Pirandello ad Acquaviva delle Fonti: ‘Sei personaggi in cerca d’autore’, il teatro che mette in dubbio la realtà

Che cosa accadrebbe se i personaggi di una storia abbandonassero le pagine in cui sono stati immaginati e pretendessero di vivere? Se irrompessero su un palcoscenico per raccontare il proprio dolore, rivendicando un’esistenza più vera di quella degli attori chiamati a interpretarli? E se, alla fine, fossero proprio quelle creature inventate a mostrarci quanto sia fragile ciò che chiamiamo realtà?

È da questo paradosso, tanto semplice quanto vertiginoso, che nasce «Sei personaggi in cerca d’autore», il capolavoro con cui Luigi Pirandello ha cambiato per sempre il modo di concepire il teatro. Un’opera che continua a interrogare il pubblico sulla natura dell’identità, sull’impossibilità di possedere una verità assoluta e sulla distanza, talvolta incolmabile, tra ciò che siamo e ciò che gli altri vedono di noi.

Il testo torna in scena giovedì 29 ottobre, alle 20.30, al Teatro Comunale Luciani di Acquaviva delle Fonti, in un nuovo allestimento con la regia e l’adattamento di Luca Amoruso, protagonista anche sul palco insieme a Donatello Di Bari, Luca Molino, Lidia Cuccovillo, Maria Chiara Bono, Giuseppe Bellacosa, Irene Salome, Giuseppe Raimondi, Francesco Di Natale e Marco Straziota. Le musiche sono di Luca Molino, le scene di Antonio Fortunato e i costumi di Flora Lanzillotta.

La vicenda prende forma in un teatro durante una prova. Gli attori stanno lavorando a uno spettacolo quando l’ordinaria routine viene sconvolta dall’arrivo di sei sconosciuti. Non appartengono alla compagnia, non cercano un ingaggio e non sono lì per assistere alla rappresentazione. Sono personaggi, creature generate dall’immaginazione di un autore che, dopo averle concepite, le ha lasciate senza una storia compiuta.

Ma il loro dramma esiste già. È accaduto, li ha segnati e continua a consumarsi dentro di loro, senza possibilità di riscatto. Per questo chiedono che qualcuno lo porti finalmente sulla scena, offrendo una forma e una voce a ciò che li condanna a un’esistenza sospesa.

Da quel momento tutto comincia a vacillare. La prova si trasforma in una rappresentazione imprevista, gli attori si ritrovano spettatori e il palcoscenico diventa il terreno di uno scontro tra due modi inconciliabili di intendere la verità.

Per gli interpreti, ogni sentimento deve passare attraverso il linguaggio della recitazione. Per i personaggi, invece, non c’è nulla da interpretare: il dolore che raccontano è la loro stessa essenza, qualcosa che non possono modificare, dimenticare o lasciare alle spalle.

Ed è proprio qui che Pirandello compie il suo rovesciamento più sorprendente. Le creature immaginarie, fissate per sempre nella propria vicenda, sembrano possedere una consistenza che gli esseri umani non hanno. Questi ultimi cambiano, si contraddicono, assumono ruoli diversi e finiscono spesso per non riconoscersi nell’immagine che gli altri costruiscono di loro. I personaggi, al contrario, restano identici a se stessi, imprigionati in una verità dalla quale non possono fuggire.

Ma quale verità? Quella del Padre, della Figliastra, della Madre? O quella di chi osserva e tenta di ricostruire i fatti? Ciascuno custodisce una versione della storia, un dolore, una ragione che gli altri non riescono ad accettare fino in fondo. E ogni parola, anziché chiarire, sembra allargare la distanza tra le persone.

L’incomunicabilità diventa così il vero cuore del dramma. Non basta raccontare ciò che si è vissuto per essere compresi, perché ogni esperienza cambia significato quando passa attraverso lo sguardo altrui. Anche il teatro, che dovrebbe dare forma alla vita, si scopre incapace di riprodurla senza alterarla.

Pirandello porta questo conflitto fino alle sue conseguenze più estreme, demolendo le convenzioni della rappresentazione e trascinando lo spettatore in un continuo gioco di specchi. La scena non è più un luogo separato dalla realtà, ma uno spazio nel quale entrambe si confondono, si interrogano e finiscono per mettersi reciprocamente in discussione.

