“La Sonata a Kreutzer”: letteratura, musica e teatro hanno conquistato il pubblico della Camerata Musicale Barese

Attraverso la musica avvenivano la maggior parte degli adulteri”: questa frase del racconto di Tolstoj racchiude perfettamente l’essenza di La Sonata a Kreutzer – tra passione e perdizione, appuntamento della Camerata Musicale Barese andato in scena presso il Teatro Piccinni di Bari. Temi attualissimi, come la crisi del rapporto di coppia, la gelosia ossessiva, il femminicidio emergono con forza attraverso il perfetto intreccio tra letteratura e musica. La scelta di unire il tormentato racconto di Tolstoj con la celebre Sonata di Beethoven che l’aveva ispirato si è rivelata assolutamente vincente e ha dato vita a un’esperienza scenica di grande impatto emotivo. Un folto pubblico di appassionati e curiosi ha assistito ad uno spettacolo intenso e avvincente, affidato ad artisti di altissimo livello come I Solisti di Pavia, la violinista Laura Marzadori e Gioele Dix.

Va riconosciuta ancora una volta al direttore artistico Dino De Palma una creatività di rottura, capace di proporre spettacoli originali e costruiti su misura. Non una semplice lettura accompagnata dalla musica, ma una perfetta fusione di entrambe in una vera performance teatrale, valorizzata dalla trascrizione per violino e archi di Richard Tognetti, particolarmente efficace nel mettere in risalto il dialogo tra solista ed ensemble. Questa originale versione della Sonata ha consentito a Laura Marzadori — spalla dell’orchestra del Teatro alla Scala dal 2013 e concertista di fama internazionale — di esprimere pienamente il proprio virtuosismo, mentre I Solisti di Pavia, eccellenza del panorama musicale italiano, hanno alternato con naturalezza slanci lirici e passaggi virtuosistici, coinvolgendo il pubblico in un ascolto sempre vivo e dinamico.

A fare da tramite tra scena e platea è stata la presenza brillante e carismatica di Gioele Dix, noto al grande pubblico per Zelig, ma da anni impegnato anche nel teatro d’autore. È stato lui, con il suo amabile registro semiserio, a guidare gli spettatori nel legame che unisce Beethoven, Tolstoj e la Sonata a Kreutzer, raccontando anche la celebre vicenda della dedica dell’opera: inizialmente Beethoven l’avrebbe destinata al violinista Bridgetower, con cui il compositore la eseguì nel 1803, ma dopo un litigio la dedicò a Kreutzer, che paradossalmente non la suonò mai. Quasi novant’anni dopo, Tolstoj ne fece il cuore del suo racconto sulla gelosia e sulla distruzione del rapporto amoroso.

Dix ha selezionato tre passaggi chiave del romanzo, alternandoli ai movimenti della sonata e interpretandoli con grande intensità. La voce ha seguito il tormento di Pozdnyšev, un uomo che il narratore incontra in treno: confessa di aver ucciso sua moglie perché divorato dal sospetto del tradimento con il violinista che lui stesso ha introdotto in casa. Pause, cambi di ritmo e modulazioni vocali hanno reso palpabile l’ossessione del protagonista. Particolarmente incisive le riflessioni sugli effetti della Sonata a Kreutzer, una sorta di ‘corrente elettrica’ che avvicina irresistibilmente i due musicisti. Gli sguardi tra la moglie e il violinista nell’esecuzione della sonata alimentano un sospetto che si trasforma in follia, fino al delirio e alla decisione di rientrare a sorpresa. La visione del cappotto del violinista appeso nell’ingresso, per lui prova definitiva di un tradimento mai realmente consumato, scatena la violenza finale. In sala si percepivano emozione, inquietudine e partecipazione: il pubblico seguiva in silenzio il racconto, travolto dalla tensione psicologica della vicenda.

L’esecuzione dei Solisti di Pavia ha colpito per eleganza e precisione: l’ensemble — sei violini, due viole, due violoncelli e un contrabbasso — ha mostrato grande compattezza sonora e notevole affiatamento. La trascrizione alleggeriva alcuni accompagnamenti affidandoli alle prime parti, creando una tessitura più trasparente e ricca di dettagli.

Laura Marzadori ha dominato la scena con sicurezza e presenza magnetica. Il suono è risultato morbido nei cantabili e brillante nei passaggi virtuosistici; acuti limpidi, trilli impeccabili e un vibrato caldo hanno sostenuto un fraseggio intenso e ricco di sfumature. Nei momenti più rapidi è emersa una tecnica saldissima, sempre al servizio dell’espressività. Alla qualità musicale si è aggiunta un’eleganza scenica naturale: i capelli biondi sciolti, l’abito raffinato, i gioielli discreti hanno contribuito a costruire un’immagine di grande fascino – quasi una Venere botticelliana attraversata da un’energia più severa – perfettamente coerente con l’atmosfera seduttiva e inquieta dello spettacolo.

Particolarmente suggestivo il secondo movimento della sonata, costruito sul dialogo tra il violino solista e i violoncelli, mentre le prime parti emergevano con interventi melodici o virtuosistici (soprattutto del primo violino). Nel presto finale la musica ha assunto una forza quasi visionaria, specchio dell’ossessione che ha travolto il protagonista del racconto e viceversa.

Grazie al carisma leggero ma incisivo di Gioele Dix, all’eleganza virtuosistica di Laura Marzadori e alla qualità dei Solisti di Pavia, La Sonata a Kreutzer – tra passione e perdizione si è rivelato uno spettacolo di rara intensità, che ha invitato a riflettere sul potere di una musica straordinaria, ma anche sulla persistente rilevanza dei temi trattati. La partecipazione emotiva e l’apprezzamento del pubblico si sono manifestati in applausi calorosi e ripetuti, del resto simpaticamente autorizzati dall’attore stesso all’inizio dello spettacolo.

Camilla Zonno
Foto dalla pagina Facebook della Camerata

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