
Il rischio peggiore sarebbe considerare quello di Caserta un buon pareggio soltanto perché conquistato contro un avversario competitivo. In altre circostanze, con un’altra prestazione, lo sarebbe stato. Stavolta il punto racconta soprattutto quanto il calcio sappia concedere anche a chi fa pochissimo per meritarselo. Il Bari torna con l’1-1, ma lascia sul campo un’impressione di fragilità che la classifica continua generosamente a coprire.
Nella città della Reggia ci si aspettava almeno di intravedere il progetto di una squadra. Si è visto invece un edificio tenuto in piedi dagli interventi di Cerofolini, dall’imprecisione degli avversari e dal colpo di testa di Gomez. Materiali preziosi per salvare una serata, insufficienti per costruire una promozione.
La Casertana ha concluso ventiquattro volte, undici nello specchio. Il Bari nove volte complessive, con ben altra consistenza. Dentro questi numeri c’è una superiorità che ha riguardato corsa, organizzazione, iniziativa e capacità di contendere il pallone. I campani avrebbero meritato di vincere senza dover aggiungere nulla di straordinario alla propria partita. È bastato essere una squadra riconoscibile per mettere a nudo le difficoltà di quella che dovrebbe inseguire il primo posto.
Il Bari cercava una svolta dopo il Crotone, una risposta sulla possibilità di diventare l’antagonista del Potenza. Ha trovato un altro risultato al quale aggrapparsi e pochissimi elementi sui quali fondare quella candidatura. Perché stare in alto ha certamente un significato, ma dopo undici giornate dovrebbe cominciare ad averne uno anche il modo in cui si gioca.
Rastelli ha scelto ancora la continuità, affidandosi in larga parte agli uomini e all’impostazione abituali, con Cocetta sulla destra. Una fiducia che il campo ha ripagato male. La squadra è rimasta prevedibile quando aveva il pallone e vulnerabile quando lo perdeva. Il dato più preoccupante riguarda proprio la facilità con cui la Casertana riusciva a trasformare un recupero in una minaccia: bastavano pochi movimenti, una trasmissione rapida, e il Bari si ritrovava a rincorrere.
Il gol di Manconi riassume anche questo limite. La conclusione è splendida, ma nasce dentro una situazione che i biancorossi avrebbero dovuto gestire diversamente, fra un possesso smarrito in una zona delicata e una reazione troppo lenta. Si può applaudire il gesto dell’attaccante senza concedere l’assoluzione a chi gli ha permesso di prepararlo.
E dopo lo svantaggio, anziché cambiare passo, il Bari ha continuato a lasciare il campo agli altri. Manconi ha segnato ancora, fermato da un fuorigioco di misura; Castelli ha trovato Cerofolini e la traversa al termine di un’altra azione che aveva aperto la difesa. Il problema non era soltanto contenere due attaccanti in buona serata. Era concedere loro spazio, tempo e rifornimenti con una frequenza incompatibile con le ambizioni dichiarate.
Da una seconda in classifica ci si aspetterebbe una reazione capace di spostare la partita verso l’area avversaria. Il Bari sembrava invece aspettare che la Casertana si stancasse di attaccare. Un’interpretazione piuttosto originale della rincorsa alla promozione.
Il centrocampo resta il punto in cui si interrompono troppe possibilità. Non offre una protezione adeguata alla difesa e, quando recupera il pallone, fatica a farne qualcosa di utile. Mendicino è rimasto lontano dal contributo necessario, Maggiore ha cercato soluzioni senza trovare ordine, Grgic ha dato alla circolazione tempi che consentivano agli avversari di sistemarsi comodamente. Le ripartenze finivano spesso prima di cominciare, soffocate da un passaggio impreciso o dall’assenza di un compagno da servire.
Prisco ha portato almeno energia e maggiore partecipazione ai contrasti. Non abbastanza per trasformare la squadra, ma sufficiente a far risaltare l’immobilità precedente. Viene da chiedersi quanto ancora debba pesare l’assenza di Darboe: possibile che soltanto lui sappia accelerare e accompagnare il pallone oltre la prima pressione? Se manca un uomo e si spegne un intero reparto, le responsabilità vanno cercate anche nella costruzione dell’organico e nei meccanismi di gioco.
