
Sarebbe ingeneroso sminuire un successo per 3-0, ma sarebbe ancora più pericoloso scambiarlo per una dimostrazione di forza assoluta. Il Bari non ha giocato una grande partita. Ha sofferto, ha rischiato e ha avuto bisogno delle parate di Cerofolini e dell’imprecisione degli avversari. Contro una squadra più attrezzata, concedere tante occasioni potrebbe presentare un conto assai meno indulgente.
La Cavese ha fatto ciò che poteva: ha giocato con personalità, è arrivata spesso negli ultimi metri e avrebbe meritato almeno il gol della bandiera. Le è mancata la qualità necessaria per trasformare il lavoro in sostanza. Il Bari, invece, ha fatto ciò che doveva. Ha atteso, resistito e colpito. Nel calcio non esiste un premio per il numero delle opportunità sprecate: una sola giocata trasformata in rete vale infinitamente più di cinque occasioni gettate via.
È questo l’aspetto più incoraggiante. Anche senza esprimersi al meglio, il Bari ha mostrato di possedere calciatori capaci di risolvere una gara con un gesto tecnico, un inserimento o un’intuizione. E dopo il raddoppio non ha commesso il vecchio errore di rannicchiarsi davanti alla propria area, aspettando il novantesimo come si aspetta la fine di un temporale. Ha cercato il terzo gol e lo ha trovato. Negli ultimi anni non è sempre stato così: troppo spesso un vantaggio diventava l’inizio della paura, non la premessa per chiudere i conti.
Ma il campionato non si vince soltanto con il talento di alcuni uomini o affidandosi alle mani del portiere. La rosa deve essere completata, soprattutto a centrocampo e in attacco, con elementi di esperienza e qualità. Servono alternative vere, maggiore equilibrio e una capacità assai più solida di comandare le partite. Perché una squadra che ambisce alla promozione non può lasciare per lunghi tratti l’iniziativa alla Cavese e sperare ogni volta che gli avversari sbaglino oppure che Cerofolini si trasformi nel santo protettore della porta.
È soltanto agosto e distribuire già promozioni, bocciature o patenti di invincibilità sarebbe esercizio da ombrellone. La stagione è una maratona, non una corsa di cento metri. Il primo ostacolo, comunque, è stato superato: tre gol, tre punti e porta inviolata. Il Bari deve ancora diventare una squadra davvero grande, ma ha cominciato facendo qualcosa che appartiene alle squadre forti: vincere anche quando non riescono a giocare come vorrebbero.
Il risultato, dunque, può ingannare ma non mente del tutto. Dice che il Bari possiede più qualità della Cavese, che Rastelli ha saputo leggere la partita e che dalla panchina sono arrivate risorse importanti. Dice anche, però, che il lavoro da fare è ancora parecchio e che il mercato non può considerarsi concluso. Per una sera è bastato il mestiere dei singoli. Per riconquistare la categoria, lo stadio e la fiducia di una città servirà qualcosa di più: un Bari capace non soltanto di vincere, ma di diventare finalmente padrone delle proprie partite.
Massimo Longo
Foto di @SSC Bari