
Per la rassegna “WoW! Fasano”, organizzata dall’Amministrazione Comunale, Assessorato al Turismo, è stato predisposto un denso cartellone prevede cinque appuntamenti tra il centro della cittadina fasanese e le sue “periferie” (la Selva, Torre Canne, Savelletri e Pezze di Greco). Una rassegna iniziata il 12 luglio e che si concluderà il 28 agosto.
L’appuntamento per i tanti appassionati è stata la piazzetta del Mercato Vecchio che ben si è adattata ad un evento davvero unico e che ha dell’incredibile. Alcune serate diventano speciali perché vanno oltre la musica.
Vincenzo Deluci, trombettista, compositore e arrangiatore, con una disabilità disarmante ma con una determinazione senza pari, ha incantato il numeroso pubblico accorso sia per ascoltare buona musica, ma anche per stringersi attorno al suo concittadino. Ad accompagnarlo sul palco, Andrea Gargiulo alle tastiere, Camillo Pace al contrabbasso e Ivano Fortuna alle percussioni e al “bastone della pioggia”.

Fasano è la sua città. Tutti lo conoscono e gli vogliono un gran bene, ma la sua storia ha davvero dell’incredibile. Vincenzo Deluci nasce a Fasano nel 1974, intraprende gli studi musicali da bambino per poi diplomarsi brillantemente nel 1992. Nel 1994 è vincitore di una borsa di studio semestrale presso il Corso di Alta Qualificazione Professionale per musicisti, in collaborazione con la Comunità Europea, studiando con Paolo Fresu. Diplomatosi nel 1994, in ambito jazzistico, può vantare moltissimi concerti in varie formazioni e la partecipazione ad importanti festival.

Ha al suo attivo prestigiose collaborazioni con jazzisti di fama internazionale come Gianluigi Trovesi, Bruno Tommaso, Roberto Ottaviano, Giorgio Gaslini, Pino Minafra, Ettore Fioravanti, Vittorino Curci, Gianni Lenoci, Gabin Dabirè, Roberto Gatto, Rita Marcotulli, Tony Scott, Antonello Salis, Ernest Reijseger, Tim Berne, Steve Lacy, Carlo Actis Dato, Marco Tamburini e tanti altri. Si è esibito in concerti live con Sergio Caputo, Vinicio Capossela, Renzo Arbore, Avion Travel, Lucio Dalla e nel 2003 collaborerà con numerosi artisti negli Stati Uniti tra cui, Marc Ribot. Inoltre nel 2001 è tromba solista in un progetto di Bruno Tommaso, eseguendo un repertorio monografico sulle musiche di Duke Ellington,
Tutto sembrava andare per il meglio, con un inizio di carriera davvero folgorante. Ricordo di averlo ascoltato in un concerto a Pezze di Greco a giugno 2004, con Roberto Ottaviano e Paolino Della Porta (non ricordo gli altri componenti). Eravamo accorsi numerosi per questo appuntamento con nomi importanti, e ascoltare il nostro Vincenzo, giovanissimo, fu una sorpresa per tutti. Erano i tempi d’oro della rassegna “Fasano Jazz”, una delle poche rassegne in Italia organizzate direttamente dall’Amministrazione Comunale.

Vincenzo Deluci suonava, spesso e bene. Gli appassionati del tempo lo conoscevano per il suo bop duro, le sue tonalità suggestive. Di gennaio 20023 la sua prima pubblicazione a suo nome (per l’etichetta Dodicilune), dal titolo “La Rana dalla Bocca Larga”. Un lavoro leggero e profondo,Sempre in giro per concerti, in Puglia ma non solo. Poi lo schianto. Tornava da Maglie, dopo un concerto in un jazz club e cercava di tornare a casa, a Fasano: era la notte del 23 ottobre del 2004.
Dopo lunghi giorni si risveglierà in ospedale, a Brindisi, ma la funzione delle gambe era persa. E anche quella degli arti superiori. Tetraplegico: si dice così. L’impatto con la realtà diventava violento: forse, ancora di più di quello accusato sulla superstrada. A quel punto tutto è cambiato: ridotto all’immobilità, tutti i suoi sogni svaniscono, ma negli anni a seguire, la sua caparbietà, il suo coraggio, la sua tenacia sono riuscite a rimetterlo in condizioni di riprendere a suonare la tromba, e a farlo in pubblico. Il ventuno giugno duemiladieci, quasi sei anni dopo, un nuovo esordio, e come palcoscenico, quello della Grave delle Grotte di Castellana.
Seppur ridotto su una sedia a rotelle, con il solo avambraccio sinistro in grado di muoversi, gli è stato ideato un sistema che gli consente di azionare i pistoni della tromba senza toccarla, azionando una specie di joystick posizionato sul bracciolo della sedia. Vederlo, e riascoltarlo, ha davvero dell’incredibile. Onore al merito e alla tenacia.

