La bellezza nell’ombra de “Gli Altri”, la mostra fotografica diffusa di Teresa Imbriani, allestita sul Lungomare di Bari

Gli altri è la mostra diffusa della fotografa salentina Teresa Imbriani, allestita sul Lungomare Crollalanza di Bari fino al 15 novembre a cura di Cecilia Pavone. Si tratta di sessanta scatti affissi direttamente sui lampioni di ghisa nei pressi della Pinacoteca “Corrado Giaquinto”: un’esposizione a cielo aperto che regala al pubblico un’esperienza d’arte accessibile a tutti e liberamente fruibile da chiunque percorra la passeggiata cittadina. Il progetto promosso dall’associazione culturale “Amici di Ernest Verner” e dall’associazione politico-culturale “La Giusta Causa ” è accompagnato dall’omonimo libro pubblicato da Edizioni Dal Sud, con la cura editoriale di Annalucia Leccese.

Come racconta l’autrice stessa, tutto è nato dalle sue passeggiate sul lungomare. Per la Imbriani il camminare rappresenta un vero e proprio atto meditativo: un procedere lento, con la macchina fotografica al collo, quasi un rifugio silenzioso per cercare un po’ di cura e ritrovare sé stessa attraverso quanto la circonda. Soffermandosi di volta in volta davanti a quello che cattura la sua attenzione – una presenza, un gesto, un dettaglio lungo la strada – ogni scatto diventa così il modo per ritrovare un’inaspettata sensazione di pace e sollievo.

È un atteggiamento che richiama spontaneamente l’educazione allo sguardo trasmessa da Pina Belli D’Elia – celebre storica dell’arte ed ex direttrice della Pinacoteca cittadina, a cui è intitolata la prima sala del museo-: quell’insegnamento ad allenare gli occhi, a fermarsi e a cogliere il valore della bellezza ovunque essa sia, cogliendola anche nel dettaglio più piccolo e in quello che di norma ci passa accanto inosservato. È proprio qui che si rivela un’attinenza profonda tra due percorsi pur differenti: la ricerca della bellezza, persino nei frammenti più minimi, è un nutrimento fondamentale per l’anima, un valore salvifico che ci aiuta a ritrovare il senso e il significato di ciò che viviamo e siamo.

Se dunque la lezione di Pina Belli D’Elia spingeva a ricercare questo significato in ogni aspetto del mondo attorno a noi, Teresa Imbriani rivolge questo stesso sguardo curioso e attento direttamente verso la presenza dell’altro.

In una realtà segnata da un’esibizione continua e stucchevole, dove mettersi in mostra sembra l’unico modo per esistere, ci troviamo in un contesto in cui ciascuno è concentrato sulla propria immagine, ma sulla propria persona e sul proprio tornaconto – intrappolati in un mondo popolato da tanti Narcisi intenti solo a specchiarsi e a curare i propri interessi – la ricerca di Teresa Imbriani fa il contrario: volta le spalle allo specchio per ritrovare l’altro.

A sottolineare il valore di questa scelta è Luciano Canfora, che richiama l’esempio dell’imperatore Marco Aurelio nei suoi Pensieri: definendosi semplicemente “un essere umano, uno dei tanti” sullo stesso piano, mettendo in discussione l’egoismo individuale. Di fronte a un mondo fin troppo affezionato al pronome “Io” Canfora rimarca l’importanza di una mostra pensata proprio per fissare l’immagine degli “altri”.

L’autrice vede l’altro o lo evoca attraverso il dettaglio: due sedie vuote, un’ombra o uno scorcio avvolto nella nebbia, come indizi di un suo passaggio. Ed è poi attraverso le sue “foto considerazioni”, brevi notazioni scritte a margine, che la Imbriani associa un pensiero a ciascuna opera, legando lo scatto a una riflessione scaturita da quegli incontri.

Qui, come osserva Michele Laforgia, l’obiettivo non immortala semplici persone, ma raccoglie frammenti di vita, sfumature d’animo e giochi di luce catturati quasi per caso: uno sguardo capace di evocare senza mai spiegare.

Il percorso si chiude con il suo intenso autoritratto: un’immagine dalla profonda carica poetica ed eterea, in cui l’autrice si ritrae con una grazia classica che ricorda le forme e il pudore di una Venere. Da un punto di vista formale, la composizione sceglie deliberatamente di non essere nitida: i contorni sfumati e la consistenza impalpabile creano una dimensione sospesa, simile a quella di un sogno o a un ricordo che affiora lentamente alla coscienza. Con uno sguardo rivolto altrove, quasi a cercare un luogo interiore in cui farsi riconoscere, l’artista incarna la sintesi perfetta del suo percorso. È proprio qui che emerge il senso più autentico di questa ricerca: il desiderio profondo di rallentare e riabituare gli occhi a guardare, scoprendo che la bellezza e la cura non sono mai distanti da noi, ma si nascondono nei dettagli più semplici e quotidiani, proprio lì dove la nostra storia si intreccia con quella degli altri.

Cecilia Ranieri
Foto di Cecilia Ranieri

Condividi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.