Tra magia, ironia e storie ai margini: a Lecce Astràgali Teatro dà voce all’invisibile

C’è un mondo nascosto nelle pieghe della memoria, popolato di figure misteriose, parole dimenticate e antiche suggestioni. E ce n’è un altro, forse altrettanto enigmatico, che abitiamo ogni giorno senza riuscire sempre a comprenderne le contraddizioni. Il teatro ha il privilegio di poterli attraversare entrambi, dando voce ai fantasmi del passato e alle inquietudini del presente, trasformando la meraviglia in riflessione e il sorriso in uno strumento di provocazione.

È lungo questo affascinante confine che si muovono i prossimi due appuntamenti di Teatri a Sud, la rassegna con cui Astràgali Teatro continua a fare di Lecce un crocevia di esperienze artistiche, sensibilità e linguaggi provenienti dal Mezzogiorno e dal Mediterraneo.

Due serate, due universi espressivi, due interpreti femminili. Da una parte il fascino ancestrale della macàra, creatura sospesa tra mito e credenza popolare; dall’altra la comicità tagliente di Stefano Benni, capace di raccontare le storture della società attraverso personaggi improbabili eppure straordinariamente autentici.

Mercoledì 14 ottobre, alle 20.30, la Sala Astràgali di via Giuseppe Candido 23 accoglierà “La Macàra. Concerto di voci”, creazione di e con Valentina Sciurti, un’esperienza sonora che affonda le radici nell’immaginario più antico del Salento per restituirgli una sorprendente contemporaneità.

La macàra appartiene a quel territorio indefinito in cui la storia sfuma nella leggenda. Figura femminile depositaria di saperi arcani, custode di segreti e protagonista di prodigi, ha attraversato nei secoli il racconto popolare, alimentando suggestioni, timori e fascinazioni. Una presenza enigmatica, che sembra custodire anche il ricordo di un femminile libero, potente, difficilmente riconducibile alle convenzioni.

Valentina Sciurti ne raccoglie l’eco e la trasforma in materia viva, affidandone la forza evocativa non tanto alla narrazione tradizionale quanto alla voce, esplorata nelle sue infinite possibilità.

Le parole si sciolgono in suoni, si rincorrono, si sovrappongono. Il ritmo nasce dalla lingua stessa, mentre canti in idiomi segreti, ripetizioni ed effetti vocali costruiscono una trama acustica che sembra procedere per incantesimi successivi. Grazie all’utilizzo di loop e sperimentazioni sonore, la voce si fa molteplice, si espande nello spazio e disegna un paesaggio ipnotico, nel quale il confine tra concerto, rito e performance teatrale diventa sempre più sottile.

Ne scaturisce una composizione che non si limita a evocare il passato, ma lo reinventa, trasformando un’antica figura dell’immaginario salentino in occasione per interrogare, attraverso il suono, il mistero e la complessità dell’identità femminile.

Del resto, la voce è da sempre il cuore della ricerca artistica di Valentina Sciurti, performer, danzatrice, autrice e regista che ha fatto dell’incontro tra corpo, suono e spazio una cifra distintiva del proprio percorso.

Cofondatrice con Davide Morgagni della compagnia leccese Therasia Teatro, attiva dal 2014 al 2023, Sciurti ha approfondito il rapporto tra musica, trance e ritualità già durante gli studi universitari in DAMS, culminati in una tesi di Etnomusicologia. La sua formazione è proseguita a Ravenna, presso Malagola, la scuola di alta formazione vocale e sonora diretta da Ermanna Montanari ed Enrico Pitozzi, dove ha potuto confrontarsi con protagonisti della ricerca teatrale e musicale come Roberto Latini, Alvin Curran, Francesco Giomi e Meredith Monk.

Un’indagine in costante movimento, alimentata anche dalle collaborazioni con la cantautrice Serena Abrami, per il laboratorio “Suonare lo Spazio”, e con la contrabbassista Caterina Palazzi, nell’ambito di un progetto di dramma sonoro ispirato al terzo canto dell’Inferno dantesco. Esperienze che continuano a nutrire una ricerca nella quale la voce non è soltanto espressione, ma diventa spazio, gesto, materia e racconto.

Venerdì 16 ottobre, alle 20.30, sarà invece il turno di “Storie a margine”, portato in scena dalla compagnia Le Voci di Astarte e interpretato da Gloria Ucheddu. Cambiano le atmosfere, cambia il linguaggio, ma resta intatta la volontà di portare alla luce ciò che abitualmente sfugge allo sguardo.

Questa volta a guidare il pubblico è l’universo letterario di Stefano Benni, uno degli autori che più hanno saputo trasformare il paradosso in uno specchio impietoso della realtà.

