
Ci sono storie che fanno ridere, altre che commuovono, altre ancora che ci costringono a guardare la realtà con occhi diversi. E poi c’è il teatro, che tutte queste storie le accoglie, le intreccia, le trasforma in emozioni da vivere insieme. Perché sul palcoscenico, tra le luci della ribalta e il silenzio partecipe della platea, prende forma qualcosa che va oltre la rappresentazione: è la vita stessa a mostrarsi, con le sue contraddizioni, le sue fragilità, i suoi paradossi e la sua inesauribile capacità di sorprenderci.
È proprio questo il filo conduttore della XXVI Stagione di Prosa 2026/2027 del Teatro Angioino di Mola di Bari, promossa dalla Compagnia Teatro d’Oggi, con la direzione artistica di Francesco Capotorto e il patrocinio del Comune di Mola di Bari.
Un cartellone che, da novembre ad aprile, accompagnerà il pubblico attraverso nove differenti universi teatrali, in un continuo alternarsi di comicità e introspezione, leggerezza e profondità, tradizione e contemporaneità. Nove occasioni per lasciarsi conquistare da quella straordinaria alchimia che soltanto il teatro sa creare, quando una battuta diventa uno specchio dei nostri difetti, un silenzio racconta più di mille parole e una vicenda apparentemente lontana finisce per parlarci intimamente.
Si comincia all’insegna della risata, ma di quella risata intelligente che sa trasformarsi in una critica spietata della realtà.
Ad aprire la stagione, con sei rappresentazioni in programma il 13, 14, 15 e il 20, 21, 22 novembre 2026, sarà la Compagnia Teatro d’Oggi di Mola di Bari, che porterà in scena Scambio di persona all’italiana di Giuseppe Della Misericordia, nell’adattamento e per la regia di Francesco Capotorto.
Immaginate un ufficio pubblico nel quale nulla sembra funzionare come dovrebbe. Le carte si accumulano, i telefoni squillano senza tregua, le responsabilità si confondono, le identità si sovrappongono e perfino le situazioni più semplici finiscono per trasformarsi in rompicapi apparentemente insolubili. È in questo piccolo universo dominato dal disordine che prende vita una commedia dal ritmo travolgente, costruita su equivoci, scambi di persona, personaggi improbabili e situazioni sempre più paradossali.
A muovere i fili della vicenda è un’impiegata apparentemente distratta, schiacciata da una mole di lavoro che sembra non concederle tregua. Attorno a lei gravitano una dirigente, una stagista e un singolare imprenditore, protagonisti di un vortice di fraintendimenti destinato a sfuggire progressivamente a ogni controllo.
Ma sarebbe riduttivo considerare Scambio di persona all’italiana soltanto una macchina perfetta per suscitare risate. Dietro il suo umorismo si nasconde infatti una rappresentazione impietosa, e proprio per questo irresistibile, di certi vizi profondamente radicati nel nostro Paese. La burocrazia, con i suoi rituali, le sue lentezze e le sue contraddizioni, diventa lo scenario ideale per raccontare un’Italia nella quale il buon senso rischia continuamente di soccombere davanti al potere di una firma, di una pratica o di un timbro.
Viene spontaneo ricordare l’ironia corrosiva di Ennio Flaiano, che aveva saputo condensare in una battuta fulminante un intero costume nazionale: «Dopo la calata dei Goti, dei Visigoti, dei Vandali, degli Unni e dei Cimbri, la più rovinosa per l’Italia fu la calata dei Timbri».
A interpretare la commedia saranno Emanuela Pietanza, Nicola Desilvio, Giovanna Moccia, Vanna Moccia, Stefania Fasano e Antonio Romano. Le scene sono firmate da Francesca Francese, i costumi da Marilena Palattella e le musiche da Paolo Daniele. L’allestimento scenico è di Filippo Affatati, mentre Lorenzo Dibari cura audio e luci. L’organizzazione è affidata a Diana Marino e Annamaria Carella, con la grafica di Nunzio Dellerba.
