16 ottobre 2019 – Quel 16 ottobre 1943

Era un sabato mattina quel 16 ottobre 1943, un giorno di riposo e di festa (si celebrava la ricorrenza del Succòt, la fine del nomadismo prima di raggiungere la terra promessa) per la comunità ebraica romana.
Alcuni giorni prima erano stati costretti a consegnare oro e gioielli ai soldati nazisti accompagnati nelle case del ghetto dai locali fascisti con in mano il censimento degli ebrei eseguito, qualche anno prima dall’Ufficio Democrazia e Razza del Prefetto La Pera, e la piantina del ghetto. La consegna dell’oro, dicevano, avrebbe evitato la deportazione.
Ne avevano portato via 50 kg.
Ma non era vero, non era servito a niente.

Il rastrellamento del 16 ottobre durò poche ore.
Sanno dove andare a prelevarli.
Bussano alle loro porte in piena notte, le aprono, le sfondano mostrando un biglietto bilingue in cui si impone a quelle famiglie di lasciare le abitazioni in venti minuti.
Devono preparare le valigie e chiudere a chiave le case.

Alle 14 l’operazione è conclusa.

Dei 1259 ebrei condotti nel Collegio Militare di Via della Lungara ne rimangono 1022: alcuni di essi, di razza mista o cristiana, vengono liberati.

I 1022 vengono stipati sui 18 vagoni del treno piombato che parte dalla Tiburtina.

La destinazione non era, questa volta, la terra promessa ma i campi di concentramento, dove il treno arriva 4 giorni dopo; e poi le camere a gas dove cessano la loro sfortunata vita 1.005 persone.

Di quel gruppo prelevato il 16 ottobre ’43, a ritornare vivi, infatti, saranno soltanto in 17.

Il fascismo e il nazismo furono una montagna di merda, nonostante ci sia ancora oggi qualcuno che neghi l’orrore.

LNG

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