Francesco d’Assisi, la forza rivoluzionaria di chi sceglie di non avere potere: al Piccinni il racconto di un uomo senza tempo

Ci sono uomini che entrano nella storia conquistando il potere e altri che la cambiano scegliendo di abbandonarlo. Francesco d’Assisi appartiene a questa seconda, rarissima categoria. La sua rivoluzione non ebbe bisogno di eserciti, ricchezze o privilegi. Cominciò con un gesto di spoliazione, con il rifiuto di un’esistenza già tracciata e con la decisione, allora inconcepibile, di cercare la libertà proprio là dove gli altri vedevano soltanto privazione.

Ottocento anni dopo, quella scelta conserva una forza sorprendente. Perché Francesco non si limitò a predicare la povertà, ma mise in discussione un intero sistema di valori, opponendo al dominio la fraternità, alla ricchezza il distacco, alla violenza il riconoscimento dell’altro. E soprattutto dimostrò che si può lasciare un segno profondo nel mondo senza pretendere di possederlo.

È da questa intuizione, così lontana dalle logiche del presente eppure così vicina alle sue inquietudini, che prende forma «Tutta la vita per lasciare ogni potere. Giovanni detto Francesco, il Santo più amato», lo spettacolo in programma sabato 31 ottobre, alle ore 20, al Teatro Piccinni di Bari.

La rappresentazione, proposta come appuntamento fuori abbonamento di UMANO COLLETTIVO – Stagione teatrale 2026/27 del Comune di Bari, realizzata in collaborazione con Puglia Culture – Circuito Teatrale, si inserisce nelle celebrazioni per l’ottavo centenario della morte di San Francesco, scegliendo però una prospettiva che va oltre il semplice omaggio.

Al centro non c’è il Santo consegnato all’iconografia e alla devozione, ma l’uomo che lo precede: Giovanni, il figlio di un mercante, chiamato a confrontarsi con le aspettative della famiglia, le convenzioni del proprio tempo e il desiderio di dare un significato diverso alla propria esistenza.

Tratto dall’omonimo libro di Enzo Quarto, pubblicato da SECOP edizioni nel 2026 con le illustrazioni di Nicole Ciannamea, lo spettacolo è diretto da Francesco Carrassi e prodotto dall’Associazione Culturale FOS di Corato, in collaborazione con SECOP edizioni, Teatro delle Molliche e Koreoproject. La promozione e la distribuzione sono affidate a Puglia Culture.

La messinscena sceglie di sottrarre, anziché aggiungere. Pochi elementi, una scena essenziale, la luce che disegna gli spazi e i corpi che diventano essi stessi racconto. Nessuna ricostruzione monumentale, nessuna distanza celebrativa: la vita di Francesco prende forma attraverso un linguaggio teatrale nel quale la parola incontra il movimento e la musica si fa espressione di ciò che rimane nascosto.

A incarnare il protagonista è Francesco Martinelli, affiancato da Mariangela Graziano, che dà voce alla sua dimensione interiore e firma anche i costumi. Il loro dialogo accompagna il pubblico dentro un’esistenza segnata da passaggi decisivi, rinunce e nuove consapevolezze, restituendo il percorso di un uomo che non nasce Santo, ma arriva a compiere scelte capaci di trasformarlo profondamente.

Eppure, a definire Francesco non sono soltanto le sue decisioni. Sono anche gli incontri, gli affetti e le persone che ne accompagnano il cammino.

Per questo lo spettacolo affida alla danza il compito di evocare quattro presenze femminili fondamentali, ciascuna legata a una diversa stagione della sua vita.

La Madre rappresenta il principio, il legame con le origini e la libertà di diventare altro rispetto a ciò che si è ricevuto. Chiara incarna la condivisione di un ideale, la scelta di una povertà che diventa autonomia dalle convenzioni. Jacopa restituisce il valore concreto dell’amicizia e della cura, quella vicinanza umana che accompagna anche i passaggi più difficili. E infine Sorella Morte, figura che nell’universo francescano perde il volto della minaccia per diventare parte del mistero stesso della vita.

Non sono semplici apparizioni simboliche. Sono relazioni attraverso le quali si delinea un Francesco più intimo e terreno, un uomo la cui grandezza non si misura nella distanza dagli altri, ma nella capacità di riconoscere il valore di ogni legame.

A dare forma a questa dimensione è il lavoro coreografico di Giorgia Maddamma, interpretato dalle danzatrici Sara Bizzoca e Ambra Berni Canani. Le musiche di Spiff Onyuku costruiscono invece un percorso sonoro che segue le trasformazioni del protagonista, lasciando affiorare respiri, tensioni e suggestioni musicali.

