La Cantantessa non tradisce mai: Carmen Consoli al Festival delle Periferie di Palo del Colle

“L’esempio assoluto del meglio della donna siciliana: riservata, tenace, determinata – quella pacata ma sovrumana determinazione di cui solo certe donne sono a volte capaci -, convinta delle proprie idee e pronta a battagliare per esse, e nello stesso tempo dolcissima, generosa, comprensiva, sensibilissima.” (Andrea Camilleri)

Nel rutilante – e spesso anche ruminante – mondo della musica italiana, assistiamo sgomenti ed increduli a continui adulteri da parte di artisti che abiurano i propri principi e le iniziali dichiarazioni di pregevoli intenti solo per un applauso in più, una copia venduta in più, un – effimero – successo in più.

Carmen Consoli no: lei non tradisce. Mai.
Ogni nuovo appuntamento con la “cantantessa”, sia esso determinato da una nuova produzione discografica o da un live, è sempre appassionante, appagante, coinvolgente; ed anche il concerto inserito nel cartellone annuale del Festival Rigenera SmART City di Palo del Colle non ha tradito le attese del folto ed osannante pubblico, alimentate anche dalle parole della stessa cantautrice che aveva definito la manifestazione “dedicata alle periferie molto importante”, in un’epoca in cui “la musica e la cultura possono fare molto per contrastare una sottocultura che sta prendendo piede e che autorizzerebbe il più forte a sopraffare il più debole, che vorrebbe convincerci che non si vive di pane e Divina Commedia, che occorre fare quello che fa la massa, unirsi al pensiero unico, mentre musica e cultura ci aiutano a non dipendere sempre dagli altri e a saper scegliere con la bussola del nostro cuore”.

Preceduta dalla convincente performance di Angelica (al secolo Schiatti), già apprezzata leader dei Santa Margaret, in uscita con il suo primo lavoro da solista, “Quando finisce la festa”, che mette in luce ottime doti di autrice, con melodie tanto fresche quanto ricercate, e testi sempre curati (che, di primo acchito, sembrano stazionare un po’ dalle parti della nostra Levante, il che non deve essere considerato un demerito), Carmen è apparsa sul palco del Festival delle Periferie per far immediatamente palpitare i nostri cuori sulle note de “L’ultimo bacio”, esattamente come fece anni fa a Taormina per l’apertura di quel magnifico album live, registrato con un’orchestra di sessanta elementi, che risponde al nome de “L’anfiteatro e la bambina impertinente”.
Quando salgono sul palco Massimo Roccaforte (chitarra), Luciana Luccini (basso) ed Antonio Marra (batteria), poi raggiunti anche da Elena Guerriero (piano), il concerto mostra tutta la sua anima rock, con la Consoli tecnicamente perfetta, padrona dei suoi due strumenti, la chitarra elettrica e, soprattutto, la sua inconfondibile voce, assoluta dominatrice del palco che occupa con innata ed incontaminata classe.
Estrae dal suo scrigno perle di accecante bellezza, tra cui “Per niente stanca”, “Besame Giuda”, “Mio zio” (“una storia di violenza tra le mura domestiche, come tante purtroppo – dice la Consoli –, che spero possa servire ad abbattere la subcultura del più forte che deve sovrastare il più debole, semplicemente leggendo un bel libro, guardando il tramonto, ascoltando una persona che ci racconta delle cose.”), “Fiori d’arancio”, “Contessa miseria”, “Parole di burro”, “In bianco e nero”, “Confusa e felice”, “Venere”, “Quello che sento”, la splendida “Guarda l’alba”, prima di chiudere con l’immancabile “Amore di plastica”, primo capitolo di una magnifica storia che ha – ne siamo certi – ancora tante esaltanti pagine da regalarci.

Pasquale Attolico

Foto di Alessandra Gaeta

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