“Io sono Lucrezia” del collettivo “Dominae Ensemble”: una girandola di musiche, danze e parole che catapulta il pubblico alla corte della famiglia Borgia

Un nuovo debutto, dopo i blocchi della pandemia, al Chiostro San Giovanni Bosco di Triggiano (BA), per “Io sono Lucrezia”, lo spettacolo di musica, testi e letture dedicato a Lucrezia Borgia, con strumenti, costumi e danze del tempo della nota famiglia italiana di origine spagnola.

Il collettivo “Dominae Ensemble” annovera Valeria Polizio e Maria Luisa Dituri, entrambe soprano, Annarita Lorusso al violino storico, Paola F. la Forgia alla viola da gamba, Beatrice Birardi alle percussioni e Eloise Ameruoso al clavicembalo; per l’occasione, si sono aggiunti al gruppo Nicola Pappalettera al cornetto e Pierluigi Ostuni alla tiorba
e chitarra spagnola, mentre Ada Martella e Lory Porcaro allietano con le loro danze la pièce, ulteriormente impreziosita dalla voce recitante di Marileda Maggi, alle prese con i testi originali di Mariano Rizzo.

I componimenti rinascimentali, ritrovati ed eseguiti dalle soprano e dai musicisti, sono di Guglielmo Ebreo, Bartolomeo Tromboncino e Marchetto Cara, della corte di Lucrezia Borgia, recuperati da “Dominae Ensemble” attraverso un intenso lavoro di ricerca, studio e trascrizione. L’analisi filologica vive anche nella redazione dei testi, curati meticolosamente, con un ribaltamento consapevole della figura controversa di Lucrezia Borgia (1480-1519), che vive nell’immaginario popolare come incestuosa, avvelenatrice, spietata e priva di scrupoli. Il lavoro di Rizzo è volto alla scoperta del lato luminoso di Lucrezia, un lato senza il quale l’aura dark, nota al grande pubblico, non potrebbe esistere. Ne emerge una donna “captiva” nell’etimo, assieme ingabbiata nel sistema e decisa ad aggredirlo, mediante un’assertività e un’ambizione dipinta dai secoli come sete di potere, non senza una massiccia dose di misoginia.
La recitazione in prima persona ad opera della voce (di) Marileda Maggi, che scolpisce i registri delle varie fasi esistenziali, delinea il perimetro di Lucrezia, “Figlia di nessuno, Moglie di tutti, Signora di niente, Donna dei veleni, Fiamma di candela”, morta a soli 39 anni.

Il risultato è un’occasione di convivialità, ben gustata dal pubblico, che si ritrova catapultato in una girandola di musiche, danze, parole, un viaggio nel tempo che non manca di appassionare, tra una rosa rossa, un canto rinascimentale e un gioiello d’epoca.
Mariano Rizzo, autore dei testi, paleografo, archivista e restauratore di libri antichi, al suo secondo libro, si rivela un narratore delle donne le cui sfumature agiografiche riescono ad investire finanche Lucrezia Borgia. Gli abbiamo chiesto come sia stato affacciarsi al racconto di Lucrezia, e ci ha rivelato di essere andato oltre la fonte bibliografica e la credenza popolare, pur nella difficoltà, per un uomo, ad entrare nella psiche di una donna, per di più con tale fama. In questo senso, Rizzo ha cercato di essere innovativo, per offrire un punto di vista, se non proprio abilitante, quantomeno profondo, disseppellendolo dalla coltre di maldicenza dei secoli.

Perché, e così si conclude “Io sono Lucrezia”, “il vero veleno sono le parole!”.

Rizzo ci informa anche che nel weekend, 17 e 18 luglio, “Io sono Lucrezia” toccherà l’Auditorium GOS di Barletta (con l’associazione cultura e musica “G. Curci” e il patrocinio di Puglia Sounds), per poi prevedere date settembrine a Capurso (BA), Montalbano Jonico (MT) e Matera.

Beatrice Zippo

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