In scena prendono forma tre personaggi e altrettanti destini. Un uomo soffocato dal lavoro, prigioniero di un’esistenza che sembra aver smarrito il senso della dignità. Una pantegana che vive nel sottosuolo urbano, osservando da una prospettiva inconsueta il mondo degli esseri umani. E una Beatrice Portinari decisamente poco incline a lasciarsi imprigionare nell’immagine eterea e idealizzata consegnataci dalla tradizione dantesca.

Tre figure improbabili, quasi caricaturali, che finiscono per rivelarsi più vicine a noi di quanto si possa immaginare.

È questo il gioco intelligente e spiazzante di Benni: deformare la realtà fino a renderne evidenti le contraddizioni, affidando al grottesco il compito di dire verità che il linguaggio ordinario fatica persino a pronunciare.

Gloria Ucheddu attraversa questo universo con un monologo costruito su continui cambi di registro, dove il linguaggio popolare incontra l’invenzione poetica, il sarcasmo si alterna alla tenerezza e la comicità lascia improvvisamente affiorare domande scomode.

Si ride delle situazioni assurde, delle provocazioni, delle esagerazioni. Ma dietro ogni sorriso si intravede qualcosa di molto serio: la precarietà dell’esistenza, il peso delle disuguaglianze, il razzismo, le ferite inferte all’ambiente, la condizione delle donne e quella ricerca di libertà che attraversa, in modi differenti, ogni storia umana.

E così i margini diventano il centro. Le vite apparentemente insignificanti acquistano spessore, mentre i personaggi più improbabili si trasformano in testimoni privilegiati delle nostre fragilità collettive.

Attrice, regista e formatrice, formatasi tra Perugia e la Sardegna, Gloria Ucheddu ha maturato un percorso legato alla sperimentazione e ai linguaggi del teatro contemporaneo. Fa parte della compagnia Le Voci di Astarte, diretta da Sabrina Barlini, impegnata nella ricerca di nuove possibilità espressive attraverso la contaminazione tra teatro, altre discipline artistiche e tecnologie.

A unire idealmente i due spettacoli è dunque qualcosa che va oltre la presenza femminile sulla scena. È il desiderio di restituire voce a ciò che rischia di restare inascoltato: una figura leggendaria custodita nella memoria di una terra, oppure le esistenze marginali che raccontano, meglio di tante analisi, le contraddizioni del nostro tempo.

Una prospettiva che interpreta pienamente lo spirito di Teatri a Sud, progetto nato dalla volontà di costruire una rete culturale capace di superare i confini geografici e artistici, mettendo in relazione esperienze, territori e comunità.

La rassegna, in programma fino al 30 ottobre, propone complessivamente tredici appuntamenti, con un cartellone che spazia dagli spettacoli di compagnie pugliesi e meridionali alle creazioni nate dalle residenze artistiche ospitate da Astràgali, dal teatro per ragazzi al cinema documentario, fino alla danza paralimpica e a un incontro pubblico dedicato al teatro di resistenza.

Un mosaico di linguaggi e visioni che restituisce al palcoscenico una funzione ben più ampia di quella dell’intrattenimento.

Perché, nell’idea che anima il progetto, il teatro può diventare anche un presidio culturale e civile, uno spazio in cui riconoscersi, confrontarsi e immaginare alternative. Soprattutto là dove la violenza, la criminalità o la guerra rischiano di soffocare la libertà di espressione e di impoverire la vita delle comunità.

In questa direzione si inserisce anche il lavoro delle residenze artistiche, i cui esiti vengono presentati in anteprima al pubblico. Laboratori di creazione e di confronto nei quali la sperimentazione drammaturgica incontra l’interculturalità, il rapporto con i luoghi e una sensibilità profondamente radicata nelle questioni sociali.

Teatri a Sud si conferma così non soltanto una rassegna di spettacoli, ma un progetto che attribuisce alla cultura la capacità di generare relazioni, alimentare pensiero critico e aprire nuovi orizzonti.

Perché il teatro, quando riesce davvero a parlare al presente, non offre necessariamente risposte. Talvolta fa qualcosa di più prezioso: ci insegna a guardare diversamente ciò che credevamo di conoscere.

La rassegna è ideata da Astràgali Teatro e sostenuta dalla Regione Puglia, con risorse del Fondo di Rotazione – POC 2021-2027, e dal Ministero della Cultura (D.M. 23 dicembre 2024, n. 463, art. 13, comma 2).

Informazioni e prenotazioni

Gli spettacoli sono in programma nella Sala Astràgali, in via Giuseppe Candido 23, a Lecce.

14 ottobre, ore 20.30: La Macàra. Concerto di voci, di e con Valentina Sciurti. Ingresso 5 euro.

16 ottobre, ore 20.30: Storie a margine, di e con Gloria Ucheddu. Ingresso gratuito.

Telefono: +39 389 2105991
Email: teatro@astragali.org
Sito: www.astragali.it

Daniele Milillo

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