Inaugurazione dell’edizione speciale del Bif&st 2020: la prima in Piazza Libertà. Il Cirano Post c’era.

Si è appena levato il sipario sulla undicesima edizione del Bif&st, il Bari International Film F&stival, che quest’anno ha una diversa collocazione temporale, essendo stato allestito nel rispetto di tutte le restrizioni dovute allo stato pandemico che ancora ci interessa.
Il Cirano Post sarà comunque presente alle manifestazioni, grazie alla nostra Elisabetta Tota che quotidianamente ci condurrà per mano tra i meandri della rassegna cinematografica barese.
Buona lettura.

Ciak, azione!
Sabato 22 agosto il Bif&st vive finalmente la sua serata inaugurale, posticipata di quattro mesi a causa dell’emergenza Covid.
L’undicesima edizione del Bif&st è, dunque, un’edizione speciale, dedicata a Mario Monicelli, il cui volto impera sul palco dell’arena di Piazza Prefettura (Piazza Libertà), con il viso avvolto in un panno rosso e lo sguardo rivolto agli spettatori che cercano il loro posto a sedere sulle note della musica di Ennio Morricone.
Nero e rosso predominano nella piazza allestita e incorniciata dal Palazzo del Governo e dal Teatro Piccinni, sede di altri eventi del Bif&st insieme al Cinema Galleria, all’Arena del Castello Svevo e al Teatro Margherita.

Il primo a prendere la parola è il direttore del Bif&st, Felice Laudadio, che ringrazia la Regione Puglia e la presidente dell’Apulia Film Commission, Simonetta Dellomonaco, la quale, a sua volta, cita i tanti film girati in Puglia nel 2020, tra cui il più recente di Carlo Verdone, ritirato dalle sale a causa della pandemia, e afferma: “La Puglia è guardata con grande interesse dal sistema cinematografico nazionale e internazionale”. Il sindaco Antonio De Caro, invece, ricorda quel video del 10 marzo che ha fatto il giro del mondo grazie ai social media, video in cui passeggiando in una Via Argiro buia e silenziosa, il primo cittadino barese piangeva pensando ai grandi progressi degli ultimi anni e al destino incerto della sua città, e ora, sul palco del Bif&st, confessa di aver temuto “che non ce l’avremmo fatta mai più. Nonostante mascherine, un posto sì e uno no, gel igienizzante e termoscanner, guardarvi da qui è bellissimo”. Seguono i videomessaggi di ringraziamento per i riconoscimenti che la giuria del Bif&st ha assegnato a Pierfrancesco Favino, con il “Premio Vittorio Gassman” come miglior attore protagonista, e a Nicola Piovani, con il “Premio Ennio Morricone” per il miglior compositore. Successivamente, Margarethe von Trotta, presidente del Bif&st dopo Ettore Scola che ne resta presidente onorario, invita a salire sul palco Luan Amelio Ujkaj per il ritiro del “Premio Giuseppe Rotunno” come miglior direttore della fotografia. Margarethe von Trotta prosegue ricordando Federico Fellini e raccontando un aneddoto riguardante un loro incontro casuale in un’agenzia di viaggi a Roma. Ai suoi occhi il regista era un dio, ma la sua umanità si è manifestata quando, per salutarla, Fellini ha sollevato il cappello, ma, a causa di un ciuffo fuori posto, ha voluto ricoprirsi il capo, per poi scoprirlo e ricoprirlo più volte in questa lotta tra galanteria e imbarazzo per la sua capigliatura scomposta.

La serata prosegue con tre proiezioni, di cui la prima è “Il silenzio di Alberto” (5’), tributo a Sordi da parte di Marco Cucurnia che presenta una carrellata di scene mute tratte dai film di Albertone. Solo immagini e musica che evidenziano il potere comunicativo della mimica dell’attore privato della parola.
La seconda proiezione è, invece, un tributo a Ennio Morricone, un documento che racconta “l’arte insostituibile di un grande maestro”, come afferma De Caro, e raccoglie momenti vissuti da Morricone a Bari durante la decima edizione del Bif&st, la sua commozione per la rinascita dalle ceneri del Teatro Petruzzelli, la sua umiltà nel credere sempre di non meritare riconoscimenti e le parole d’affetto per “Peppuccio” (Giuseppe Tornatore).

Infine, viene proiettato il film “La ragazza con la pistola”, capolavoro di Mario Monicelli (1968) girato in parte in Puglia, terra riconoscibile dalle strade strette sormontate da case bianche e affacciate sul mare. Il regista mise in scena con umorismo amaro la cultura siciliana degli anni Sessanta, fatta di rapimenti, “fuitine”, onore e riscatto.
La siciliana Assunta Patanè, interpretata da una inimitabile Monica Vitti, per la prima volta impiegata in un ruolo comico dopo il lungo sodalizio con Michelangelo Antonioni, sedotta e abbandonata da Vincenzo Macaluso (Carlo Giuffrè) parte per la Scozia per riconquistare l’onore perduto. La cultura scozzese prima e quella londinese poi, trasformeranno la protagonista che prenderà parte ai movimenti del ’68, taglierà la sua lunga treccia scura tingendo i capelli di rosso, non indosserà più abiti neri e poserà come modella per il mondo della pubblicità. L’emancipazione femminile sarà la risposta a tutti i suoi problemi, seppur nel finale una piccola vendetta ricorderà a tutti chi è realmente Assunta Patanè. Così, la comicità di Monicelli, ​superato l’impatto con la scena del rapimento e con i tempi lunghi dei film italiani dell’epoca, conquista ancora una volta gradualmente tutto il pubblico, che a fine proiezione lascia la piazza con il sorriso sul volto.

Elisabetta Tota

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