Il piano classico rivisitato da Lorenzo Masotto e il prog-rock lirico di Elpidia Giardina riecheggiano nella notte barese di Time Zones 2026

Il Times Zones Festival 2026 continua a confermarsi un appuntamento irrinunciabile per il suo affezionato pubblico di appassionati e intenditori.

Nell’ambito della rassegna che propone sera dopo sera, eventi sempre più interessanti, artisti affermati e talenti emergenti si susseguono accomunati tutti da grande competenza e una autentica passione musicale.

E’ accaduto anche in una delle serate ospitate dallo Spazio Murat di Bari, non propriamente il luogo più consono per concerti di tale genia e per un ascolto attento ed esclusivo dato il rumore di fondo del costante passaggio – e affollato passeggio – pedonale, apertasi con il progetto di Lorenzo Masotto, raffinato pianista e compositore di origini veronesi, che ha saputo rapire interamente la platea con la sua delicatezza interpretativa e una sapiente arte compositiva.

Masotto ha scelto Bari come unica tappa italiana del suo tour europeo, a dimostrazione della grande rilevanza che il Festival barese riveste nella scena nazionale.

Durante l’esibizione, offre numerosi brani del suo repertorio, maggiormente attinto dal suo ottavo album, “Earde”: sebbene il disco contenga brani in cui sono presenti elementi come archi e coro, la scelta di proporsi in una dimensione esclusivamente pianistica si rivela particolarmente efficace, permettendo di ricreare un’atmosfera intima e suggestiva che sin dalle prime note conquista il pubblico.

La sua idea musicale evoca paesaggi naturali e schiude universi di matrice sinfonica, colorati con suggestive pennellate modern classical. Le sue composizioni, legate tra loro da una comune struttura ciclica, isoritmica e modulare, danno vita a un continuum avvolgente, capace di creare nel pubblico l’impressione di ascoltare un unico, ininterrotto flusso sonoro.

La performance, resa così fluida e affascinante, restituisce un puro esempio di arte neoclassica e minimalista, in cui la ripetizione delle cellule melodiche si inserisce nei cambi di accordi e nei mutamenti armonici, e genera nell’uditore una sorta di trance all’ascolto: agevolmente, infatti, ci si abbandona al suono ed alla melodia rassicurante di una produzione romantica ma essenziale.

Nell’ascolto, inoltre, sembra affiorare un interessante intreccio di varie influenze: in alcuni brani si scorge lo stile di Ludovico Einaudi, per via della personale essenzialità evocativa, in altri si riscontra quasi una eredità pop-rock di Beatles-iana memoria. Non a caso, alcuni passaggi hanno suscitato in me il piacere di riscoprire, quasi in controluce, le atmosfere del brano Blackbird, evocato, con delicatezza, da un gradito cameo musicale.

Masotto, visibilmente soddisfatto per il trasporto del pubblico, dopo aver regalato un apprezzato e tutt’altro che scontato bis, guadagna il backstage chiudendo con raffinata discrezione la prima parte di una serata intensa e profondamente coinvolgente.

Il brusio che si eleva durante la pausa lascia presagire grande attesa per chi, di lì a poco, prenderà il suo posto sul palco: se il Time Zones Festival continua a distinguersi per la qualità della sua proposta, la musicista che ora si presenta al pubblico contribuisce a confermarne pienamente il prestigio, sigillando una serata già ricca di emozioni, con una originale ed intensa esibizione.

Elpidia Giardina, stimata pianista e clavicembalista siciliana, nonché autrice di vari progetti solistici dedicati alla musica rock e pop (che riguardano, fra gli altri, la rivisitazione dei temi dei Pink Floyd e degli Earth, Wind & Fire) offre al pubblico un excursus spazio-temporale grandemente apprezzato. Con la sua esecuzione dedicata alla rilettura delle sonorità dei Genesis, rievoca in ciascun spettatore, un tempo dolcemente e nostalgicamente andato, costruito di spensieratezza, gioventù e tanti vigorosi ideali.

Il progetto presentato, “Elpidia Plays Genesis”, strutturato come un viaggio emotivo ed interpretativo, attraversa i più grandi capolavori del periodo progressive della band dei Genesis.

Il piano, anche in questa performance unico e ipnotizzante protagonista, riproduce sinfonie e rivisitazioni assolutamente personali ma perfettamente rievocative delle melodie ufficiali del gruppo, arricchite da una nuova veste lirica e da magistrali arrangiamenti.

L’esperienza eclettica e piena di raffinatezza della pianista, si sostanzia in ogni nota, in ogni passaggio, in ogni fraseggio rappresentato, e si riverbera di brano in brano, generando, un ascolto sonoro quasi ininterrotto, talvolta timidamente sostenuto dal silenzioso canto di qualche irriducibile estimatore della band presente in platea.

L’atmosfera, inizialmente segnata dalla legittima diffidenza che spesso accompagna le rivisitazioni dei “grandi classici”, si è subito trasformata in un clima rilassato e appagato: con sublime bellezza musicale, l’artista ha saputo reinterpretare ogni brano con grande rispetto per la storia della band riuscendo a conquistare anche quella parte di pubblico ancora profondamente legata al ricordo del noto gruppo e particolarmente alla memoria del passaggio cruciale tra l’era teatrale di Peter Gabriel e i primi articolati lavori sinfonici indirizzati da Phil Collins. Infatti, buona parte della scaletta era tratta dall’album d’addio di Peter, il doppio capolavoro “The lamb lies down on Broadway”, presente con la titletrack, che ha aperto il concerto, la divina “Carpet Crawlers”, “The Lamia” e “Anyway”, intervallate da altre perle del calibro di “Ripples”, “Entangled”, “Firth of Fifth”, “The Cinema Show”, “Afterglow”, “Many too many”.

Il gradimento della platea è stato talmente evidente alla fine della performance da spingere la pianista a concedere un bis con un estratto da “Concerto Grosso per i New Trolls”, caposaldo del progressive italico, nonostante la sua consuetudine sia quella di chiudere i concerti con “Hairless hearth”, altro splendido strumentale presente in “The lamb …”, reinterpretato per la memoria del fratello scomparso.

La serata si conclude, pertanto, con la gratitudine sincera di un pubblico che ha saputo apprezzare appieno il prezioso spettacolo targato Times Zones, in cui i due eccellenti pianisti, Lorenzo Masotto ed Elpidia Giardina, sono stati in grado di far dialogare la purezza del classico e del minimalismo con le complessità del rock progressivo applicate alla melodia lirica; ciascun fruitore, altresì, ha saputo cogliere e gradire le audaci commistioni e gli arditi voli temporali che hanno contraddistinto la serata, con lo sguardo disincantato, ma decisamente maturo, di chi sa vivere il presente senza però mai perdere il legame profondo con il proprio passato.

Graziana Cinquepalmi
Foto gentilmente fornite dal Festival
(con firma riportata ove presente)

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