L’Africa che vive in noi: Roberto Castello apre la stagione del Teatro Dadà di Castelfranco Emilia con “Mbira”, tra danza, musica e identità culturali

Finalista ai Premi Ubu 2019 come Miglior spettacolo di danza, Mbira di Roberto Castello inaugura venerdì 6 novembre alle ore 20.30 la Stagione 2026/27 Opera Aperta di ERT al Teatro Dadà di Castelfranco Emilia, nell’ambito di Infinìta – paesaggi di danza, la nuova linea di programmazione annuale dedicata alla danza con la direzione artistica di Elena Di Gioia. 

Fino ad aprile 2027, la rassegna propone un percorso attraverso la danza contemporanea, creando occasioni di incontro tra artisti affermati e nuove generazioni di autrici e autori intrecciando presenze nazionali e internazionali nelle diverse sale delle città ERT e portando linguaggi, visioni e sensibilità differenti a dialogare con i territori e con il pubblico.

Al centro di Mbira c’è una domanda allo stesso tempo semplice e decisiva: quanto dell’Africa vive ancora dentro la cultura occidentale? E quanto, invece, continuiamo a ignorare di un continente che ha contribuito profondamente a plasmare la nostra musica, il nostro immaginario e il nostro modo di stare al mondo?

Ideato e diretto da Roberto Castello, tra i protagonisti della danza contemporanea italiana, Mbira intreccia danza, musica dal vivo e parola in una drammaturgia che affronta il tema delle contaminazioni culturali, della memoria e delle eredità del colonialismo. 

Due danzatrici (Ilenia Romano e Susannah Iheme) e due musicisti (Marco Zanotti e Zam Moustapha Dembélé) condividono la scena in cui rigore compositivo e improvvisazione convivono costantemente, dando vita a uno spettacolo che si muove tra riflessione e gioco, oralità e scrittura, contemplazione e festa.

Il titolo rimanda alla mbira, antico strumento musicale dello Zimbabwe profondamente legato alla cultura del popolo Shona e alle tradizioni rituali della bira. Ma “mbira” è anche una parola che racchiude storie di incontri, appropriazioni, scambi e contraddizioni, diventando il punto di partenza per interrogarsi sul rapporto tra Africa ed Europa e sulle trasformazioni reciproche che ogni processo di colonizzazione inevitabilmente produce.

La musica eseguita dal vivo rappresenta il cuore pulsante dello spettacolo. I musicisti non accompagnano semplicemente la danza: ne diventano parte integrante, dialogando con i corpi, costruendo tensioni, ritmi e improvvisazioni che trasformano la scena in uno spazio condiviso. La musica attraversa così l’intera esperienza teatrale, facendo emergere una forma aperta e vitale che sfugge alle definizioni tradizionali di teatro o danza per privilegiare la relazione diretta con il pubblico.

«Per molti secoli – spiega Roberto Castello – europei e arabi hanno esplorato, colonizzato e convertito ogni angolo del pianeta. Oggi il mondo appare sempre più uniforme, attraversato dagli stessi prodotti, dagli stessi linguaggi e dagli stessi immaginari. Ma spesso, nel processo di colonizzazione, è anche il conquistatore a cambiare profondamente entrando in contatto con la cultura dei conquistati. Mbira nasce dal desiderio di interrogare proprio questo intreccio: quanto ha contribuito l’Africa a renderci ciò che siamo e quanto poco, invece, continuiamo a conoscere davvero di questa storia condivisa».

Prosegue il coreografo: «Mbira è una parola attorno alla quale si raccolgono musiche, feste, storie e riflessioni che ci hanno offerto il pretesto ideale per parlare dell’Africa senza pretendere di fornire risposte definitive. Abbiamo cercato di costruire uno spettacolo che unisse scrittura e improvvisazione, danza e parola, contemplazione e gioco, fino a trasformarsi in una festa. Perché crediamo che oggi il gesto più sovversivo sia ricordare quanto sia necessario conoscere prima di affermare certezze e che sia possibile divertirsi, stare insieme e lasciarsi coinvolgere senza rinunciare a pensare».

Fondatore negli anni Ottanta della storica compagnia Sosta Palmizi e creatore di ALDES nel 1993, Roberto Castello ha sviluppato nel corso della sua carriera una ricerca artistica capace di attraversare danza, teatro, arti visive e nuove tecnologie, contribuendo in maniera determinante all’affermazione della danza contemporanea italiana e ricevendo diversi premi fra cui negli anni diversi Premi Ubu.

Con Mbira, Castello prosegue il suo percorso di indagine sul linguaggio del corpo e sulle dinamiche culturali del presente, offrendo uno spettacolo che invita il pubblico a interrogarsi sulle identità contemporanee senza rinunciare al piacere dell’incontro e della partecipazione. Un lavoro che, attraverso la forza della musica dal vivo e della danza, ricorda come ogni cultura sia il risultato di continui attraversamenti e come il dialogo con l’altro rappresenti ancora oggi uno degli strumenti più preziosi per comprendere il mondo.

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