Bollani / De Holanda: non solo Brasile, ma musica del mondo.

Nella geniale, iperattiva, prorompente, istrionica, visionaria ed assolutamente inetichettabile personalità di Stefano Bollani, non vi è più dubbio che un posto di rilievo sia riservato al Brasile; infatti, non sono ormai rare le sue incursioni nell’universo carioca, testimoniate non solo dalla sua produzione musicale e discografica (basterebbe citare gli ottimi album Carioca o Que bom), ma anche dai suoi viaggi in Sud America, che lo hanno portato, nel dicembre 2007, ad essere il secondo pianista in assoluto ad aver tenuto un concerto nelle favelas di Rio de Janeiro. Praticamente impossibile, dunque, che, con questi presupposti, non vi fosse una corrispondenza di musicali sensi con uno dei migliori figli di quella metropoli, Hamilton De Holanda, compositore e magnifico virtuoso del bandolim (una sorta di cugino del nostro mandolino), con cui si è creato un indissolubile connubio, immortalato nei solchi di O que será, l’album registrato nel 2013 per la ECM, dal dialogo musicale molto serrato, in cui non è concessa alcuna distrazione o flessione, nel fremente progetto di coniugare mondi formalmente lontani e plasmare materiali sonori apparentemente diversi, ritrovandosi a condividere, nel dialogo musicale, pensieri e passioni ed, infine, a parlare la stessa lingua, facendo diventare proprio il suono del proprio compagno.

Il Duo delle meraviglie (o, a giudicare da quanto ascoltato, l’“Orchestra Bollani / De Holanda”) ha dato nuova prova di tutta le sue infinite potenzialità nel Musigalà delle Notti di Stelle tenutosi sul palco del Teatro Petruzzelli, creando un interplay eccezionale nel quale, pur non dimenticando di deliziarci con le discese ardite e le risalite che conosciamo bene, si dedicavano appieno al progetto comunitario, non concedendosi mai di sortire dai fantastici ranghi della loro collaborazione; il gioco, sviluppato con grande naturalezza, risultava perfetto, divertente, ipnotico, persino eccitante, sia che si esprimesse in brani di loro stessa composizione, (come Sambollani scritto da Hamilton in onore di Stefano), ovvero in omaggi ai grandi del passato, quali Buarque, Powell, finanche Carosone, ed altri, tra cui meritano una menzione particolare il divino medley de La strada ed Amarcord di Nino Rota, ma anche la splendida Oblivion di Astor Piazzolla, ed, infine, Aguas de Março di Tom Jobim, con cui idealmente hanno dedicato l’intera serata alla memoria dell’indimenticabile João Gilberto, venuto a mancare lo scorso 6 luglio.

Mondi, come si diceva, apparentemente distanti ma che, al contrario, nelle sapienti mani dei nostri, si strutturano in un unico linguaggio, fatto di pulsioni impetuose ed esaltanti ma anche di silenzi, di atmosfere rarefatte e nostalgiche, in cui passato e presente perdono connotazione, vinti dal gusto estetico e dalla passione travolgente che accomuna i due. Il palco, per una volta, non viene trasformato in un ring ove gli artisti si sfidano a singolar tenzone, ma è un immaginifico luogo d’incontro tra due anime, un onirico ed ideale limbo musicale in cui Bollani e De Holanda si danno convegno per confrontare le loro sublimi concezioni musicali, non solo in quanto padroni di una tecnica virtuosistica che va oltre la perfezione, ma soprattutto forti di un evidente affiatamento e di una non comune sensibilità. Il dialogo dei due musicisti, sviluppo logico di due menti creative e multidirezionali, si trasforma, così, in una stupenda dissertazione musicale, che non è più connotata solo in Brasile, ma che cattura la musica del mondo e la fa respirare, restituendole la sua primordiale essenza.

Pasquale Attolico

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