La settimana sportiva. Bari, il rimpianto non porta punti

Il Bari cercava a Salerno una conferma: dare seguito alle due vittorie ottenute nell’emergenza e dimostrare che le numerose assenze non gli impedivano di reggere una sfida di alto livello. La Salernitana, ferita dalla sconfitta precedente, aveva invece bisogno di una reazione. Per buona parte della serata i biancorossi hanno avuto la possibilità di aggravare le difficoltà dell’avversario. Alla fine gli hanno restituito fiducia, ambizioni e tre punti.

È una sconfitta che brucia soprattutto per come è maturata. Il Bari non è stato travolto da una superiorità irresistibile: ha avuto occasioni sufficienti per indirizzare definitivamente la partita, poi ha perso lucidità proprio quando sarebbe servita di più. Più che una sconfitta meritata, una sconfitta cercata attraverso errori che, sommati, sono diventati decisivi.

Il vantaggio di Butic, sul rigore procurato da Maggiore, aveva premiato un avvio convincente. Il Bari trovava spazi, arrivava alla conclusione, costringeva la Salernitana a inseguire. Quando i padroni di casa hanno preso l’iniziativa, i biancorossi hanno conservato la capacità di rendersi pericolosi in ripartenza. Il possesso era spesso granata, le opportunità migliori soprattutto baresi.

Il finale del primo tempo aveva però mostrato l’altra faccia della partita. La Salernitana era cresciuta, aveva avvicinato il pareggio e soltanto San Cerofolini aveva impedito che lo raggiungesse. Il miracolo sulla testa di Celiento e l’intervento sulla conclusione arcuata di Anastasio erano stati due avvertimenti precisi: quel vantaggio andava rafforzato, perché difenderlo fino in fondo sarebbe stato complicato.

Nella ripresa le possibilità per farlo sono arrivate. Tribuzzi ha dato vivacità e intraprendenza, Della Morte ha trovato varchi e conclusioni, Butic ha mancato di pochissimo il bersaglio con una torsione di testa da centravanti. Il Bari continuava a presentarsi davanti alla porta, persino quando la Salernitana sembrava aver perso slancio. Eppure il secondo gol non arrivava.

Della Morte merita un giudizio che tenga insieme entrambe le cose: una prestazione utile, dinamica, capace di creare difficoltà alla difesa avversaria, ma anche occasioni sprecate che pesano sul risultato. Il pallone ricevuto all’altezza del dischetto chiedeva ben altra conclusione. A un giocatore delle sue qualità si domanda anche di trasformare il lavoro in gol. La buona partita non cancella quel rimpianto.

Qui sta la prima responsabilità del Bari. Una squadra che vuole vincere il campionato deve saper riconoscere il momento in cui affondare il colpo. La Salernitana appariva vulnerabile, talvolta impaurita; lasciarle una sola rete da recuperare significava offrirle una ragione per continuare a crederci. È mancata quella personalità che permette di trasformare una partita favorevole in una vittoria.

Sarebbe comunque ingiusto cancellare quanto aveva funzionato. Il Bari aveva tenuto testa a una concorrente importante, accompagnato le azioni e difeso con ordine per lunghi tratti. Elia e Cocetta, pur giovanissimi, avevano sostenuto un confronto impegnativo. Le occasioni erano arrivate anche dopo l’uscita di Darboe: dunque non si può spiegare tutto con una sostituzione, né descrivere ottanta minuti come un’attesa passiva del cedimento.

Ma l’assenza di Darboe si è sentita progressivamente nella gestione. Non aveva prodotto l’assist risolutivo, però dava ritmo, qualità e una destinazione sicura al pallone. Se è uscito per affaticamento o precauzione, la scelta può avere avuto una necessità che dall’esterno non conosciamo. Il problema è ciò che il Bari riesce a fare senza di lui.

Maggiore ha avuto il merito di procurarsi il rigore, ma ha offerto poca sostanza nella continuità del gioco. Mendicino fatica a essere il regista di cui la squadra ha bisogno. Grgic e Colangiuli non hanno portato il contributo necessario. Il centrocampo ha perso riferimenti e la difesa si è ritrovata a sopportare una pressione sempre più difficile da alleggerire.

Il vuoto lasciato da Maiello resta una questione aperta. Serve qualcuno cui affidare il pallone quando gli altri non sanno più dove metterlo: un centrocampista che detti i tempi, conservi il possesso e aiuti la squadra a respirare. Darboe non può assolvere da solo ogni funzione. E la società deve interrogarsi su questo limite: le intuizioni raccontate in sede di mercato acquistano valore soltanto quando diventano prestazioni. Grgic, finora, non ha mostrato la condizione e l’autorevolezza attese.

Anche dalla panchina sono arrivate risposte differenti. I cambi della Salernitana hanno alimentato la rimonta; quelli del Bari non hanno consolidato il vantaggio. Mané doveva consentire di mantenere la difesa a cinque, ma l’assetto ha perso spinta senza trovare una corrispondente sicurezza. Il suo impiego continua a suscitare perplessità, pur senza attribuirgli automaticamente il gol subito solo perché arrivato a ridosso del suo ingresso. Esposito, entrato per un Tribuzzi ormai stanco, non ha avuto modo di cambiare l’inerzia.

A complicare tutto sarebbe intervenuta anche la gestione del cambio, con la temporanea inferiorità numerica. Se, come riferito nel dopopartita, il ritardo di Maggiore nell’uscire ha impedito l’ingresso tempestivo del sostituto, è un errore che a questi livelli pesa enormemente. Le procedure si devono conoscere. Come bisogna capire quando conviene interrompere un’azione mandando il pallone fuori, invece di giocarlo e rischiare di perderlo: un’altra leggerezza richiamata nei commenti finali.

Dopo il pareggio di Lescano, il Bari ha smesso di riconoscersi. Non ha assorbito il colpo, non ha recuperato ordine, non ha protetto almeno il punto. La Salernitana ha avvertito quella confusione e ha completato la rimonta. In pochi minuti una possibile vittoria importante è diventata una sconfitta capace di rimettere in corsa anche l’avversario.

La legge del “gol sbagliato, gol subito” ha trovato un’altra conferma, ma non basta evocarla per spiegare la serata. Il Bari ha pagato l’imprecisione davanti alla porta e poi l’incapacità di amministrarne le conseguenze. Il risultato può essere considerato giusto per ciò che è accaduto nel finale, senza dimenticare che i biancorossi avevano avuto tutte le possibilità per renderlo diverso.

Non è tempo di funerali sportivi. Il campionato è appena entrato in ottobre, il Bari resta in alto e il recupero dei titolari potrà aiutarlo. Questa partita, però, chiede risposte: un centrocampo con alternative credibili, maggiore concretezza e una gestione più matura dei momenti difficili. Perché a Salerno il Bari ha dimostrato di poter mettere in difficoltà una rivale. Deve ancora dimostrare di saperla battere quando ne ha l’occasione.

Massimo Longo
Foto di @SSC Bari

Condividi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.