Pietrodarchi, Jablokov, Kuruc, Hauri: quattro straordinari musicisti con la passione per il tango hanno inebriato e fatto viaggiare il pubblico dell’Associazione Nel Gioco del Jazz

Nell’ambito della rassegna «Soundscapes», ideata da Pietro Laera per l’associazione Aps Nel Gioco del Jazz, presieduta da Donato Romito, è andato in scena un piccolo miracolo chiamato “Tango Passion”.

Il progetto guidato da Anton Jablokov, violinista di origini slovacche, riunisce e commistiona la cultura poliedrica di sapienti musicisti e di uomini pieni di passioni: quello che succede sul palco coinvolge piacevolmente il pubblico, che già dalle prime note, viene coinvolto in un viaggio appassionato e appassionante.

Si viaggia per i continenti; si parte da Argentina e Uruguay, con l’ascolto delle note dei primi brani di tango nate dall’incontro di ataviche culture popolari, per giungere alla sonorità innovativa del “tango nuevo” di Piazzolla.

Si viaggia attraverso le storie dei musicisti; si sentono forti i natali di ogni componente del gruppo: il tango struggente del violino di Anton Jablokov, ad esempio, non occulta la sua formazione classica, così come il violoncello di Claude Hauri mostra con raffinata fierezza il suo carattere ambivalente, sospeso tra la profondità evocativa del registro grave e lo stile della tradizione sinfonica e cameristica.

Ciascun artista ha inoltre insaporito le note del tango con la memoria musicale delle proprie origini, regalando un prezioso spettacolo multiculturale.

Si viaggia fra i sentimenti; traspare intensamente l’origine emotiva del tango, della passione, dell’ossessione, dell’amore intenso ma anche della tristezza, della nostalgia, della gelosia, della brama di riscatto.

Anton “Violinist” conduce per mano il pubblico in questo poliedrico itinerario, raccontando la costruzione di ogni brano e regalando aneddoti sul tango e sui suoi compagni della serata, rendendoli simpaticamente umani ai nostri occhi.

Man mano che il concerto prende forma, fra la musica e le parole, il pubblico del Teatro si affeziona alla sonorità passionale, agli artisti, al tempo di qualità che la musica regala, sorride al pensiero che il pianista, Adam Kuruc, venga bonariamente punzecchiato dai colleghi sul fatto che non possiede un pianoforte in casa e, al contempo, si stupisce di come, tuttavia, la sua arte sia così fedele e precisa nella genialità dell’esecuzione dei brani.

Non temo confutazioni, nell’affermare che il protagonista indiscusso del palco sia il bandoneon, non solo come strumento principe nel genere del tango, ma anche come figura istrionica nella persona di Mario Stefano Pietrodarchi.

La sua mimica corporea e la passione generosa con cui “divora” gli spartiti lo pone indiscutibilmente in risalto, per rigore tecnico ed impetuosità.

Nella vita, si sa, ciascuno individuo può scegliere il suo proprio percorso evolutivo. Può decidere se restare ancorato al passato, decretando, di fatto, una stasi di confort quasi accademica, oppure può decidere di portarlo con sé, facendolo diventare un prezioso bagaglio di esperienza.

Nei musicisti questa scelta si manifesta con più potenza ed immediatezza rispetto a tanti altri ambiti, e nel progetto “Tango Passion” questa crescita è fortemente tangibile grazie alla capacità artistica di ogni componente di impreziosire l’ambiente classico con la contaminazione moderna, generando nello spettatore un coinvolgente mix di sensazioni.

Alla fine del concerto, infatti, dopo essere stati tutti coinvolti a battere il tempo con le mani, a cantare con la voce le note di “Libertango”, fra il pubblico si scrutano volti soddisfatti di aver vissuto uno spettacolo pregno di emozioni gioiose e di magistrale bellezza.

E sul volto di qualcuno scende anche una lacrima.

Graziana Cinquepalmi
Foto dalla pagina Facebook dell’Associazione

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