La settimana sportiva: il Bari vive di rendita, ma il campionato non aspetta

Il dato più preoccupante dello 0-0 con il Crotone è che il Bari abbia avuto bisogno di essere salvato. Dai legni della propria porta, due volte, e dall’imprecisione di un avversario arrivato da ultimo in classifica e uscito dal campo con il diritto di rimproverarsi una vittoria mancata. La squadra che doveva inseguire il Potenza ha finito per difendere il pareggio; quella che avrebbe dovuto soffrire la distanza in graduatoria ha cercato il successo fino alla fine. Per capire quanto sia stato deludente il pomeriggio biancorosso basta questa inversione di ruoli.

Il secondo posto resta, ma diventa sempre più difficile spiegarlo attraverso il gioco. Si possono riconoscere al Bari i risultati conquistati finora e, contemporaneamente, chiedersi dove siano le qualità collettive necessarie a sostenere una candidatura alla promozione diretta. Contro il Crotone non si sono viste. Sono mancati il comando della partita, la capacità di costruire, la pressione sugli avversari e persino quella determinazione che dovrebbe precedere qualsiasi ragionamento tattico.

Dopo dieci giornate, soprattutto, si cercano miglioramenti. Si vorrebbe riconoscere una squadra che corregge i propri difetti, rende più fluidi i collegamenti, acquisisce sicurezza. Il Bari continua invece a ripresentare le stesse difficoltà. A tratti sembra essersi fermato dentro i propri limiti, affidandosi alla possibilità che bastino ancora una giocata di Butic o una parata di Cerofolini a far tornare i conti. Sono risorse preziose, ma nessun progetto di vertice può reggersi così a lungo sulle soluzioni dei singoli.

La partita di oggi ha evidenziato anche una dipendenza preoccupante dal ritmo altrui. Quando gli avversari concedono tempo per controllare, scegliere e passare, il Bari riesce a trovare qualche spazio. Quando aumentano l’intensità, accorciano le distanze e tornano rapidamente sul pallone, i biancorossi perdono riferimenti. Il Crotone lo ha capito e nella ripresa ha giocato con una fiducia crescente, fino a sembrare la squadra con maggiori possibilità di vincere. Essere messi tanto in difficoltà dall’ultima, pur penalizzata di sei punti, impone una riflessione che la classifica non può attenuare.

Il vuoto principale resta a centrocampo. Lì dovrebbe nascere la manovra, lì andrebbero governati i tempi e preparata la riconquista del pallone. Nel Bari quel reparto troppo spesso viene attraversato o saltato. Grgic continua a non offrire il contributo atteso, Mendicino e Maggiore non riescono a dare continuità alla costruzione né una protezione sufficiente alla difesa. Darboe manca, certamente. Ma la sua assenza non può spiegare ogni difficoltà e la sua presenza non potrà risolverle tutte per un’intera stagione.

È anche per questo che aumentare il numero degli attaccanti non ha prodotto il cambiamento sperato. Senza rifornimenti e senza equilibrio, si può affollare la prima linea e diventare comunque più vulnerabili che pericolosi. Il Bari ha avuto qualche opportunità, ma non ha costruito una pressione capace di costringere il Crotone a difendersi a lungo. Ha invece lasciato agli ospiti spazi e possibilità di ripartire, perdendo ulteriore controllo. La quantità delle punte non sostituisce la qualità dell’organizzazione.

Qui entrano le responsabilità di Rastelli. Nessuna richiesta di esonero: sarebbe una conclusione ingiusta per un allenatore secondo in classifica. Ma sarebbe altrettanto sbagliato considerare quella posizione una sospensione del giudizio. Il tecnico deve ottenere di più da giocatori che hanno esperienza e mezzi per offrire ben altro rendimento. Deve dare una fisionomia alla squadra, correggere ciò che non funziona e scegliere soluzioni che la rendano più efficace, senza esporla continuamente alle iniziative avversarie.

Otto giorni per preparare una gara casalinga contro l’ultima, senza impegni infrasettimanali, erano un’opportunità di lavoro importante. Il campo non ne ha restituito i benefici. Non era obbligatorio vincere per diritto di classifica, perché nessuna partita lo consente; era però doveroso presentarsi con un piano riconoscibile, energie adeguate e la volontà di imporre qualcosa. Il Bari ha dato invece l’impressione di aspettare che la situazione si risolvesse, scoprendo con il passare dei minuti di poterla anche perdere.

E allora basta con la condizione fisica usata come spiegazione ricorrente. Siamo quasi a novembre e una squadra professionistica deve poter sostenere il confronto atletico con le concorrenti. Gli avversari corrono, pressano, recuperano palloni: il Bari deve essere in grado di rispondere. Se non ci riesce, il problema va affrontato e corretto, non riproposto ogni domenica come una circostanza inevitabile.

Anche i troppi infortuni richiedono risposte. L’uscita di Mogos aggiunge un altro interrogativo a una situazione che merita verifiche sul lavoro dello staff dei preparatori, sui carichi e sulla gestione dei recuperi. Ogni caso ha una propria storia, ma il ripetersi degli stop obbliga a cercare eventuali criticità. Le assenze pesano sulle scelte dell’allenatore e sulla continuità della squadra: proprio per questo occorre capire quanto sia possibile prevenirle.

Resta aperta anche la valutazione dell’organico. Dai nuovi acquisti era lecito attendersi un apporto più riconoscibile, mentre continuano a essere pochi quelli capaci di incidere con regolarità. E resta da comprendere perché Esposito debba cercare di lasciare un segno quasi sempre in una manciata di minuti. Sono questioni da affrontare già adesso, senza attendere gennaio come se il mercato fosse l’unico momento in cui poter intervenire. Prima dei rinforzi vengono il rendimento di chi c’è e la capacità di farlo crescere.

La porta ancora inviolata in casa è l’unico elemento favorevole di giornata, ma va letto insieme a ciò che è accaduto davanti a Cerofolini. Una traversa e un palo sulle deviazioni di Burgio ed Elia raccontano quanto sottile sia stato il confine tra il pareggio e la sconfitta. Conservare lo zero senza subire sarebbe un segnale di forza; conservarlo dopo aver rischiato tanto offre soprattutto un sollievo.

Sugli spalti, intanto, il vuoto continua a raccontare una frattura che i risultati da soli non stanno ricomponendo. Il secondo posto non ha riportato entusiasmo e questa prestazione difficilmente aiuterà a farlo. Una tifoseria distante dalla società e sempre meno coinvolta nella squadra avrebbe bisogno almeno di riconoscere sul campo coraggio, partecipazione, un’idea nella quale ritrovarsi.

Il campionato sta mostrando avversari preparati tecnicamente, organizzati tatticamente e pronti sul piano fisico e rodati per la C mentre il Bari non lo è, è una neofita e non dimostra di essere la corazzata data per vincitrice a fine torneo. Nessuno si farà da parte per il nome del Bari o per la sua posizione in graduatoria. Occorre prenderne atto e cambiare atteggiamento, a partire da Caserta: con la passività vista contro il Crotone, quella trasferta rischia di presentare un conto pesante.

Il Bari conserva una buona classifica, ma sta consumando occasioni e fiducia. Oggi gli è andata bene a non perdere. Per puntare alla Serie B deve cominciare a costruire le proprie fortune con maggiore autorevolezza: aspettare ancora che bastino gli episodi significa lasciare agli altri il destino della propria stagione.

Massimo Longo
Foto di @SSC Bari

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