
C’è un talento che bisogna riconoscere a questo governo: la straordinaria capacità di trasformare anche la più semplice delle cerimonie in un caso politico. Francesco Lollobrigida, in questo, è ormai un fuoriclasse. Le sue gaffe non sono più episodi isolati: sono una costante, quasi un marchio di fabbrica. E Bari è diventata l’ultimo palcoscenico di questa collezione di scivoloni.
L’occasione era prestigiosa. Si celebrava la candidatura della cucina italiana a patrimonio UNESCO, con il conferimento del titolo di Ambasciatore della Cucina Italiana nel mondo. Una manifestazione che avrebbe dovuto raccontare il meglio del nostro patrimonio gastronomico.
E qui nasce il paradosso.
La Puglia è una miniera di eccellenze: olio, vino, grano, pane, latticini, ortaggi, pesce, cuochi, produttori che ogni giorno lavorano con sacrificio e qualità. Sarebbe stato quasi impossibile scegliere un simbolo discutibile. E invece il governo Meloni riesce ancora una volta nell’impresa che ai comuni mortali sembrerebbe irrealizzabile.
Il riconoscimento è andato a Nunzia Caputo, diventata famosa non soltanto per le orecchiette di Bari Vecchia, ma anche per quella vicenda che fece il giro dei telegiornali italiani e della stampa internazionale, quando emerse il caso delle orecchiette industriali presentate ai turisti come appena fatte a mano, insieme alle contestazioni sulla vendita senza regolare documentazione fiscale.
Il punto non è processare una persona. Il punto è il messaggio che si trasmette quando si assegna un riconoscimento pubblico. I simboli contano. E, soprattutto, bisognerebbe ricordarsi della loro storia prima di trasformarli in ambasciatori dell’Italia.
Il problema, però, è più profondo e riguarda anche una certa destra barese che continua a vendere una versione folkloristica della città. Ormai esiste un rituale quasi obbligatorio. Arriva il presidente del Consiglio, sbarca un ministro, passa un cantante famoso, un attore, uno chef, una delegazione straniera? Tutti rigorosamente accompagnati nel basso di Bari Vecchia. Tutti seduti davanti al tavoliere di legno. Tutti immortalati mentre tentano di modellare una goffa orecchietta sotto gli occhi divertiti delle telecamere.
È diventato il passaggio obbligato, il rito di iniziazione del turista illustre. Come se il certificato di permanenza a Bari non fosse la Basilica di San Nicola, il Castello Svevo, il Petruzzelli, il lungomare, il patrimonio culturale della città, ma la fotografia con il grembiule e un pezzo di impasto tra le dita.
È questo il “must” che continuiamo a esportare. Questa è la cartolina che consegniamo al mondo. E così Bari finisce per essere raccontata quasi esclusivamente attraverso quel vicolo, dimenticando perfino quelle poche, ma autentiche, bellezze che possiede e che meriterebbero ben altra ribalta.
La sensazione è che, dalle parti del governo Meloni, la parola “opportunità” venga sistematicamente confusa con “occasione persa”. Ogni volta che si presenta la possibilità di valorizzare il meglio del Paese, riescono puntualmente a scegliere la strada più accidentata.
E Lollobrigida, bisogna ammetterlo, continua a distinguersi. Non tanto per la precisione delle sue decisioni, quanto per l’incredibile regolarità con cui riesce a trasformare ogni iniziativa in una polemica.
È una dote rara. Perché sbagliare una volta può capitare a chiunque. Farlo con questa impressionante continuità richiede invece una perseveranza fuori dal comune.
Se davvero esistesse un premio per l’autogol istituzionale dell’anno, probabilmente questa volta il ministro potrebbe ritirarlo senza che nessuno abbia nulla da eccepire. Sarebbe, finalmente, un riconoscimento assegnato al destinatario giusto.
Cadetto di Guascogna