“Genova per noi”: il nuovo incommensurabile dono musicale di Peppe Servillo e Danilo Rea

Chi guarda Genova, sappia che Genova si vede solo dal mare, quindi non stia lì ad aspettare di vedere qualcosa di meglio, qualcosa di più, di quei gerani che la gioventù fa ancora crescere nelle strade. Un porto di guerra senza nessun soldato, senza che il conflitto sia mai stato dichiarato. (…) Abbiamo tutti un cuore arido ed un orecchio al traffico; restiamo volentieri ad aspettare che la nostra stessa casa riprenda il mare: non ci possiamo sbagliare. Sono gerani e non parole d’amore.” (Ivano Fossati)

Quando si ha la fortuna di assistere o, meglio, di partecipare ad un concerto dell’ormai rodatissimo Duo formato da Peppe Servillo e Danilo Rea si ha sempre l’impressione, se non la certezza, di aver ricevuto un dono pregiato, di aver potuto, anche solo per un fuggente attimo, trattenere tra le nostre indegne mani una pietra preziosa di inestimabile valore, osservandola da ogni angolatura, saggiandone le reali infinite potenzialità, lasciandosi inondare e finanche attraversare dalla luce che ne viene irradiata. L’incommensurabile piacere viene poi elevato alla potenza quando si viene in contatto con un diamante ancora grezzo benché già perfetto, circostanza verificatasi nei giorni scorsi grazie all’Associazione “Amici della Musica Orazio Fiume” di Monopoli che ha fortemente voluto inserire nella sua 40° Stagione Concertistica la prima uscita (ma forse sarebbe meglio dire la “data zero”) di “Genova per noi”, il nuovo capitolo di una collaborazione che ha radici antiche e che aveva già creato pagine di ammaliante bellezza anche all’interno del più ampio progetto di Furio Di Castri “Uomini in frac”, dedicato al nostro Domenico Modugno.

Naturalmente, questo secondo genito, a lungo pensato ed accarezzato dai due artisti, che giunge a seguito dell’immenso, costante ed inestinguibile successo che ha baciato “Napoli e Jazz”, concerto che, nel nostro piccolo, ci eravamo già permessi di giudicare come il più sincero degli omaggi alla cultura musicale napoletana, di cui recuperava l’essenza più pura, ha riferimenti più vicini nel tempo, in modo che lì dove, in passato, ci si richiamava alla – spesso remota – tradizione partenopea, qui si evidenziano legami con un passato molto prossimo e, addirittura, contemporanei, se non familiari; i capolavori in scaletta, a parte una piccola concessione all’astigiano Paolo Conte, per il brano che dà il titolo alla performance, ed al livornese – ma genovese d’adozione – Giorgio Caproni, presente con la splendida poesia “Litanìa” che i fratelli Servillo sembrano “rimpallarsi e rubarsi” di spettacolo in spettacolo, portano la firma di genovesi doc come Fabrizio De Andrè, cui Rea aveva già dedicato un magnifico tributo pubblicato nella registrazione realizzata allo Schloss Elmau in Baviera, Luigi Tenco, Umberto Bindi, Bruno Lauzi, Ivano Fossati, con cui lo stesso Rea ha di recente collaborato per la realizzazione dell’album evento con Mina, sino a Gino Paoli, che, come è ormai noto anche alle pietre, ama condividere il palco e le sale di registrazione con il pianista romano.

Ebbene, si può affermare, senza tema di smentita, che “Genova per noi” sia un’altra scommessa vinta dal ‘fantastico duo’, grazie a professionalità, talento ed sensibilità che non hanno pari, con Peppe istrionico, camaleontico, caleidoscopico e carismatico, il migliore tra i pochi che ancora riescono a ‘narrare’, a far ‘vedere e sentire’ le storie contenute nelle canzoni proposte, anche quando le introduce da par suo rivelando tutto lo straordinario lavoro di ricerca che è alla base delle scelte operate, e a farle giungere ben oltre i soli padiglioni auricolari, e Danilo assoluto ed incontrastato signore e padrone delle sette note che riesce a piegare al suo comando, aprendole, dilatandole sino al limite, spalancandone ogni singola fessura per lasciar entrare ogni piccolo raggio di luce ed ogni devastante emozione, sublime anche quando si concede momenti in solo, come l’applauditissima versione di “Bocca di rosa”, ormai un must del suo universo jazzistico.

Nel rinnovato Auditorium del Teatro Radar di Monopoli, gremito in ogni ordine di posto, grazie alla scaletta – ancora in divenire – stilata, dopo la coraggiosa quanto opportuna apertura con “Discanto” di Fossati, sono risuonate, tra le altre, le famosissime note (talmente note da essere spesso cantate dalla platea sotto la coinvolgente direzione del maestro Servillo) di “Ritornerai”, “Un giorno dopo l’altro”, “La canzone di Marinella”, “Passalento”, “La gatta”, “Il nostro concerto”, “Ti lascio una canzone”, “La canzone dell’amore perduto”, “Lontano lontano”, “Dolcenera”, “Arrivederci”, “Che cosa c’è” ed, infine, “Senza fine”, che, a giudicare dalla risposta dall’osannante pubblico, giungeva, più che come l’hit che Paoli dedicò alla Vanoni, come un augurio ed un auspicio per la nuova creatura musicale del duo Rea / Servillo.

Pasquale Attolico

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