Raf ha portato i suoi quarant’anni di successi infiniti sul palco del Multiculturita Summer Festival 2026 di Capurso

Al Multiculturita Summer Festival di Capurso, che ha visto sul palco la presenza sia del sindaco della città Michele Laricchia che il presidente della regione Antonio De caro, quasi a benedire tutte quelle iniziative che portano pugliesi e turisti a vivere l’estate all’aperto, Raf si è esibito come primo cantante della line-up della manifestazione capursese.

Raf appartiene a quella categoria artisti che, pur essendo profondamente legati a un’epoca, tuttavia non sono restasti imprigionati in essa. Il concerto di Raffaele Riefoli, inoltre, conferma una longevità artistica che non si misura soltanto nel numero dei successi, ma nella capacità di restare riconoscibili, pur attraversando la musica italiana come un artista inquieto, curioso, incapace di fermarsi a una sola forma. Prima la new wave, il rock, l’elettronica, la dance internazionale. Poi la lingua italiana, la canzone pop, la ballata, la scrittura più intima. Sempre con la stessa esigenza: cercare una forma nuova per raccontare emozioni antiche.

Nel 1984, con “Self Control”, Raf entra nella storia dell’ italo- disco. È un inizio internazionale, moderno, sorprendente. Ma la sua vera forza è emersa negli anni successivi, quando ha saputo cambiare pelle senza perdere la propria identità.
“Cosa resterà degli anni ’80” è molto più di una canzone nostalgica. È una domanda sospesa nel tempo perché continua a interrogarci ogni volta che ci voltiamo indietro e ci chiediamo cosa sia rimasto di ciò che eravamo, dei nostri sogni, delle nostre illusioni.

E poi, improvvisamente, la memoria lascia spazio al corpo.
Con “Il battito animale” il tempo accelera, la nostalgia si trasforma in energia, la musica torna a essere movimento. È uno dei momenti in cui Raf dimostra tutta la sua straordinaria capacità di attraversare mondi diversi: la canzone pop, l’elettronica, la dance, la musica leggera italiana, senza mai smarrire la propria voce. È proprio qui che il concerto di Capurso trova la sua forza. Raf non consegna al pubblico una semplice sequenza di successi. Costruisce un percorso emotivo. Prima la memoria, la melodia, le canzoni che hanno abitato le radio e le nostre vite. Poi il ritmo cresce, la musica si fa più fisica, il pubblico si alza dalle proprie poltrone e torna a essere quello di ieri.

Il finale, affidato alla poesia di “Infinito” e alla potenza di “Self Control”, è una vera esplosione collettiva. Chi quegli anni li ha vissuti ritrova una parte di sé. Chi è arrivato dopo scopre quella misteriosa capacità delle canzoni di continuare a viaggiare anche quando il tempo sembra averle superate. Ma il tempo, con Raf, non sembra aver superato nulla.
La sua musica ha attraversato la dance, il pop-rock, l’elettronica, la ballata sentimentale e la canzone d’autore. Eppure, dietro ogni trasformazione, è rimasta una costante: è sempre riconoscibile e immediato senza essere per forza semplice dal punto di vista musicale, perché la partitura è ben strutturata e i musicisti che lo accompagnano sono professionisti eccezionali. Lui, artista generosissimo, nei confronti del pubblico, è popolare senza essere scontato. Sa parlare d’amore, di nostalgia, di inquietudine e di desiderio con melodie che si fissano nella mente quasi senza chiedere permesso.

Forse è proprio questo il segreto della sua longevità.
Le sue canzoni non sono rimaste ferme nel tempo. Sono cresciute insieme a chi le ha ascoltate.
A Capurso, “Cosa resterà degli anni ’80” è diventata la memoria. “Gente di mare”, il profilo in cui molti pugliesi si riconoscono, “Il battito animale”, l’energia ancora intatta della notte. “Self Control”, il punto di partenza e, in qualche modo, il cerchio che si chiude.
Quarant’anni di musica possono essere un archivio. Oppure possono essere una vita. Nel caso di Raf, sono entrambe le cose: un repertorio di canzoni e un lungo attraversamento del tempo.

E alla fine, al Multiculturita Summer Festival, è stato il pubblico a dare la risposta più autentica: ha cantato e ballato. Le canzoni di Raf, a Capurso, hanno dimostrato di essere ancora lì, non come reliquie di un passato glorioso, ma come canzoni vive.
E forse la vera sfida, per un artista, non è attraversare quarant’anni di musica.
È riuscire, dopo quarant’anni, a farci cantare e ballare ancora.

Vicky Berardinetti

Condividi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.