Bisanti e l’Orchestra del Teatro Petruzzelli di Bari: un connubio perfetto ed indissolubile.

Potrei anche aver chiamato questo movimento [il sesto] “Ciò che Dio mi dice”, nel senso che Dio, dopotutto, può essere compreso solo come Amore. È [la terza sinfonia] un poema musicale che progredisce attraverso tutte le fasi dell’evoluzione, iniziando dalla natura inanimata e procedendo, passo dopo passo, fino all’amore di Dio.” (Gustav Mahler)

Non tutti sanno che la Sinfonia n.3 in re minore era stata inizialmente battezzata, da un Gustav Mahler sempre alla ricerca di didascaliche etichettature, “La vita beata: un sogno di una notte d’estate”, titolo presto abbandonato per timore che fosse messo in relazione con l’opera di William Shakespeare; in effetti, probabilmente qualche problema di connessione l’avrebbe determinato negli anni, ma di certo quel nome avrebbe perfettamente fotografato la serata inserita nell’annuale Stagione Concertistica della Fondazione Petruzzelli che ci ha visti fortunati testimoni della trionfale performance che l’Orchestra ed il Coro del Teatro Petruzzelli ci hanno regalato sotto la splendida direzione del Maestro Giampaolo Bisanti, all’incirca a distanza di un anno dall’esecuzione, che già salutammo con eccitate parole, della Seconda Sinfonia dello stesso Mahler.

Eppure – non nascondiamocelo – alla vigilia avrebbe potuto esservi più di un timore nella prova, data la universalmente riconosciuta difficoltà nascosta nelle pagine del pentagramma, determinata innanzitutto dalla lunghezza della totalità dell’opera, con i suoi 95 minuti, come del movimento di apertura, ma anche della enormità delle forze richieste in campo, con un ensemble sterminato che comprende un coro femminile ed un coro di voci bianche, impegno voluto dallo stesso autore, già da sempre fedele alla sua affermazione che “una sinfonia deve essere come il mondo: deve contenere tutto!”, sin da quando aveva vagheggiato che la sua Terza Sinfonia potesse contenere una sintesi dell’Universo, del creato e della sua eternità, attraverso un inno all’amore che lo regge ed alla profondità dell’esistenza, un trionfo della vita, della natura e della gioia. Sotto la lente dell’indiscussa sensibilità del Genio austriaco, questa idea di colossali proporzioni si spinse sino a realizzare quel che era stato, sino a quel momento, solo immaginato, ampliando a nuovi contenuti forme musicali della tradizione, come nel tentativo di far trovar posto, in una sola stesura, a tutte le musiche esistenti, servendosi di una complessa ricchezza di spunti prossima al caos, con un continuo, inedito e singolare avvicendarsi di ritmi e gruppi tematici, un enorme catalogo di musiche possibili, con riconoscibilissimi echi di melodia popolare, che si scompongono e ricompongono sino a schiudersi in una dimensione irreale, finanche metafisica, che culmina, nel solco del più puro lirismo mahleriano, in quel sublime ultimo movimento, il sesto, un unico crescendo che vive di melodia autentica, in cui l’abbraccio del mondo diventa abbraccio universale e divino allo stesso tempo.

Ebbene, nell’evento del Teatro Petruzzelli tutto questo ci è stato restituito in modo più che eccelso, grazie ad una serie indefinita di elementi, non ultimo la presenza sul palco della nuova camera acustica realizzata in esclusiva per il nostro Politeama che ha garantito una maggiore purezza del suono, ma che, comunque, a nostro modesto parere, hanno il loro punto di forza nel perfetto connubio tra Bisanti e la “sua” Orchestra; grazie all’illuminata lettura del Maestro milanese, l’ensemble riesce ad emanare un pathos sì struggente ed appagante che non è possibile non restarne profondamente coinvolti ed insieme provare emozioni che – lo sappiamo nel momento esatto in cui le avvertiamo sulla nostra pelle e nella nostra anima – saranno difficilmente replicabili. Ogni tassello è perfettamente al suo posto, a partire dal Coro tutto al femminile, come sempre ottimamente preparato da Fabrizio Cassi, in cui si inserisce la voce da contralto di Annely Peebo, dal canto partecipato, appassionato ed appassionante, per poi continuare con la fresca presenza del Coro di voci bianche “Vox Juvenes”, amorevolmente predisposto da Emanuela Aymone, fino ad un’Orchestra che, pur avendo una storia ancora in divenire, crediamo abbia dato con la Terza di Mahler il meglio di sé, giunta, grazie proprio soprattutto al suo Direttore stabile, a livelli in passato inimmaginabili, pronta ad occupare il posto che le compete tra le grandi formazioni mondiali, tanto da aver tutti i suoi musicisti meritato la piena lode, avendo superato in più punti la totale eccellenza, con due menzioni particolari – ci consentirete – per il flicorno da postiglione, che opera da dietro le quinte, di Fabrizio Fabrizi e per il trombone di Bartolomeo Mercadante. Nell’ispirato, trascinante e coinvolgente gesto musicale di Bisanti, prende forma, respira, vive l’innegabile percorso di graduale elevazione dell’Orchestra del Petruzzelli, realizzando pienamente quella “totale armonia di mente e di cuore”che l’indimenticabile Maestro Claudio Abbado aveva ritrovato proprio nelle note mahleriane, così da costringerci a richiedere, pubblicamente e a gran voce, la prosecuzione ad libitum di questo meraviglioso rapporto professionale che così tanto sta offrendo alla città di Bari, e per cui, se non si temesse di essere irriguardosi, si potrebbe giungere a sentenziare “non osi separare l’uomo ciò che Musica ha unito”, sperando che l’uso di queste parole, di solito impiegate per altri e più alti fini, ci sia, proprio sotto l’egida del divino Mahler, per una volta concesso.

Pasquale Attolico

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