Opere cinematografiche da riscoprire: “Il velo dipinto” di John Curran, tratto dall’omonimo romanzo di Somerset Maugham, interpretato da Naomi Watts ed Edward Norton

Ci sono film che vengono stroncati dalla c.d. “critica ufficiale” in maniera tale da non passare nei normali circuiti cinematografici o di trascorrere in essi pochi giorni, si da essere completamente dimenticati.

Tra i tanti che hanno subito tale sorte, preferisco parlare de “Il velo dipinto”, opera cinematografica del 2006 per la regia di John Curran, interpretato e persino prodotto dagli attori australiani Naomi Watts ed Edward Norton, tratto liberamente dall’omonimo romanzo di Somerset Maugham. Vinse solo il Golden Globe Alexander Desplat per la colonna sonora del film. E lì si fermò la storia di questa autentica chicca cinematografica, di questo film estremamente delicato che ha il grande pregio di restituire allo spettatore l’esperienza di una lettura diretta del libro, a cui rimane fedele, almeno nelle atmosfere e nei dialoghi.

La storia.
Kitty, una giovane donna della borghesia inglese in età da marito, sposa Walter Fane, un medico specializzato in batteriologia che nutre per lei un sentimento profondo.
Dopo il matrimonio, contratto per compiacere la madre, Kitty si trasferisce con Walter a Shangai, dove, annoiata, cede alle lusinghe di sir Charles Townsend, vice console maritato e padre di due figli, tradendo suo marito.
L’adulterio viene presto scoperto da Walter che, ferito, decide di rivalersi conducendo la moglie al villaggio di Mei-tan-fu colpito da un’epidemia colerica.
L’isolamento forzato e le condizioni di morte e miseria in cui versa la gente del villaggio, costringono Kitty a un esame di coscienza che getta sul marito una luce nuova, insomma alla “scoperta” vera di suo marito che poi diventa il “suo uomo”, il “suo amore”, dopo l’adulterio. Commossa dall’amorevole dedizione con cui Walter giorno e notte assiste i malati, Kitty decide di appoggiare la sua missione e di rendersi utile in ospedale. In quel luogo sperduto impareranno ad amarsi e a perdonarsi. E tuttavia Walter muore di colera che aveva tanto curato, cullato da Kitty in una scena finale struggente.
Il figlio che nasce non è di Edward, ma del suo ex amante che Kitty, ritornata in Inghilterra dopo la morte di Walter, incontra e di cui allontana, con molto garbo e freddezza inglese, i maldestri tentativi di riallacciare la relazione. Kitty non è più la Kitty dell’inizio del film. E’ ora una “donna”, un’”altra donna”, completamente trasformata dall’amore vero, dalla malattia e dalla tragedia delle morte di suo marito di cui non aveva colto le doti di uomo e di innamoramento nei suoi confronti.

Il significato del libro e del romanzo: la vita oltre la morte.
Lo confesso: non sapevo dell’esistenza di un precedente film in bianco e nero del 1934, interpretato da Greta Garbo, tratto  da un romanzo di Somerset Maugham (meno male perché la sua lettura mi avrebbe condizionato).
Ma, anche alla luce dell’ingombrante confronto con il suo predecessore, non riesco a spiegarmi il perché di tanta critica negativa verso un tipo di film dove c’é tutto.
La prima vita (quella “leggera”) di Kitty; l’amore di  Walter (che non  odia la moglie per il tradimento, ma solo se stesso per averla tanto amata in passato); la seconda vita di Kitty dopo il contatto con la morte; la strage del colera e la morte; la vita (il figlio che nasce) che va al di là della morte di Walter; la vera vita, quella che Kitty  “incontra” con Walter nella scoperta giorno per giorno, attimo per attimo di chi e di cosa ha di fronte: un uomo niente affatto mediocre, come mediocre si convince di essere lei. Anzi, uno che critica le suore che al pari degli altri (gli inglesi) sono lì in Cina per prendere qualcosa e lui invece per dare.
Walter senza fucile, ma armato solo dei suoi strumenti di medico.
C’é quindi l’amore che si costruisce ogni giorno in maniera non fatua, non banale, la condivisione di un progetto di vita e di morte. Da questa condivisione finale ne esce fuori una persona diversa, un personaggio, quello di Kitty, di indubbio spessore al pari di Walter la cui morte viene vissuta non già come atto eroico, ma come il naturale dispiegarsi degli eventi della vita, quel velo dipinto che discopre la nostra vita, dopo il peccato e il perdono.
Una storia raccontata in maniera magistrale, con ritmi volutamente lenti, al pari della lenta agonia della morte in una terra dove anche il paesaggio deve scorrere notoriamente lento, per essere sentito come parte integrante della storia tra Kitty e Walter.
Misuratissima e nondimeno efficace, a livelli ottimali, l’interpretazione di Naomi Watts e di Edward Norton, tanto convinti della storia e della loro sofferta recitazione da essere anche i produttori della pellicola.

Mi ha accompagnato, questa storia, negli intimi e nascosti recessi del sentire umano, nello scrigno più profondo dei nostri sentimenti, dove il senso della vita é una morte non misera ed una vita che vale la pena di essere vissuta come quella di Kitty e Walter.
La trasposizione di un libro in un film è qualcosa di molto difficile e delicata. 
Ma tuttavia su una cosa regista e scrittore sono d’accordo: l’infedeltà non comporta necessariamente la rovina. Basta “s-velarsi”, privarsi, appunto, di quel velo dipinto e trovare la strada del perdono. Il film è accompagnato, se non circondato, da un paesaggio, quello cinese, non assolutamente oleografico e molto consustanziale, perfettamente aderente alla storia narrata, e poi dalle struggenti melodie di Eric Satie e dalla musica originale di Alexander Desplat che vinse il Golden Globe e l’Oscar. Tutte le altre designazioni furono negate all’Oscar e il film, forse perché autoprodotto dagli interpreti, passò, se passò, per pochi giorni nelle sale cinematografiche gestite dalla c.d. distribuzione ufficiale.

Frasi del film.

La Madre Superiora: “Quando dovere e amore coincidono la grazia di Dio è in te…

Walter: “Non sono venuto qui con un fucile, ma con un microscopio!” 

Walter: “In fondo è stato sciocco cercare l’uno nell’altra qualità che non avevamo.” 

Kitty: “Come se una donna avesse mai amato un uomo per le sue virtù.”

La Madre Superiora: “Dovere? E’ soltanto lavarsi le mani quando sono sporche!

Kitty: “Se la gente parlasse solo quando ha qualcosa da dire, il genere umano perderebbe l’uso della lingua.”

Kitty: “Mi trascinavi in quei sconfinati musei nella tua Venezia e continuavi a blaterare sull’equilibrio prodigioso della laguna e dei suoi sistemi.”

Nicola Raimondo

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