Andrea Gargiulo alle tastiere, si diploma in Pianoforte e in Composizione corale e direzione di coro presso il Conservatorio S.Pietro a Majella di Napoli, sua città natale, ha collaborato con musicisti di grande prestigio, ha suonato e diretto in numerosi festival in Italia, Spagna, Crozia e Albania. È titolare della cattedra di Formazione corale presso il Conservatorio “N. Piccinni” di Bari ed è stato docente incaricato presso i corsi di Jazz di Diploma Accademico di primo e secondo livello dello stesso, docente a contratto di “Popular music” presso l’Università Federico II di Napoli e l’Istituto universitario “Suor Orsola Benincasa”. È direttore e arrangiatore di numerosi organici orchestrali e corali e ha inciso per numerose etichette discografiche tra cui “RaiTrade”e pubblicato libri per diversi editori. Attualmente è direttore artistico dell’Associazione “MusicaInGioco”, progetto didattico sperimentale ispirato a “El Sistema” di A.J.Abreu. È stato Docente a contratto presso le Università di Napoli, Federico II e Suor Orsola Benincasa, del Salento, di Foggia e della Scuola di Musica di Fiesole, collabora con le ASL di Bari e Foggia e le Università di Bari e Unipegaso, è consulente della Fondazione San Paolo per la Scuola nell’ambito del progetto “Consonanze”.
Nell’introduzione al concerto, curata da Mino Lacirignola, è stato fatto presente che lo scorso maggio, al nostro Gargiulo è stata conferita l’onorificenza di Cavaliere della Repubblica per il suo impegno nel coniugare l’eccellenza artistica, ricerca educativa e impegno civile. Un riconoscimento che va ben oltre l’ambito strettamente musicale.

Camillo Pace è nato a Taranto nel 1978. Non si limita a suonare (e bene) il contrabbasso, ma è anche compositore e cantautore. Ha studiato contrabbasso presso il conservatorio “Nino Rota” di Monopoli e si è laureato in discipline musicali jazz con specializzazione storico – musicologica presso il conservatorio “Niccolò Piccinni” di Bari. Il suo percorso musicale lo vede presente in diverse formazioni che spaziano dal jazz al pop, per continuare alla musica folk e cantautorale.
Ha vinto diversi premi, in ambito jazz nella XIX edizione del “Premio Internazionale di Cultura Re Manfredi” città di Manfredonia come miglior nuovo talento jazz dell’anno. Presente come strumentista dell’anno nella classifica top jazz di Musica Jazz 2009.
In ambito Pop con il brano “E allora balla” vince nel 2013 il Grand Prix alla 51ª edizione dell’International TourFilm Festival e nello stesso anno lo Special Award con il brano il viaggio all’International TourFilm Festival della Croazia.
Tra le sue collaborazioni troviamo nomi come Marco Tamburini, Bobby Mcferrin, Paolo Fresu, Mama Marjas, Paolo Angeli, Roberto Ottaviano, Stochelo Rosenberg, Davide Santorsola, Gabin Dabirè, Nico Morelli, Salvatore Russo, Ornella Vanoni, Lucio Dalla, Ron, Gregory Porter, Gabriele Mirabassi, Eugenio Bennato, Daniele Dall’Omo, Orchestra della Magna Grecia, Javier Girotto, Achille Succi, Claudio Fasoli, Tony Scott, Orchestra Sinfonica della Provincia di Bari, Daniele Scannapieco, Susanna Stivali, Simona Bencini, Ettore Bassi, Maria Pia De Vito, Rosalia de Souza, Antonello Salis, Sarah Jane Morris, Tiziana Ghiglioni, Raiz, Radicanto, Marcello Rosa, Bruno Tommaso con diverse partecipazioni a festival nazionali e internazionali.
Menzionato all’interno dei libri “La città emergente” di Marco Greco, “Ho sognato Robert Johnson” sempre dell’autore brindisino Marco Greco, “Il giro del jazz in 80 dischi” di Amedeo Furfaro, “Scrigno di emozioni 2015” della scrittrice Teresa Gentile, “Puglia, le età del jazz” di Ugo Sbisà. La sua vasta esperienza e poliedricità nelle vesti di musicista e cantautore, gli hanno permesso di registrare più di 100 dischi in ambito jazz, classico e pop.