Quando l’opera debuttò nel 1921, la sua struttura rivoluzionaria disorientò il pubblico, abituato a un teatro fondato su storie riconoscibili e confini ben definiti tra attori e personaggi. Pirandello spezzò quelle regole, trasformando il palcoscenico in un laboratorio di interrogativi destinati a segnare la drammaturgia del Novecento.

A oltre un secolo di distanza, quella provocazione conserva una modernità sorprendente. In una società nella quale ciascuno costruisce e modifica continuamente la propria immagine, scegliendo cosa mostrare di sé e cosa nascondere, il confine tra identità e rappresentazione appare più incerto che mai. Le maschere di Pirandello non appartengono soltanto al teatro: sono anche quelle che indossiamo nella vita quotidiana, spesso senza rendercene conto.

«Sei personaggi in cerca d’autore» continua così a parlare del bisogno universale di essere riconosciuti, del desiderio di dare un senso alla propria storia e della difficoltà di trovare qualcuno capace di ascoltarla davvero.

Nell’allestimento diretto da Luca Amoruso, il pubblico ritroverà un’opera che non si lascia racchiudere in una definizione. È un dramma familiare, una riflessione sull’arte, un’indagine sull’identità, ma anche un gioco teatrale capace di trasformarsi improvvisamente in qualcosa di doloroso e inquietante.

E forse è proprio questa la sua forza più grande: costringerci a guardare oltre ciò che appare, a dubitare delle nostre certezze e a riconoscere che ogni esistenza contiene molte più verità di quante siamo disposti ad ammettere.

Perché i sei personaggi cercano un autore che dia compimento alla loro storia. Noi, invece, continuiamo a cercare un modo per raccontare la nostra. E non è detto che la distanza tra le due cose sia poi così grande.

Lo spettacolo, della durata di 75 minuti, è realizzato con il sostegno del POC Puglia 2021-2027.

Informazioni e biglietti

Giovedì 29 ottobre 2026, ore 20.30
Teatro Comunale Luciani – Piazza Vittorio Emanuele II, Acquaviva delle Fonti (Bari).

Il biglietto intero costa 20 euro, oltre a 1 euro di prevendita. Sono previste riduzioni per gli spettatori over 65 e per gli accompagnatori di persone con disabilità, disponibili esclusivamente al botteghino.

I biglietti possono essere acquistati al teatro oppure online all’indirizzo https://bit.ly/SEIPERSONAGGI.

Per informazioni è possibile contattare, tramite SMS o WhatsApp, il numero 329 649 9552. Per le persone con disabilità è disponibile il numero dedicato 380 101 3469.

È inoltre possibile ricevere la programmazione e gli aggiornamenti del teatro attraverso il servizio WhatsApp, iscrivendosi su https://bit.ly/TEATROLUCIANI.

AncheCinema

Lo spettacolo si inserisce nell’attività culturale di AncheCinema S.r.l., società di produzione teatrale e cinematografica che opera anche nell’organizzazione di eventi e progetti artistici.

Fondata e amministrata dall’autore, regista, produttore e direttore artistico Andrea Costantino, la società è attiva dal 2001 e ha assunto l’attuale denominazione nel 2013. Riconosciuta dal Ministero della Cultura come organismo di programmazione multidisciplinare, è anche beneficiaria di donazioni attraverso l’Art Bonus.

Oggi gestisce quattro spazi: il Teatro AncheCinema di Bari, il Teatro Comunale Luciani di Acquaviva delle Fonti, l’Arena della Pace e il Jolly di Bari.

Tra le sue attività figurano produzioni cinematografiche premiate e selezionate in importanti manifestazioni internazionali, tra cui la 67ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica della Biennale di Venezia, e spettacoli dal vivo come Shrek il Musical TYA, realizzato su licenza ufficiale DreamWorks Theatricals e MTI Europe.

Particolare attenzione è riservata all’accessibilità e alla fruizione inclusiva della cultura. Inaugurato nel 2016 nel centro di Bari, il Teatro AncheCinema è uno spazio polifunzionale progettato per accogliere cinema, teatro, musica, danza, concerti sinfonici, eventi e arti visive, dotato anche di una pedana capace di ospitare fino a 44 persone in carrozzina.

Daniele Milillo

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