La resistenza è un superpotere per “El Grito”, il Circo per grandi e piccini al Teatro Kismet fino al 6 gennaio

Come faccio a spiegare che le cose sono diverse oggi, attorno è tutta oscurità, e nessuno fa rumore. Che storia triste, di cui nessuno sembra curarsi.” (Cerrone, “Supernature”)

Negli ultimi anni, il circo è diventato un corpo collettivo su cui si combattono battaglie di civiltà. Da tempo, parte della società civile si batte sia contro le affissioni selvagge che insozzano i muri quando una delle storiche compagnie sta arrivando in città, che, soprattutto, contro lo sfruttamento e il maltrattamento degli animali, spesso detenuti in condizione di igiene precaria, ma anche esposti alla violenza, per il ludibrio di sempre meno spettatori. Laddove, a questo punto, il cambiamento è una necessità improcrastinabile, l’esigenza è quella che il circo si riconduca alla sua nobiltà artistica originaria, quella basata sull’espressione del corpo e sulla diversità, talora esasperata, dei fenomeni che ne fanno parte.
Per decenni, Le Cirque du Soleil si è fatto capofila di questa istanza, smembrandosi e decuocendosi in innumerevoli altre forme. Di recente, abbiamo visto nel film “Freaks Out” di Gabriele Mainetti quanto i prodigi del corpo siano nulla se non si sanno saltare e possono essere addirittura dannosi se trattati con odio.

Contro la massima forma di odio, la furia fascista, rifulge il Circo Magnetico Libertario in scena a “El Grito”, da un’idea della compagnia maceratese omonima, lo chapiteau esterno al Teatro Kismet, nello spazio denominato Opificio delle Arti. Di un ricco programma partito il 16 dicembre, la produzione conclusiva è “Uomo Calamita”, in scena fino al 6 gennaio 2022. Scritto e diretto da Giacomo Costantini, con il testo originale di Wu Ming 2, protagonista assieme allo stesso Uomo Calamita e al musicista Fabrizio “Cirro” Baioni, che cura anche le musiche, lo spettacolo annovera Luca Pakarov alla consulenza drammaturgica, Beatrice Giannini ai costumi e Domenico De Vita alle luci.

Il pubblico viene accolto da musica swing italiana anni Trenta, come diffusa da un grammofono.
Nessuna traccia della brecciolina, mista a paglia, fango e puzza di animali rinchiusi, che da bambina mi ha dato il disgusto del circo, ma un tappeto di foglie autunnali, un’atmosfera decadente e affascinante cui manca solo del cibo da luna park per essere perfetta.
La storia fantastica del Circo Magnetico Libertario si intreccia a molteplice filo con quella reale della Libera Repubblica del Corniolo ed è incentrata sulla figura di un supereroe della resistenza, l’Uomo Calamita, che con le sue doti sovrannaturali proverà a salvare se stesso e la vita della piccola Lena e di suo padre (lo stesso Wu Ming 2) dai nazifascisti, particolarmente asfissianti nei mesi che hanno preceduto la liberazione.

È qui che l’Uomo Calamita sfodera numeri che combinano il suo superpotere con una forma atletica sorprendente, tra un ferro da stiro sul pettorale, una fila di cucchiai sul viso e un’accetta di traverso sull’addome, tra una sedia che lo protegge su un tetto e piegamenti al limite dell’umanamente credibile. Perfino la danza diventa potenza: uno dei numeri prevede un tip tap, che in realtà è un flamenco, che in realtà è salto della corda, che in realtà è kung fu.

Il risultato è una narrazione leggibile a plurimi livelli, come solo una bella storia sa essere. I bambini si incantano di fronte alle prodezze di illusionismo e giocoleria. Gli adulti si emozionano davanti al racconto partigiano. Tutti rimangono impressionati dal sogno di perfezione fisica incarnato dall’artista. Le musiche di Cirro, alla batteria e all’elettronica, offrono una chiave di lettura finanche più raffinata, quasi fetish, ai movimenti.

Lo spettacolo trova il suo climax, lasciando senza parole grandi e piccini, nella riproduzione del numero di Houdini, quello della fuga in manette dalla teca blindata piena d’acqua.

Personalmente, trovo che il vero tocco di originalità sia dato dagli strumenti musicali, figli delle idee e delle mani di Simone Alessandrini: uno xilofono suonato con gli stessi attrezzi della danza, ma soprattutto una “Macchina ammazza-fascisti”, che trasforma il corpo dell’Uomo Calamita in una fisarmonica steampunk di sapore frankensteiniano, mediante un complesso di pedali, mantici e tastiere.

Con tutta probabilità, diffondendo musica, grazia, letizia, quello strumento li ammazza davvero, i fascisti. Chissà se ci riuscirà anche l’Uomo Calamita, e chissà se riuscirà ad avere salva la propria, di vita.

Il futuro ti insegna a stare da solo, il presente a soffrire di paura e freddezza, così se posso sparare ai conigli, posso pure sparare ai fascisti” (Manic Street Preachers, “If you tolerate this, your children will be next“)

SPOILER ALERT
L’Uomo Calamita, che ha vinto i fascisti, lo ha fatto a prezzo della sua vita. La resistenza e i poteri sono vinti dalla fame e dal freddo (Probitas laudatur sed alget, Decimo Giunio Giovenale). Il suo corpo è profferto al cielo, le scie del trascinamento del suo cadavere bagnato paiono di sangue, mentre la musica swing torna a librarsi nell’aria.

Beatrice Zippo
Foto di copertina Beatrice Zippo
Altre foto tratte dalla pagina facebook “Circo El Grito”

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