Il suono non accompagna semplicemente l’azione: ne diventa parte, ne suggerisce le emozioni e talvolta ne anticipa i significati. La danza traduce in gesto ciò che sfugge alla parola, mentre la recitazione tiene insieme la dimensione storica e quella più universale del racconto.

Ne nasce un’esperienza scenica nella quale il linguaggio contemporaneo non cancella la distanza dei secoli, ma cerca un modo per attraversarla.

Perché parlare oggi di Francesco significa inevitabilmente parlare anche di noi. Del rapporto con il denaro, della paura di perdere ciò che possediamo, del bisogno di affermarci, della tentazione di esercitare il potere e della difficoltà di riconoscere nell’altro una dignità pari alla nostra.

Il suo messaggio non offre scorciatoie né risposte semplici. Interroga piuttosto le contraddizioni di una società nella quale il successo viene spesso misurato attraverso ciò che si accumula e l’autorevolezza attraverso ciò che si controlla.

Francesco scelse una strada opposta. Fece della rinuncia una possibilità di emancipazione e della fraternità un modo concreto di abitare il mondo. Non cercò di sottrarsi all’umanità, ma di avvicinarsi a chi ne viveva le condizioni più fragili.

È proprio questa dimensione a rendere il suo esempio capace di parlare anche al di fuori dell’esperienza religiosa.

Un aspetto richiamato dall’assessora alle Culture del Comune di Bari, Paola Romano, che sottolinea come lo spettacolo riporti al centro valori essenziali quali la dignità della persona, la libertà, l’amicizia e la cura. Nel percorso di Francesco, osserva, emerge anche una lezione per chi ricopre responsabilità pubbliche: il potere acquista un significato autentico quando smette di essere privilegio e diventa servizio alla comunità.

L’assessora valorizza inoltre la natura multidisciplinare del progetto e il contributo degli artisti coinvolti, espressione di una scena culturale pugliese capace di dialogare con esperienze e linguaggi di respiro nazionale e internazionale.

Anche Paolo Ponzio, presidente di Puglia Culture, invita a considerare l’opera come un’occasione di confronto tra storia e contemporaneità. La vicenda di Francesco, sottolinea, non va letta cercando nel passato soluzioni immediate ai problemi del presente, ma riconoscendo nella sua esperienza la capacità di alimentare una riflessione critica sul potere, sulla responsabilità individuale e sulla vita collettiva.

In questa prospettiva, il teatro diventa qualcosa di più di un luogo di rappresentazione: uno spazio pubblico nel quale la memoria si confronta con le domande della società e l’esperienza artistica può contribuire alla costruzione di una consapevolezza condivisa.

Una visione che trova espressione anche nella scelta di rendere lo spettacolo accessibile in LIS, Lingua dei Segni Italiana. L’inclusione diventa così parte integrante del progetto culturale, attraverso un’attenzione concreta al diritto di partecipare alla vita teatrale senza barriere comunicative.

La produzione gode del patrocinio del Comitato Nazionale per la celebrazione dell’ottavo centenario della morte di San Francesco di Assisi, dell’Arcidiocesi di Bari-Bitonto, dei Frati Minori Cappuccini, dei Frati Minori di Puglia e Molise, dei Frati Minori Conventuali e di A.N.I.LIS – Associazione Nazionale Interpreti LIS.

A rendere attuale questo racconto, tuttavia, non è soltanto la possibilità di riconoscere nelle scelte di Francesco temi che appartengono al nostro tempo. È soprattutto la radicalità di un’esistenza che continua a mettere in discussione ciò che consideriamo indispensabile.

Ricchezza, prestigio, riconoscimento, autorità: Francesco conosceva il valore che il mondo attribuiva a tutto questo. La sua originalità fu decidere che non bastava a rendere piena una vita.

Ottocento anni dopo, il suo gesto continua a custodire una domanda tanto semplice quanto scomoda: quanto di ciò che possediamo ci appartiene davvero, e quanto, invece, finisce per possedere noi?

Informazioni e biglietti

«Tutta la vita per lasciare ogni potere. Giovanni detto Francesco, il Santo più amato»

Sabato 31 ottobre 2026, ore 20.00
Teatro Piccinni – Bari

Appuntamento fuori abbonamento della stagione UMANO COLLETTIVO 2026/27.

Spettacolo accessibile in LIS – Lingua dei Segni Italiana.

Biglietti disponibili online su Vivaticket, nei punti vendita del circuito e presso la biglietteria del Teatro Piccinni, aperta dal martedì al sabato, dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 17.00 alle 20.00.

Informazioni:
https://www.pugliaculture.it
https://www.pugliaculture.it/evento/tutta-la-vita-per-lasciare-ogni-potere/

Daniele Milillo

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