Dalla satira del presente si passerà, sabato 12 dicembre 2026, all’universo poetico e tormentato di uno dei più grandi protagonisti del teatro del Novecento: Eduardo De Filippo.
La Compagnia Instabile Napolinscena di Taranto, diretta da Ascanio Cimmino, porterà all’Angioino Natale in casa Cupiello, un capolavoro che continua a conservare intatta la propria capacità di emozionare, divertire e ferire dolcemente.
Al centro della scena c’è una famiglia, con i suoi piccoli rituali, le sue abitudini, gli affetti complicati e le verità che si preferirebbe non affrontare. E c’è soprattutto il desiderio ostinato di custodire un’idea di felicità che la realtà sembra continuamente contraddire. Il Natale, con le sue promesse di armonia, diventa così il momento in cui le tensioni familiari esplodono, rivelando incomprensioni, illusioni e sofferenze.
Eduardo compie il miracolo di trasformare la quotidianità in poesia teatrale: una parola pronunciata distrattamente, un gesto, una pausa, un silenzio acquistano una profondità inattesa. Si ride, spesso di gusto, e un istante dopo ci si scopre attraversati da una malinconia sottile. Perché dietro l’apparente semplicità della famiglia Cupiello si nasconde l’universalità di ogni famiglia, con il suo bisogno d’amore e la sua difficoltà a esprimerlo.
Il 9 gennaio 2027 sarà invece il teatro stesso a diventare protagonista, con Muratori di Edoardo Erba, presentato dalla Compagnia Amici Nostri di Castellana Grotte, con la regia di Adriana Coletta.
Due uomini, un lavoro da portare a termine e un luogo che sta per perdere la propria identità. È notte quando due muratori entrano in un teatro per murarne abusivamente il palcoscenico, destinando quello spazio, un tempo abitato da sogni e personaggi, a diventare un anonimo magazzino.
Eppure, proprio mentre si prepara a scomparire, il teatro sembra rivendicare il proprio diritto a esistere.
Tra realismo e suggestione poetica, la commedia si trasforma in una riflessione delicata e sorprendente sul valore dell’arte e sulla sua capacità di parlare anche a chi, apparentemente, ne è distante. Il palcoscenico diventa il simbolo di ciò che rischiamo di perdere quando rinunciamo all’immaginazione, alla bellezza e alla possibilità di sognare. Una storia che fa sorridere, ma lascia affiorare una domanda malinconica: può davvero bastare un muro per cancellare la magia del teatro?
Il 23 gennaio 2027 le atmosfere cambieranno nuovamente, lasciando spazio a una comicità sofisticata e irresistibile con La cena dei cretini di Francis Veber, nell’allestimento della Compagnia Artemisia Teatro di Bari, diretta da Ernesto Marletta.
C’è una forma di stupidità particolarmente pericolosa: quella di chi è convinto di essere più intelligente degli altri. Ed è proprio su questa presunzione che Veber costruisce una delle commedie più brillanti del teatro contemporaneo.
Il divertimento nasce da un crudele gioco di superiorità, da un intreccio di equivoci e da un progressivo capovolgimento delle posizioni iniziali. Chi crede di controllare la situazione finisce per diventarne vittima, mentre il confine tra intelligenza e idiozia si rivela assai più fragile di quanto si possa immaginare.
Le risate si susseguono in un crescendo di situazioni esilaranti, ma dietro la perfezione del congegno comico emerge una riflessione pungente sulla vanità, sull’arroganza e sul bisogno, fin troppo umano, di sentirsi migliori degli altri. Alla fine, la domanda resterà sospesa anche tra gli spettatori: chi merita davvero di essere considerato un cretino?
Il teatro, però, sa anche abbassare la voce. Sa entrare nelle pieghe più intime dell’esistenza e dare forma a ciò che spesso non riusciamo a dire.
È quanto accadrà sabato 6 febbraio 2027 con Il silenzio grande di Maurizio de Giovanni, proposto dalla Compagnia Qui ed Ora di Bisceglie, con la regia di Pantaleo Annese.
