La brillante complicità e l’immensa arte teatrale di Peppe Barra e Patrizio Trampetti in scena al Teatro Cilea di Napoli con “I cavalli di Monsignor Perrelli”

Ironia, divertimento, recitazione da manuale, spessore culturale, creatività, saggezza popolare, follia, espressioni grottesche e severe, sono solo alcuni degli ingredienti de “I cavalli di Monsignor Perrelli”, una farsa in musica, che sta riscuotendo molto successo presso il Teatro Cilea di Napoli.

Con Peppe Barra, Patrizio Trampetti, Luigi Bignone ed Enrico Vicinanza, scritto dallo stesso Peppe Barra assieme a Lamberto Lambertini che ne cura la regia, lo spettacolo, che si svolge in due atti, vede protagonista una bislacca e leggendaria figura popolare partenopea che nasce da due monsignori realmente esistiti, Filippo Perrelli e il nipote Pietro.  “Si dice che lo stesso re Ferdinando, e la regina Carolina, attendevano con ansia le visite del caro Monsignore, per cominciare la giornata con qualche sana risata”.  

La pièce, dunque, è ambientata all’epoca della Napoli borbonica di Ferdinando IV; Trampetti, nelle vesti del Monsignore, con maestria e simpatia, offre l’esatta immagine delle caratteristiche del personaggio con le sue follie, il suo surrealismo, i suoi vizietti di gola, la sua divertente ingenuità che rasenta la stupidità, mentre il poliedrico Peppe Barra è Meneca, la governante del Monsignore, personaggio fantastico che, con la sua genialità creativa e la sua espressività disarmante, interviene con diverse modalità nella storia, ora dialogando col Monsignore e ora con monologhi trascinanti e dissacranti durante i quali, tra battute e aneddoti, in napoletano, si rivolge al pubblico, coinvolgendolo e divertendolo, come ad esempio quando spiega con allusioni e doppi sensi le ricette di improbabili manicaretti, i “bucchinotti” con crema e amarena e la “minestra ammaritata”.

In un’atmosfera surreale e onirica, con bei costumi d’epoca di Annalisa Giacci e le suggestive scene di Carlo De Marino, si muovono, dunque, i due personaggi: da un lato il Monsignore con la testa tra le nuvole che, pur essendo aristocratico che ostenta cultura con continue citazioni latine, si comporta in modo infantile e bizzarro, ripetendo gesti, parole mentre strimpella al piano suoni stonati, russando sonoramente e facendo sogni resi visibili dalla recitazione e dagli interventi musicali; dall’altro, la fedele e accattivante governante pratica e con i piedi per terra, che sembra rimproverarlo, ma in realtà con rassegnazione e con affetto materno lo vizia assecondando i suoi peccati di gola e i suoi capricci infantili.

Lo stile è allegro, raffinato, fluido. La bravura dei due attori tiene desta l’attenzione.
La loro arte teatrale, che unisce talento, professionalità e capacità improvvisativa, è arricchita da un legame antico e forte che risale alla svariata attività artistica degli anni settanta, sublimata nella militanza nella Nuova Compagnia di Canto Popolare, e che li rende brillantemente complici.

Interessanti e preziosi sono anche gli interventi musicali, a firma di Giorgio Mellone, dei cantanti/attori Luigi Bignone ed Enrico Vicinanza, che s’intramezzano col canto “recitato”, con quel pizzico di ironia nella gestualità e nei cambi di tonalità della voce che diventa un divertente e vivace contrappunto.

Lo spettacolo si svolgerà a Napoli presso il Teatro Cilea fino al 16 febbraio, ma sono previste rappresentazioni anche in altre città. 

Daniela Vellani  

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