Il grande jazz tramandato di padre in figlia: il duo delle meraviglie Danilo ed Oona Rea dal vivo a Trani

Da più di quarant’anni, la musica è la mia malattia e la mia medicina, il mio scopo e il mio compito, la mia ragione di essere al mondo, il mio modo di giocare con la vita. Qualunque sia il fuso orario, ovunque mi trovi, quel che è certo è che ancora una volta mi sfiderò, sperando che l’ispirazione arrivi: come la fame, il respiro, l’amore.” (Danilo Rea – dal libro “Il jazzista imperfetto”)

È innegabile: ci sono incontri nella vita che non solo vi lasciano un segno indelebile ma ne mutano le percezioni, le sensazioni, finanche gli orizzonti, ridefinendoli, sviluppandoli, illuminandoli. La prima volta che abbiamo potuto godere della sconfinata Arte di Danilo Rea, ormai risalente a tanti anni fa, è immortalata nella nostra memoria assieme a tutte le successive occasioni di ascolto, prima, e, poi, di condivisione, confronto, confidenze, in una parola – che è, per chi vi scrive, un onore pronunciare – amicizia; ogniqualvolta il Maestro è dalle nostre parti – nel senso che il luogo in cui si esibisce è vicino al nostro anche momentaneo domicilio -, noi accorriamo, certi che assisteremo – ma, forse, sarebbe meglio dire parteciperemo – ad uno straordinario concerto, ambrosia pura versata nelle nostre orecchie, una di quelle cose che vorremmo ascoltare di continuo nella colonna sonora della nostra vita, che si trasforma irrimediabilmente in una irripetibile, sorprendente, irrinunciabile festa.

È stato così anche per il concerto tenutosi in un gremitissimo Teatro Impero di Trani, inserito nel cartellone della terza edizione della rassegna Jazz & Dintorni, a cui Rea si è presentato in assoluto stato di grazia, forte anche della sua recente partecipazione al disco evento di Mina e Fossati, come sempre raggiungendo la perfezione, anzi, spesso, superandola durante le discese ardite e susseguenti risalite sulla tastiera del suo pianoforte, con le sue ritmiche audaci e la sua irraggiungibile inventiva armonica e melodica, così da riuscire a far “sentire” ogni singola nota ed ogni silenzio nascosti nel pentagramma, aprendoli, dilatandoli sino al limite, spalancandone ogni singola fessura per lasciar entrare ogni anche piccolo, ma comunque devastante, raggio di luce.

Ma c’è un motivo particolare che ha reso questo nuovo incontro assolutamente unico ed irripetibile: è stata, infatti, la prima volta che abbiamo potuto ascoltare dal vivo Oona Rea, tra le più promettenti nuove voci dell’italico panorama jazz, già lasciatasi apprezzare da pubblico ed addetti ai lavori anche fuori dai nostri confini. Pur non potendovi, già alla vigilia, essere dubbi sui geni musicali tramandati da cotanto padre, confessiamo che nemmeno nelle nostre più rosee aspettative avremmo potuto immaginare di trovarci di fronte ad un’artista dalla vocalità pienamente compiuta, un’aquila reale cui – forse – manca solo una maggior consapevolezza dei propri ampissimi mezzi per spiccare il grande volo; dotata di una straordinaria tecnica, certamente frutto di un duro lavoro didattico, Oona ha dalla sua doti vocali non comuni, a cui devono aggiungersi una già pronunciatissima personalità interpretativa e, soprattutto, una infinita sensibilità che – a questo punto – non possiamo non definire come il più identificativo marchio di fabbrica dell’intera famiglia Rea.

Gli evergreen presenti in scaletta ricevono nuova luce e diventano solo un pretesto, un prologo, un’introduzione, una sollecitazione, un segnale che il fantastico duo riceve dall’esterno, decodifica e amplifica, con un gusto che davvero pochi sanno avere, trasmettendo al pubblico emozioni difficilmente descrivibili sulla fredda carta; tra le perle estratte dallo scrigno infinito delle migliori melodie di tutti i tempi, vi sono delle gemme di accecante bellezza, tra cui non è possibile non ricordare “Come talk to me” di Peter Gabriel, “Still crazy after all these years” di Paul Simon e, sopra tutte, due creazioni dello stesso Danilo, “Anna e i suoi fratelli”, dedicata all’indimenticabile mamma e nonna Rea, e “Little blue bird”, estratta dall’album “So what” realizzato con Maria Pia De Vito ed Enzo Pietropaoli, le cui esecuzioni toccano in modo indelebile le corde dell’anima di ogni spettatore presente. E se Danilo ci ha ormai abituato allo splendore, rubandoci tutti i possibili superlativi, per cui diventa difficile fotografare la sua esibizione senza ripeterci in sperticate lodi, oggi le luci dei riflettori non possono non essere tutte puntate sulla dolcissima Oona Rea, nella certezza che sia nata una nuova luminosissima stella.

Pasquale Attolico

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