Valerio Primic è uno scrittore napoletano di successo, un uomo che ha fatto della propria casa un rifugio, quasi una fortezza nella quale custodire certezze, abitudini e ricordi. Ma anche le case più solide possono nascondere crepe profonde. E dietro le porte chiuse, tra oggetti familiari e stanze cariche di memoria, si agitano parole mai dette, risentimenti, paure e verità rimaste troppo a lungo sepolte.
De Giovanni conduce lo spettatore dentro un universo domestico nel quale i silenzi diventano presenze ingombranti e gli affetti si misurano con il peso delle incomprensioni. Ne nasce un racconto di grande intensità emotiva, capace di alternare tenerezza, tensione e amarezza, fino a un epilogo inatteso che invita a ripensare tutto ciò che si è visto.
Il 20 febbraio 2027 la stagione tornerà a servirsi dell’ironia per interrogare la società, con Casa di frontiera di Gianfelice Imparato, portata in scena dalla Compagnia La Banda degli Onesti di Altamura, sotto la direzione di Silvano Picerno.
E se, in un futuro non troppo lontano, l’Italia fosse davvero divisa in due? Se il confine tra Nord e Sud, tante volte evocato nei discorsi e nei pregiudizi, diventasse una barriera concreta, capace di separare persone, destini e identità?
Da questa provocazione prende forma una vicenda grottesca e surreale, ambientata in un Paese immaginario nel quale i meridionali residenti al Nord vengono relegati in centri di confinamento simili alle riserve dei nativi americani.
La fantasia teatrale esaspera la realtà, ne deforma i contorni e ne mette in luce le contraddizioni più profonde. Tra personaggi bizzarri e situazioni paradossali, la commedia diverte senza rinunciare a porre interrogativi sul pregiudizio, sulla discriminazione e su quelle divisioni che continuano a segnare la vita collettiva. Una risata che nasce dall’assurdo, ma che finisce inevitabilmente per riportarci al presente.
Il 6 marzo 2027 sarà il momento di confrontarsi con uno dei testi più audaci e rivoluzionari della storia del teatro: Sei personaggi in cerca d’autore di Luigi Pirandello, affidato alla Compagnia Riflessi d’Arte di Martina Franca, con la regia di Carlo Dilonardo ed Elina Semeraro.
Che cosa distingue la realtà dalla finzione? Siamo davvero padroni della nostra identità o siamo, anche noi, personaggi di una storia che muta continuamente a seconda di chi la racconta?
Pirandello trasforma il palcoscenico in un luogo di vertigine intellettuale e umana. Durante le prove di una commedia, sei figure irrompono improvvisamente sulla scena, chiedendo che qualcuno dia forma definitiva al dramma che portano dentro. Non sono semplici personaggi immaginari: reclamano una propria esistenza, una verità, una voce.
Da quel momento ogni certezza vacilla. Gli attori si confrontano con i personaggi, la rappresentazione si mescola alla vita e il teatro diventa specchio di se stesso, in un gioco di prospettive nel quale ciascuno possiede una verità diversa.
Con quest’opera Pirandello non ha soltanto rivoluzionato il linguaggio scenico attraverso il metateatro: ha spalancato un interrogativo che attraversa ancora oggi la coscienza contemporanea, quello sull’impossibilità di racchiudere l’essere umano in una sola identità e in una sola interpretazione della realtà.
A portare una ventata di musica, spiritualità e partecipazione emotiva sarà, sabato 20 marzo 2027, Forza venite gente, la celebre commedia musicale di Castellacci, proposta dalla Compagnia Teatrale Lino Conte di Taranto, con la regia di Vincenzo Prunella.
È l’Assisi del Duecento a fare da sfondo alla vicenda di Francesco, giovane figlio di Pietro Bernardone, facoltoso mercante di stoffe, che decide di abbandonare ricchezze, privilegi e convenzioni sociali per seguire una strada radicalmente diversa.
La sua scelta, incomprensibile agli occhi del padre e di quanti identificano la felicità con il possesso materiale, diventa il cuore di un racconto in cui si confrontano due visioni opposte dell’esistenza: da una parte la sicurezza della ricchezza e del potere, dall’altra la libertà di chi sceglie la povertà come espressione di un ideale.
