“L’ultimo Paradiso”: sospeso tra gli ulivi della Murgia, il film di Rocco Ricciardulli, prodotto ed interpretato da Riccardo Scamarcio

La Puglia torna sullo schermo!
Da venerdì 5 febbraio, sulla piattaforma Netflix è possibile trovare “L’ultimo Paradiso“, girato tra Bari e Gravina sotto la direzione di Rocco Ricciardulli e prodotto e interpretato da Riccardo Scamarcio (anche co-sceneggiatore).
Grazie a una produzione firmata Lebowski e Silver Productions, la nostra solare regione torna ad ospitare registi, attori e produttori e, questa volta, non nei suoi ormai famosi posti di mare, ma nei luoghi altrettanto magici, selvaggi e profumati della Murgia.

Il film, tratto da una storia vera, è ambientato nel Sud Italia degli anni Cinquanta e narra vicende macchiate dal caporalato, dalla violenza (anche sessuale), dal maschilismo, dallo sfruttamento. È una storia di amori, sogni, ambizioni e riscatto.
Il protagonista è Ciccio Paradiso (Riccardo Scamarcio), marito e padre quarantenne, che, però, improvvisamente s’innamora di Bianca (Gaia Bermani Amaral). La loro è una relazione proibita, tra un uomo sposato e la figlia del proprietario terriero Cumpà Schettino (Antonio Gerardi), un amore che sarà la forza motrice dell’intera vicenda, condita di segreti e dall’andamento apparentemente prevedibile nella prima parte, finché un colpo di scena non risveglierà l’interesse dello spettatore lasciando aperti nella sua mente diversi possibili finali e, quindi, ridestando il desiderio di capire come andrà a finire.

Una volta cliccato play, dopo il “tum tum” della N rossa e la sigla di Mediaset, la colonna sonora composta da Pasquale Ricciardulli (arrangiamento di Federico Ferrandina) ci attira verso un’atmosfera bucolica, accompagnata dalle risate dei due innamorati che giocano tra gli ulivi e un “Ciccio no’ fa’ u’ scem’” che colloca geograficamente la scena. Ciccio e Bianca vivono le emozioni di un amore segreto, quasi adolescenziale. Lui vorrebbe andar via, verso un posto migliore, “Non possiamo morire qua”, dice , e Bianca lo seguirebbe ovunque, andando contro il volere di un padre infido e contro la morale sociale, che giudica gli amori infedeli, ma si arrende allo sfruttamento e alla violenza.

Con i due protagonisti passeggiamo sui muretti a secco, assaporiamo baci che profumano di terra, di ulivi, di fieno e danziamo all’ombra degli alberi, nascosti al mondo circostante, sulle note di una canzone francese suonate da un giradischi blu.

Bianca: “Che disc’?”
Ciccio: “Che ne sacc’, è francese”
Bianca: “È bella però”
Ciccio: “È bellissima” 

È un film che contempla anche lunghi silenzi, ma è soprattutto un film ricco di musica e di paesaggi. È lei, la natura, uno dei protagonisti indiscussi di questa pellicola, una natura con cui e attraverso cui comunicare, luogo di confessioni, omicidi e amori.

Il posto in cui ci troviamo è l’area naturalistica di Capotenda, parco di Gravina, ubicato a ridosso del Torrente Gravina. Elemento simbolo del parco è il Ponte Viadotto-Acquedotto della Madonna della Stella, ben visibile anche all’interno del film.

Tanti dei fotogrammi che la nostra mente può catturare, sono dei piccoli quadri, dove ogni dettaglio porta un messaggio che si riferisce a un personaggio o al tempo o al luogo. Nulla è casuale. Il libro “La luna e i falò” di Cesare Pavese, ad esempio, appare riposto in  una valigia e non sembra messo lì a caso se si pensa alle parole di Anguilla, protagonista del romanzo: “Un paese vuol dire non essere mai soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo che anche quando non ci sei resta ad aspettarti […] Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via”. Quel paese che, insieme al desiderio di evasione dal Sud e al titolo, sembra quasi richiamare l’opera per antonomasia del poetico Tornatore, “Nuovo Cinema Paradiso”.

L’ultimo Paradiso è un film che, per dirla con le parole dello stesso regista, “in certi punti si astrae, abbandona per un attimo la terra”, soprattutto nel finale.
Ad alcuni spettatori questa caratteristica potrebbe affascinare, ad altri probabilmente farà un po’ storcere il naso, perché si vorranno delle risposte che non si saprà dove andare a cercare.
Ma forse L’Ultimo Paradiso è proprio questo: l’essere sospeso, l’essere inspiegabile e non classificabile.

Elisabetta Tota

1 commento su ““L’ultimo Paradiso”: sospeso tra gli ulivi della Murgia, il film di Rocco Ricciardulli, prodotto ed interpretato da Riccardo Scamarcio

  1. Nicola Raimondo Rispondi

    Bellissima recensione, anzi bellissimo racconto di un film che ho visto e finito di vedere in questo momento (10.02.2021 h.13,15).l’ho sentito così sospeso oltre che nei silenzi, anche e soprattutto tra sogno (un amore impossibile e comunque eterno) e realtà (il caporalato sugli uomini e sulle donne anche violentate). Lo devo rivedere perché si tratta di un film per niente banale. Anzi. Anche se richiama (e non é una notazione negativa) “Nuovo Cinema Paradiso” in alcune scene e per me anche “La meglio gioventu'” nella identificazione/sdoppiamento dei due fratelli Ciccio e Antonio. Ma oltre alle parole di “Ciccio che dava fastidio perché dava speranza ai suoi compagni”, c’é il linguaggio delle nostre terre sicuramente non oleografico le cui immagini tipo foto o quadro, parlano e gridano il dolore e la tragedia che sono tuttora esistenti.

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