Il Nuovo Testamento della musica nelle mani di una leggenda vivente del pianoforte: Maurizio Pollini ed il “suo” Ludwig van Beethoven per la Stagione della Fondazione Petruzzelli

Un musicista può essere anziano d’età, ma quando si siede al pianoforte deve metter da parte l’anagrafe, nel senso che deve sempre suonare come un ragazzo: se non ci riesce, tanto vale che rinunci. Quando si suona una musica si è assolutamente giovani. Si deve esserlo. Altrimenti è finita!” (Maurizio Pollini)

Per me Pollini è sempre giovane.” (Claudio Arrau)

Un amore infinito, una passione inestinguibile, una ricerca durata tutta una vita e ancora – per nostra fortuna – in là dall’esaurirsi: Maurizio Pollini ed il “suo” Ludwig van Beethoven, le 32 Sonate in particolare, quelle che il compositore Hans von Bülow definì “il Nuovo Testamento della musica”, contrapponendole alle creazioni per clavicembalo di Bach. Composte nell’arco di 27 anni, dal 1795 al 1822, le Sonate pianistiche rappresentano probabilmente il punto più alto della produzione beethoveniana in quanto ad innovazione, ispirazione, genio, estro, fervore e forza visionaria, giungendo, per dirla con Schopenauer, ad una perfetta “idealità della musica”, ad un suono globale che attraversa i tempi, valicandone, se non abbattendone, i confini.

Ascoltare dal vivo il Maestro Pollini, ospite d’eccezione della fantastica Stagione Concertistica 2020 della Fondazione Petruzzelli, eseguire la Sonata n.28 in la maggiore, op.101, e la Sonata n.29 in si bemolle maggiore, op.106 “Hammerklavier”, è sempre un’emozione inenarrabile, come dimostra la febbrile partecipazione del pubblico delle grandi occasioni che ha affollato in ogni ordine di posto il nostro Politeama; oggi, alla bella età di 78 anni, questa leggenda vivente del pianoforte probabilmente ha perso un po’ del suo calore e di quella brillantezza tonale con cui, a soli diciott’anni, stregò Arthur Rubinstein, ma conserva – e finanche continua a sviluppare – una ineguagliabile nitidezza tecnica ed una assoluta padronanza del linguaggio musicale, dedicandosi a dare sempre più risalto agli impercettibili particolari della pagina beethoveniana, così da farne scaturire un suono essenziale, austero, integro, autentico, ma mai pedissequamente fedele al testo, modificando la sua visione espressiva e la sua concezione interpretativa in ragione del trascorrere del tempo; il suo virtuosismo non sfocia mai nell’esibizionismo, la sua eccelsa tecnica non si trasforma mai in ostentazione fine a se stessa, ma si attesta ad ogni nuovo incontro come incessante ricerca, come rinnovata espressione di un linguaggio che si vuole universale.

Anche durante l’appuntamento barese, le sue interpretazioni delle Sonate in programma, cui si aggiungevano gli splendidi bis dell’Allegro iniziale della Sonata 106 e della Bagatella op.126 n.3, sempre di Beethoven, impressionavano per la consueta nitidezza di esecuzione, figlia di quella inalterata luminosità di pensiero che fanno di Maurizio Pollini un genio assoluto dei nostri tempi; la sua immensa Arte padroneggia ancora un equilibrio, una delicatezza ed una poetica talmente elevati che si può solo sedersi, ascoltare ed ammirare.

Pasquale Attolico
Foto di Clarissa Lapolla

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