Davanti, Tribuzzi e Della Morte hanno offerto un contributo largamente insufficiente. Il primo ha attraversato il primo tempo lasciando pochissime tracce; il secondo, al di là della conclusione con cui avrebbe potuto trovare il sorpasso, è rimasto altrettanto lontano dall’incisività necessaria. Due esterni incapaci di dare slancio e continuità alla manovra, di saltare l’uomo e creare vantaggi per i compagni. La punta resta così isolata, le distanze aumentano. E quando il Bari arretra, quel 4-3-3 si allunga fino a diventare una disposizione tutta rivolta alla protezione, senza garantire nemmeno la sicurezza che dovrebbe giustificarla.
Per questo una riflessione sull’assetto è necessaria. Nessun modulo può sostituire corsa, lucidità e coraggio, ma insistere su una formula che produce così poco richiede almeno una spiegazione convincente. Un 4-4-2 più raccolto, con la possibilità di portare un uomo alle spalle delle punte, meriterebbe una valutazione. Avvicinare Butic e Gomez, esplorare la soluzione di Esposito fra le linee, concedere spazio a Prisco e valutare l’impiego di Colangiuli sono possibilità da studiare, ridiscutendo anche le gerarchie di un centrocampo che oggi non funziona. All’allenatore spetta trovare gli equilibri; il campo gli sta suggerendo con insistenza di cambiare qualcosa.
Gomez è la notizia positiva. Sul cross di Anzolin ha riconosciuto lo spazio e trovato il tempo giusto per colpire: qualità da attaccante, importanti per una squadra così povera di presenza in area. Il suo primo gol in campionato con il Bari può restituirgli fiducia e offrire a Rastelli una risorsa concreta. Ma l’ingresso dell’attaccante non ha modificato la struttura della partita. Anche dopo l’1-1, la Casertana ha continuato a cercare la vittoria e i biancorossi a fare fatica persino nel tenere insieme una breve sequenza di passaggi.
L’uscita di Della Morte per Celli ha poi indicato una priorità comprensibile nell’emergenza della serata: portare a casa il punto. Resta il fatto che una squadra partita per comandare il campionato si è ritrovata a difendere un pareggio concesso dagli episodi.
A garantirlo è stato soprattutto Cerofolini. “San Cerofolini”, ancora una volta, con interventi che hanno corretto errori e disattenzioni altrui. Ma il buon rendimento del portiere non può diventare una giustificazione collettiva. Subire pochi gol non equivale automaticamente a difendere bene: se l’avversario arriva alla conclusione ventiquattro volte, la porta resta in piedi anche per ragioni che sfuggono all’organizzazione difensiva.
A Salerno, pur perdendo nel finale, il Bari aveva almeno prodotto occasioni e mostrato qualche intenzione. Contro il Crotone e a Caserta quella traccia si è progressivamente persa. Può esserci una componente mentale, ma individuare le cause e intervenire è compito di Rastelli e del suo staff. Società e direttore sportivo devono partecipare a questa valutazione, evitando che la posizione in classifica suggerisca una tranquillità fuori luogo.
Undici partite sono abbastanza per pretendere un’identità, pur con tutti i margini di miglioramento ancora possibili. Gennaio, intanto, va preparato con precisione: servono innesti capaci di alzare il livello dove l’organico mostra carenze, disponibili possibilmente fin dall’apertura del mercato. Ma aspettare i rinforzi non può sospendere il lavoro necessario da subito su ritmo, aggressività e costruzione.
Il Bari continua a raccogliere più di quanto le prestazioni autorizzino a immaginare. È una risorsa, finché permette di correggersi senza aver perso troppo terreno; diventa un inganno se convince che basti proseguire così. Chi soffriva per il brutto calcio visto in Serie B ritrova oggi gli stessi motivi di insofferenza una categoria più sotto, dove questa squadra dovrebbe esprimere ben altra autorevolezza.
Con questo rendimento, il rischio di scivolare verso un quinto o sesto posto è più credibile della prospettiva di prendere in mano il campionato. E in un torneo che finora non ha mostrato avversari inavvicinabili, sarebbe un’altra occasione lasciata andare. Il punto di Caserta va conservato con cura. La prestazione va affrontata con tutt’altro spirito: il sollievo di aver evitato una sconfitta non può diventare il programma di una stagione.
Massimo Longo
Foto di @SSC Bari