
Siamo solo all’inizio del Festival Metropolitano Bari in Jazz, con la Direzione Artistica di Koblan Amissah, ed immediatamente entriamo in un mondo ed una dimensione diversa. Il terzo appuntamento della manifestazione ci riporta a Bari, all’interno del cortile del Castello Svevo, con una giovane artista americana (43 anni), già affermata nel suo paese e che vuole dimostrare a tutto il mondo le sue qualità. Reduce da un’esibizione ad Umbria Jazz solo due giorni prima (e solo questo la dice lunga), Brandee Younger e la sua arpa si è esibita a Bari con il contrabbassista (ma anche al basso elettrico) Rashaan Carter e il batterista Allan Mednard. I tre musicisti, sin dal primo brano, hanno catturato l’attenzione del numeroso pubblico. Per l’occasione è stato presentata l’ultima produzione discografica, pubblicata esattamente a maggio 2025, dal titolo “Gadabout Season”, sempre con la stessa formazione barese.

Nata e cresciuta in un sobborgo di New York, Brandee Youngher ha mostrato interesse per la musica sin da bambina, che l’ha portata a conseguire prima una laurea triennale in “Harp Performance and Music Management” presso The Hartt School of Music nel Connecticut e, successivamente, un Master presso la New York University Steinhardt, Istituto di Cultura, Istruzione e Sviluppo umano.
Nella sua carriera ha avuto modo di collaborare con artisti di generi musicali differenti tra loro, tra cui Pharoah Sanders, Ravi Coltrane, Jack DeJonette, Common, John Legend, Cassie, The Roots, Lauryn Hill e, per ultima, la batterista Terry Line Carrington. Il suo debutto musicale risale al 2007, ancora studentessa, quando Ravi Coltrane volle coivolgerla in un tributo a sua madre Alice Coltrane. Il primo Album a suo nome è del 2011 (Prelude), per arrivare, da allora ad inciderne altri sette. Gli ultimi tre con la prestigiosa etichetta Impulse records che le ha dato la possibilità di spiccare il volo. Già alla prima incisione con la Impulse, del 2021, ha ottenuto una nomination per il Grammy Award 2022 per “The Best Instrumental Composition” per il brano “Beautiful Is Black”, facendo di lei la prima donna di colore ad ottenere una nomination in questa categoria. Per la particolarità dello strumento, i suoi punti di riferimeto sono ovviamente Alice Coltrane, moglie di John, arpista anche lei, e Dorothy Ashby, a cui è dedicato il penultimo Album, Brand New Life, del 2023.

Rashaan Carter, nato a Whashington DC nel 1986. Trasferitosi a New York, ha avuto modo di collaborare con artisti del calibro di Benny Golson, Curtis Fuller, Louis Hayes, Wallace Roney, Marc Cary, Geri Allen, David Murray, Cindy Blackman, Antoine Roney, Sonny Simmons e tanti altri. Durante il concerto ha dato prova di essere a suo agio sia con il contrabbasso che con il basso elettrico.

Il batterista Allan Mednard è nato e cresciuto nel Queens, New York City. Le sue prime esperienze musicali hanno riguardato il programma All-City High School Music di New York City, l’Academy of Music della Bayside High School e il programma Preparatory Studies in Music del Queens College. Si è laureato in Belle Arti in performance jazz presso il City College di New York. Mentre frequentava il City College di New York ha studiato con Carl Allen. Si è esibito in tutto il mondo, tra gli altri, con ensemble diretti da Jeremy Pelt, Ben Allison, Kurt Rosenwinkel, Aaron Parks.
Entrambi i musicisti che hanno suonato con Brandee Youngher non possono essere annoverati come semplici accompagnatori. Hanno dato dimostrazione di una capacità sopra le righe di tenere il tempo, dando corpo ad ogni singolo brano. L’intesa tre i tre è stata davvero perfetta.

