“Gli occhi di Tammy Faye”: da una storia vera, un film dallo sguardo attento sul mondo della telepredicazione e le sue aberrazioni

Agostino, irreprensibile ed ottuso segretario generale dell’OIMP (Organizzazione Internazionale della Moralità Pubblica), sembra un burocrate censore moralista ai limiti dell’assurdo, ma è in realtà un losco individuo che fa la tratta delle bianche e tenta di ingraziarsi l’influente presidente dell’organizzazione corteggiandone la figlia racchia. Nonostante venga smascherato, riuscirà a prendersi una rivincita mettendo alla berlina i capricci del presidente.
Questa la trama del film “Il Moralista” (1959) di Giorgio Bianchi con De Sica, Sordi, Fabrizi e la Valeri.

Non è il film che ho visto ma, paradossalmente, la trama della vita fu rappresentata in maniera cinica e satirica in quel film e interpretata nella vita reale nel recente “Gli occhi di Tammy Faye“.
Due persone di origini economicamente scarse si incontrano e sviluppano la loro relazione e la loro vita all’insegna di un dio che ama i ricchi più di chiunque altro. Gli occhi di Tammy però sono sempre spalancati e attenti e cercano, almeno in apparenza, l’amore in qualunque essere umano. Una personalità complessa, cresciuta in una famiglia quasi del tutto assente dal film (almeno per fratelli e sorelle) tranne una madre autoritaria, figura di riferimento e al tempo stesso di contrasto, che domina la psiche di Tammy, la quale cerca sempre la sua approvazione senza mai riceverla espressamente.
A lei, e a tutti quelli che la circondano, Tammy chiede amore e attenzione costantemente con pazienza e dolcezza.
La vita la premia ma, come quasi sempre accade, le storie d’amore non sono eterne e le cadute costringono ad una risalita spesso faticosa. Soprattutto se sei sposata con un predicatore attento più ai soldi che alla fede che ti costringe a piangere in diretta in televisione per ottenere sempre maggiori donazioni e coprire i buchi di bilancio.
Tammy, però, ha una fede incrollabile in Dio e soprattutto in se stessa.
La sua voce, il suo amore dato a tutti, anche a costo di scandalizzare i telepredicatori per la sua trasmissione sui gay e l’AIDS, le consentiranno finalmente di ritrovare la sua strada e i suoi amati fedeli/spettatori nel nome dell’America, “il più bel posto del mondo”.

Per una volta abbiamo una traduzione fedele del titolo originale (The eyes of Tammy Faye) che, come spesso accade è la chiave di lettura del film.
E’ lei la protagonista indiscussa del film, non solo sotto l’aspetto recitativo, ma per la visione che il regista dà all’intera storia, vera, qui raccontata.

Diretto da Michael Showalter e intrepretato da Jessica Chastain e Andew Garfield, il film ci introduce nell’impressionante (soprattutto per noi) mondo della telepredicazione USA, delle mille interpretazioni del Vangelo e della sua commercializzazione
espressa, il tutto visto, per l’appunto, dagli occhi di Tammy.
La rappresentazione della religione come spettacolo, le prediche e le trasmissioni create per impressionare e coinvolgere emotivamente gli spettatori che, in stato di inferiorità rispetto al mezzo, sono portati a “donare” alla congregazione per salvarsi e, anche, conquistare il paradiso (vi ricorda niente?).
Il successo genera vertigine soprattutto se, sotto l’apparenza della perfetta coppia “carismatica” (nel senso di setta religiosa e per l’effetto che fanno), in realtà ci sono quasi tutti i presunti difetti che si condannano in pubblico.

Il regista e gli attori sono poco conosciuti in Italia, ma confezionano un film di grande interesse e la Chastain interpreta Tammy in maniera molto convincente e coinvolgente, senza esagerazioni, ma senza alcuna remora di sé.
Una segnalazione speciale al trucco che si modifica nel corso del film, stravolgendo fisicamente la protagonista che si trasforma sotto i nostri occhi fino a diventare quasi irriconoscibile (almeno rispetto alle prime immagini).
Da vedere.

Marco Preverin

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