diego Corradin alla batteria, Claudio Storniolo al pianoforte e alle tastiere, Luca Visigalli al basso, Max Rosati e Alessandro “Doc” De Crescenzo alle chitarre, la Mannoia ha proposto – come sempre – un set di sicuro impatto, attingendo a piene mani al suo ormai sterminato repertorio ed ai brani scoperti e riscoperti in occasione dell’impegno televisivo, come, ad esempio, la splendida “Crazy Boy”, che Samuele Bersani le regalò tempo fa ma che lei ha eseguito di rado, “Amore fermati” del compianto Fred Bongusto, “Cercami” di Renato Zero, “Io vivrò senza te” del fantastico duo Mogol / Battisti e la divina “Princesa”, tratta da “Anime salve”, l’ultimo capolavoro – senza eguali – del nostro Faber De Andrè, composto a quattro mani con Ivano Fossati.

Dal suo ultimo album, Fiorella estrae la title track e “Si è rotto”, mentre attinge alla appena precedente produzione di inediti per proporre “Combattente”, “Nessuna conseguenza”, “Il peso del coraggio”, che prende un applauso a scena aperta per i chiari riferimenti agli oscuri tempi di guerra che ci è dato in sorte di vivere, “Siamo ancora qui”, “Che sia benedetta” e “Perfetti sconosciuti”, dalla colonna sonora del film cult di Paolo Genovese. Dall’album omaggio a Lucio Dalla ripropone “La casa in riva al mare” e “Cara”, ancora più bella – ove possibile – nella versione con il solo accompagnamento di due chitarre acustiche, per poi tornare ai suoi evergreen, tra cui non possono mancare “Come si cambia”, “I treni a vapore” di Fossati, “Sally” di Vasco (che sentenziò “l’avevo scritta per lei e non lo sapevo”) e l’immancabile finale su “Il cielo d’Irlanda” di Bubola, con tutto il Teatroteam a cantare all’unisono e finanche a tentare improbabili passi di danza.

Ecco quello che fa Fiorella: fa in modo che il cuore del suo popolo palpiti insieme al suo, sempre, indissolubilmente, splendidamente empatica, qualità che pochi artisti di questi tempi possano vantare, al punto che, esclusivamente per assecondare la richiesta di uno spettatore, muta la scaletta, improvvisando, di fatto, una splendida versione per voce e chitarra di “Terra mia” di Pino Daniele, certamente memore del mitico tour in quartetto con De Gregori, presente nella selezione con “Generale”, e Ron. La verità è che alla Mannoia ormai sentiamo di poter concedere tutto, di poterci fidare, di poterle affidare le nostre emozioni e le nostre speranze, certi che saprà custodirle e farne tesoro; così, – e valga per tutte – quando intona “Quello che le donne non dicono” del miglior Ruggeri, non vi è donna che non sia sul palco con lei a cantarla, come non vi è uomo che non comprenda un po’ di più l‘universo femminile, prima di tornare al freddo, al buio ed ai venti di guerra che ci attanagliano fuori dal teatro.

Pasquale Attolico
Foto dalla pagina Facebook di Fiorella Mannoia

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