
Siamo appena alla terza giornata e sarebbe ingeneroso, oltre che imprudente, emettere sentenze definitive. Il Bari è ancora un cantiere aperto, con automatismi da perfezionare, nuovi giocatori da inserire e una fisionomia da definire. Sei punti in tre partite rappresentano un bottino apprezzabile, soprattutto dopo la scoppola di Barletta: due vittorie al San Nicola, contro Cavese e Casarano, dicono che almeno in casa questa squadra sa trovare il modo di raccogliere ciò che le serve. Non è ancora capace di divertire, ma ha già imparato a soffrire. E in Serie C non è una qualità secondaria.
La vittoria contro il Casarano ha mostrato alcuni progressi rispetto sia alla trasferta di Barletta sia alla faticosa qualificazione in Coppa Italia contro il Picerno. Il Bari è apparso più compatto, con i reparti sufficientemente vicini, un pressing meglio coordinato e una discreta capacità di chiudere le linee di passaggio. Nel primo tempo ha tenuto quasi sempre il controllo della partita e costruito diverse occasioni, soprattutto attraverso Butić. Il croato possiede fisicità, senso della posizione e quella disposizione al combattimento indispensabile in questa categoria. Con i suoi baffi da centravanti d’altri tempi ricorda i calciatori delle vecchie fotografie, ma interpreta il ruolo con movimenti moderni e generosità.
Tra i segnali positivi va inserita anche la panchina. Rastelli ha trovato nei cambi la chiave della partita: Bianchi, al debutto, ha impiegato pochissimo per presentarsi al San Nicola, trasformando in gol l’azione costruita sulla sinistra da Della Morte ed Esposito. Quando chi entra riesce a incidere immediatamente, significa che l’allenatore dispone di alternative e può modificare una partita che si sta complicando. Non va dimenticato neppure Cerofolini, ancora decisivo: i suoi interventi su Grandolfo hanno conservato una vittoria che, nel finale, sembrava diventata improvvisamente fragile.
Accanto ai pregi, però, restano difetti evidenti. Il Bari mantiene il pallone, occupa il campo e talvolta dà persino l’impressione di poter comandare, ma fatica a cambiare velocità. Il possesso diventa troppo spesso orizzontale, le trame offensive rimangono prevedibili e le occasioni nascono più dalla qualità dei singoli che da un meccanismo collettivo riconoscibile. Si vede una squadra ordinata, non ancora una squadra brillante. E tra ordine e bel gioco c’è una distanza che il Bari dovrà provare a colmare.
La gestione della superiorità numerica è stata l’aspetto più preoccupante. Dopo l’espulsione di Matino ci si sarebbe aspettati un secondo tempo dominato dai biancorossi. È accaduto quasi il contrario: il Casarano, anziché barricarsi, ha aumentato coraggio ed energia, mentre il Bari ha progressivamente abbassato ritmo e baricentro. Una squadra che ambisce a vincere il campionato non può farsi mettere sotto, per lunghi tratti, da un avversario rimasto in dieci. Può soffrire, perché il calcio non segue sempre la logica, ma non può accettare passivamente la sofferenza.
Il Casarano avrebbe meritato il pareggio e ammetterlo non sminuisce i tre punti del Bari. Semmai aiuta a comprenderne il valore e, contemporaneamente, i limiti. In Serie C spesso la concretezza conta più dello spettacolo e le partite vengono decise da un episodio, da un “golletto”, da una parata o da una deviazione. Ma affidarsi sempre agli episodi sarebbe pericoloso. La fortuna può accompagnarti una domenica; una struttura di gioco, invece, può sostenerti per tutto il campionato.
Resta poi la differenza tra il Bari casalingo e quello visto a Barletta. Al San Nicola la squadra ha saputo vincere due volte, sia pure con modalità differenti; in trasferta si è presentata senza la necessaria personalità. Il Bari dovrà entrare su ogni campo rispettando l’avversario, studiandone qualità e pericoli, ma senza dimenticare il proprio peso tecnico e il proprio blasone. Essere favoriti non significa avere già vinto, ma neppure comportarsi come se si fosse la squadra più debole.
Contro il Bari tutti moltiplicheranno corsa, aggressività e motivazioni. Alcune formazioni sembreranno il Real Madrid per novanta minuti e magari torneranno normali già nella giornata successiva. È la tassa che paga chi porta sulle spalle una storia più grande della categoria nella quale si trova. Per affrontarla serviranno umiltà, ma non timore; prudenza, ma non arrendevolezza.
Il Bari, dunque, c’è nei risultati e comincia a intravedersi nella compattezza. Mancano ancora continuità, accelerazioni, personalità in trasferta e soprattutto un gioco capace di coinvolgere il pubblico. Ma siamo soltanto all’inizio e i lavori in corso concedono il diritto di attendere. Per ora questa squadra sa vincere soffrendo. Il passo successivo sarà soffrire meno; quello decisivo, vincere convincendo.
Massimo Longo
Foto di @SSC Bari