E non si può parlare di Brandee Youngher senza fare riferimento ad Alice Coltrane, pianista, organista, arpista, seconda moglie di John Coltrane, e forse la persona che più di tutte ha influenzato la svolta mistica di Coltrane. Una relazione in cui si intrecciano percorsi artistici, ricerche interiori e una profonda dedizione alla musica come mezzo di elevazione. Questa simbiosi ha lasciato un’impronta indelebile non solo nelle loro rispettive carriere, ma anche in un’eredità musicale e spirituale che ancora oggi continua a ispirare generazioni.
John e Alice si sposarono nel 1965 (anche se la collaborazione artistica era iniziata già da qualche anno), poco dopo il divorzio definitivo del sassofonista dalla prima moglie, Naima. Il matrimonio tra i due coincise con una svolta radicale nella musica di John Coltrane. Il suo linguaggio si fece sempre più libero, aperto all’improvvisazione totale e alla rottura delle strutture tradizionali. In album come Ascension (1965) e Meditations (1966), si percepisce l’influsso di Alice, sia per la nuova presenza del pianoforte (che lei avrebbe poi assunto stabilmente nel gruppo) sia per la direzione spirituale sempre più evidente del repertorio.
Ancora oggi, il legame tra Alice e John Coltrane è visto da molti come un’unione sacra nel mondo della musica. Due spiriti affini che si sono trovati nel momento giusto. Non è un caso che i loro dischi, spesso considerati “difficili” o “misteriosi”, siano tra i più studiati e venerati del jazz spirituale. Per i più distratti, ricordo che quest’anno viene celebrata la figura di John Contrane, a cento anni dalla sua nascita.

Tutti i brani eseguiti durante il concerto sono composizioni originali della Youger, ad eccezione di un brano di Alice Coltrane ed un bis finale di Marvin Gaye (I want you, un brano del 1976 che dà il titolo all’omonimo album, reso ancor più famoso da una esecuzione di Madonna nel 1995). Tuti i brani trasudano di spiritualità, con l’arpa che ricama un tessuto sonoro, su cui contrabbasso e batteria riescono ad elaborare lunghi assoli.

Si inizia con “New Pinnacle”, ovviamente presente nell’Album “Gadabout season”, per proseguire con “Unrest”, una lunghissima suite in due movimenti, sui quali è stato possibile apprezzare le qualità improvvisative di ogni singolo musicista.
E una forte emozione è manifestata nel presentare un brano di Alice Coltrane dal titolo “Turiya and Ramakrishna”, scritto nel 1970 dopo la morte di John Coltrane, e che ovviamente fa riferimento ad una fede trasversale, che vuole superare ogni barriera. Turiya era il nome spirituale adottato da Alice Coltrane, mentre Ramakrishna è stato un importante mistico indiano, nonché guru, famoso per aver intrapreso vari percorsi mistici delle principali religioni del mondo. Il brano è tratto da “Pta, the El Daoud”, album di Alice Coltrane preferito dalla Younger. Tra l’altro occorre ricordare che alla Yougher è stato offerto, in alcune occasioni, il privilegio di suonare l’arpa che apparteneva ad Alice Coltrane.

Il concerto è poi continuato con altri brani dell’Album, da “BBL” a “End means”, a “Unswept Corners”, per terminare con il brano che dà il titolo all’album: “Gadabout season”. Come ci ha spiegato, il significato di gadabout è quello di una persona che si sposta continuamente, alla ricerca di divertimento e socialità, in qualsiasi periodo della sua vita, alla ricerca del bello.

Davvero un bel concerto, che si è ben intonato allo scenario del Castello Svevo di Bari. Ringraziamo Bari in Jazz per la splendida opportunità. Il Festival, organizzato dal Centro interculturale Abusuan di Bari, continua imperterrito per i prossimi mesi, ma è più di un semplice Festival: è un viaggio emozionante tra sonorità, culture e passioni che si fondono nel paesaggio pugliese. Per questo, è bene consultare le pagine social per non perdere preziose occasioni.
Gaetano de Gennaro
Foto di Gaetano de Gennaro