Polistrumentista, artista poliedrico, Ivano Fortuna, tarantino, nel 2024 ha pubblicato il suo secondo lavoro, “Mutazioni”.Nasce a Taranto e vive ad Amelia dove lavora e scrive. In molte occasioni ha portato in giro anche la lingua dialettale tarantina con lo spettacolo “Uèzete”, tratto dall’omonimo album vincitore di un Premio alla cultura con il patrocinio della Presidenza della Repubblica Italiana e della Regione Puglia».
Si definisce “cittadino del mondo”, avendo fatto concerti in Africa, India, Stati Uniti, Canada, Malesia e Thailandia ed in molti paesi europei, suonando e collaborando con artisti del calibro di Tony Scott, Roberto Ciotti, Tony Esposito, Mauro Pagani, Renzo Arbore, Sergio Bardotti e con rinomate orchestre sinfoniche come quelle dell’Accademia di Santa Cecilia, di Mantova, Padova, la Deutsche Staatsphilharmonie Rheinland-Pfalz e l’ensemble Variances di Thierry Pècou.
Fra le collaborazioni avute, quelle che più lo hanno segnato sono quelle con Tony Scott, Roberto Ciotti e Gabin Dabirè.
Il concerto scivola via in modo delicato. I tre musicisti che hanno accompagnato Vincenzo Deluci sono stati bravissimi a sostenerlo senza mai oscurare il suono limpido della tromba. Il repertorio della serata, composto di dieci brani, è stato molto variegato, iniziando con un brano (The Russia House) tratto dalla colonna sonora di un film di 007 del 1990 (l’ultimo con Sean Commery), diretto dal regista australiano Fred Schepisi (sarà parente dei nostri Francesco e Dario?).

A seguire, una versione di “La canzone di Marinella” di Fabrizio De Andrè, arrangiata da Gargiulo (l’arrangiamento del primo brano invece, era di Deluci). Il brano a seguire è stata una composizione originale di Deluci, dal titolo Farfalla. Non poteva mancare una versione davvero particolare di “Estate”, di Bruno Martino, mentre le radici napoletane di Gargiulo hanno presentato “Chi tene ‘o mare”, presente nel secondo Album di Pino Daniele. E ancora, “Io che amo solo te”, di Sergio Endrigo, considerata ancora oggi una delle canzoni d’amore più belle di sempre. E non poteva mancare, per un trombettista, un omaggio a Chet Backer, prima con una composizione originale di Onofrio Susca dal titolo “Chet’s silent”, e con un secondo bis della serata con “My funny Valentine”.

Il finale del concerto ha visto anche la partecipazione di Mino Lacirignola, con “Georgia on my mind”, facendoci vivere un bellissimo fraseggio tra i due trombettisti, e anche con Cristina Lacirignola alla voce, prima con una “work song” recuperata da Alan Lomax, per chiudere in bellezza con My funny Valentine. Una serata nel segno dell’inclusione e del rispetto. Tra le altre cose, Deluci è anche impegnato come presidente dell’Associazione “Accordi Abili”, che si prefigge di insegnare la musica a persone svantaggiate. E un’ultima annotazione non di poco conto: annodata all’asta del microfono di Vincenzo Deluci, una bandiera della Palestina. Non è stata ostentata. La brezza della sera ha avuto il compito di sventolarla davanti agli occhi del pubblico presente, a testimoniare che il problema di questo popolo esiste ancora, e che ha bisogno della solidarietà di tutti noi.
Gaetano de Gennaro
Foto di Gaetano de Gennaro