
Gianluca Gotto è arrivato a Bitritto per una tappa del tour “Questione di Karma” e ha trasformato il Palatour Frecciarossa in un angolo del Sud Est asiatico.
Siamo in tantissimi, prevalentemente giovani, tutti con una copia del suo libro in mano. Ci sono i suoi fan più fanatici pettinati come lui ed i lettori innamorati della scrittura, fluida e accattivante, dei suoi romanzi. E poi ci sono quelli semplicemente incuriositi dal tema dello spettacolo.
Si perché il Karma viene comunemente inteso, da noi occidentali, come una punizione divina o addirittura come uno strumento di cui, non meglio identificate, forze trascendentali armano gli umani nella prospettiva di un sicuro riscatto da soprusi subiti. Insomma un elemento esterno che arriverà al momento giusto per mettere ordine, ripristinare valori e rendere giustizia. Nulla di tutto ciò!
Secondo l’insegnamento buddista, il Karma siamo noi, è il nostro “peso” e Gotto lo spiega con un linguaggio semplice, chiaro e fruibile per tutti. Noi siamo l’accumulo di tutte le azioni che abbiamo compiuto in questa vita o in altre vite precedenti se ci crediamo. Se vogliamo cambiare ed evolvere dobbiamo concentrarci sulla nostra azione ed essere pronti a correggere il tiro o a cambiarla radicalmente.
E’ un invito, quindi, a vivere con consapevolezza e a concentrarci sulla nostra azione che, secondo il buddismo, è composta non solo dai nostri comportamenti ma anche dalle nostre parole e dai nostri pensieri. Il Karma non è una vendetta ma un saper lasciare andare il passato e prendere in mano la propria vita per dare una nuova direzione qui e adesso.
Il messaggio, anche se veicolato con un linguaggio semplice e ricco di esempi, è molto forte. E’ un invito a non temere il cambiamento che, se attuato con consapevolezza, può portare a rompere schemi negativi e a migliorare il corso della vita.
Osservo il pubblico che è completamente rapito: c’è chi annuisce già convinto di aver capito e chi semplicemente ascolta con attenzione un discorso lineare che, in tre ore di spettacolo, non ha mai cadute né di stile né di tensione.
Gotto condivide con noi anche un capitolo doloroso della sua vita. Una forte depressione, causata da una malattia contratta in Thailandia, che lo ha portato ad avvicinarsi al buddismo e da lì è iniziato il suo cambiamento.
Gianluca Gotto ha creato un’atmosfera intima e coinvolgente tipica della cena tra vecchi amici e alla fine ha dato spazio alle domande del pubblico. Questa, secondo me, è stata la parte più bella dello spettacolo perché è l’immediato riscontro del pubblico a quello che è stato detto ma anche la manifestazione più umana e cordiale di Gianluca Gotto che, nonostante l’ora tarda, ha risposto, con puntualità e entusiasmo, a tutto ciò che gli è stato chiesto, instaurando con gli spettatori un vero e proprio laboratorio.
Lo aspettiamo presto per una nuova lezione.
Alessandra Piliego