Musica e parola si incontrano per raccontare una figura che continua a esercitare un fascino universale, al di là di ogni appartenenza religiosa. Ne scaturisce uno spettacolo capace di unire vivacità, emozione e riflessione, ricordandoci che talvolta il gesto più rivoluzionario consiste semplicemente nell’avere il coraggio di essere fedeli a se stessi.
Il sipario sulla stagione calerà il 9, 10 e 11 aprile 2027, quando la Compagnia Nephelai Teatro, insieme alla Compagnia Teatro d’Oggi di Mola di Bari, presenterà Ex di Aldo Nicolaj, con la regia di Carlo D’Ursi.
Se c’è qualcosa che l’esperienza sentimentale insegna, è che il passato non sempre accetta di rimanere al proprio posto. Talvolta ritorna senza preavviso, si accomoda nelle nostre vite e si diverte a mettere in discussione certezze costruite con pazienza.
È proprio ciò che accade ai protagonisti di questa commedia vivace e graffiante, quando la loro quotidianità viene improvvisamente sconvolta dalla presenza ingombrante dei rispettivi ex.
Quello che sembrava un equilibrio consolidato si trasforma in una sequenza di confronti, gelosie, confessioni e battute al vetriolo. Il salotto domestico diventa un’arena sentimentale nella quale si combatte a colpi di ricordi, recriminazioni e verità scomode.
Con una scrittura brillante, capace di alternare leggerezza e amarezza, Nicolaj esplora le contraddizioni dei rapporti amorosi, il desiderio di dimenticare e l’impossibilità, a volte, di fare davvero pace con ciò che siamo stati. Un finale di stagione all’insegna del sorriso, ma anche di quella sottile malinconia che accompagna le storie nelle quali ciascuno può riconoscere almeno un frammento di sé.
Nove spettacoli, dunque. Nove modi diversi di raccontare il mondo e di attraversare le infinite sfumature dell’esperienza umana.
C’è l’Italia paradossale degli uffici pubblici e quella immaginaria delle frontiere, ci sono le famiglie di Eduardo e di de Giovanni, il genio inquieto di Pirandello, la comicità spietata di Veber, la poesia di un teatro che rischia di scomparire, la libertà di Francesco e i sentimenti irrisolti che riaffiorano dal passato.
Universi differenti, eppure legati da un elemento comune: la capacità della scena di restituirci un’immagine di noi stessi, talvolta deformata dal sorriso, altre volte resa più nitida dall’emozione.
Con questa ventiseiesima edizione, la Compagnia Teatro d’Oggi rinnova un impegno culturale che va ben oltre la semplice organizzazione di una rassegna. Il Teatro Angioino si conferma uno spazio nel quale le storie possono incontrare le persone, le compagnie teatrali possono condividere il proprio lavoro e il pubblico può ritrovare il piacere di un’esperienza collettiva sempre più preziosa.
Perché, in un tempo dominato dalla velocità delle immagini e dalla solitudine degli schermi, il teatro conserva un privilegio irripetibile: quello di farci essere presenti, nello stesso luogo e nello stesso istante, davanti a emozioni che nascono e si consumano sotto i nostri occhi.
E forse è proprio questa la sua magia più grande. Ricordarci che, dietro ogni maschera, ogni personaggio e ogni storia, si nasconde qualcosa che ci riguarda.
Il sipario si apre. Le storie cominciano. E la vita, ancora una volta, va in scena.
Informazioni per il pubblico
La XXVI Stagione di Prosa 2026/2027 si svolgerà al Teatro Angioino, in via Silvio Pellico 7 a Mola di Bari.
Orari degli spettacoli: ore 21.00 nei giorni feriali e ore 20.00 nei giorni festivi.
Ingresso: 12 euro.
Botteghino: aperto il venerdì, sabato e domenica, dalle ore 18.30 alle ore 20.30.
Informazioni e prenotazioni: 080 4713061 – 349 6061378.
Daniele Milillo